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Cosa fa ogni giorno un genitore di un figlio piccolo?

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Prima di avere dei figli non riuscivo davvero a figurarmelo. Ne avevo un’idea più o meno vaga, avevo visto nascere e crescere diversi nipoti, e ricordavo naturalmente la mia infanzia. Ma adesso che ci sono dentro, so che non avevo una reale consapevolezza di quello che mi aspettava. E non parlo delle implicazioni emotive e sentimentali, del “tu non puoi capire” detto talvolta con malcelata sufficienza. Mi riferisco, banalmente, agli aspetti più pragmatici dell’intera faccenda. Alle piccole incombenze quotidiane da sbrigare, a tutto quello che ogni giorno deve fare un qualsiasi genitore di un bambino piccolo. Ho provato (e confesso che mi è venuto un po’ di mal di testa) a stilare un elenco di massima delle attività giornaliere di una mamma o di un papà tipo. Neanche lontanamente esaustivo. Mi illudo che possa aiutare qualcuno che si stia chiedendo se vuole dei figli a capire, nel concreto, come cambierebbe la sua vita. Ad avere una idea un minimo più realistica di cosa fa ogni giorno un genitore di un figlio piccolo.

Ogni mattina un genitore si sveglia e tira giù dal letto suo figlio piccolo, oppure, più spesso, viene svegliato dal figlio stesso. Gli prepara e gli serve la colazione, gli dà una mano a lavarsi le mani, i denti, il viso, le orecchie, a pettinarsi i capelli e a vestirsi. Se è ancora piccolissimo, gli prepara e somministra il biberon, oppure, se è una madre che allatta, lo attacca al seno. Gli cambia il pannolino, gli spalma la crema lenitiva, gli propina le vitamine del caso. Gli medica, eventualmente, il cordone ombelicale.

Un genitore, tutti i giorni, per anni, prepara i pasti per suo figlio e li serve in tavola. Aiuta suo figlio a consumarli, imboccandolo, e gli insegna a farlo da solo, lo aiuta a ripulirsi la bocca e gli insegna a farlo da solo. Lo aiuta a riempire d’acqua un bicchiere e a dissetarsi senza versarne troppa. E gli insegna a farlo da solo. Mette e toglie bavaglini, ripulisce seggioloni, raccoglie residui di pappe sparsi dappertutto. Lava e sbuccia frutti di ogni colore e consistenza, stagione dopo stagione. Li grattugia, li schiaccia, li spreme, li affetta e poi li porge a suo figlio. Insegnandogli piano piano a fare altrettanto da solo.

Per almeno due o tre anni, un genitore cambia un numero di pannolini compreso tra gli 8 e i 3 al giorno. Ogni volta pulisce e lava un sedere e un apparato genitale non propri, spesso spalma pomate o altri prodotti emollienti o curativi. Ogni tanto, se suo figlio è molto piccolo, finisce inzuppato o imbrattato dalle sue deiezioni. A un certo punto viene il momento di lasciare il pannolino, e allora un genitore, per un arco temporale che può durare qualche giorno o diversi mesi, raccoglie urina e feci dai pavimenti, dalle sedie, dai divani, dai tappeti e dai letti. Cambia i vestiti bagnati o sporchi di suo figlio, li lava e li stende. Aiuta suo figlio a ripulirsi, gli spiega ancora una volta come usare il gabinetto, lo incoraggia. Svuota vasini pieni di cose immonde, li pulisce e li disinfetta. Quando suo figlio impara definitivamente a fare i propri bisogni nel posto giusto, un genitore continua a pulirgli il sedere per mesi o anni, fino a che lui non avrà imparato a farlo da solo per bene.

Se suo figlio non sta bene, un genitore lo accompagna dal pediatra, aspettando per ore in sale d’attesa gremite e virulente come lazzaretti. Va in farmacia a comprargli le medicine, poi torna a casa e gli somministra le cure del caso: sciroppi, aerosol, gocce, fiale, supposte, iniezioni, pomate, colliri, fermenti o qualunque cosa gli sia necessaria per guarire. Per giorni o per settimane, fino a tre o più volte al giorno. Gli lava il naso o gli pulisce gli occhi, spesso tra urla disumane, calci e disperazione. Passa notti insonni ad assistere suo figlio che non respira bene, che tossisce, che vomita. Nei casi peggiori, che non sono infrequenti, si ritrova a ripulire vomito, urina e diarrea da lenzuola, coperte, abiti, materassi. Dalle tappezzerie e dai pavimenti. O a camminare per ore con in braccio suo figlio neonato, prostrato dal catarro, squassato dalla tosse o stremato dal mal di pancia. Quando proprio va male, mette suo figlio in auto e corre al pronto soccorso, dove spera di non doversi ricoverare insieme a lui.

Se suo figlio va al nido o all’asilo, un genitore lo aiuta ogni mattina a infilarsi le scarpe e la giacca, verifica che nello zainetto ci sia tutto l’occorrente e lo accompagna a scuola. Si confronta ogni giorno con le educatrici e gli insegnanti, si assicura di comprare il materiale didattico necessario, di fornire la scuola di pannolini, salviette, merende e cancelleria. Torna ogni giorno a riprenderlo, naturalmente, poche ore dopo o alla fine della giornata. A casa lo aiuta a svestirsi, a togliersi le scarpe, a lavarsi le mani.

Un genitore di un figlio piccolo passa ogni giorno un po’ del suo tempo a giocare. Erige costruzioni di mattoncini, impila cubi, incastra forme geometriche in appositi buchi, porta a spasso bambole, disegna animali e altri soggetti con pastelli, colori a dita, tempere e pennarelli, traccia lettere maiuscole coi gessetti, impasta plastilina, prepara pasti invisibili in piccole cucine giocattolo. Un genitore anima marionette, legge e rilegge libri per bambini, ritaglia sagome, proietta ombre cinesi, canta e balla canzoni improbabili. Gioca ai pirati, ai pompieri, ai dottori, ai cuochi, agli astronauti, ai supereroi. Guarda cartoni animati, scava nella sabbia cinetica, spinge altalene, salta corre, insegue e fa le voci mentre inventa storie fantastiche.

Un genitore fa il bagno o la doccia a suo figlio per centinaia, o meglio migliaia di volte: lo spoglia/lo aiuta a spogliarsi/gli dice di togliersi i vestiti, lo immerge nella vasca oppure gli dà una mano a entrare nella doccia. Lo insapona, lo striglia, lo risciacqua. Poi lo tira fuori dall’acqua, lo strofina per bene, gli asciuga i capelli e le orecchie, gli taglia le unghie, gli spazzola i capelli e lo riveste. Eventualmente lo massaggia con un olio o lo spalma con una crema idratante. Gli gratta via la crosta lattea dal cuoio capelluto.

Ogni sera, un genitore mette a letto suo figlio piccolo (oppure lo convince a mettersi a letto, o ancora lo obbliga a farlo), gli legge favole e gli canta ninne nanne, lo accarezza, lo culla, oppure resta lì a sentirlo piangere. Ogni volta che suo figlio si sveglia durante la notte – perché ha fame o sete, perché sta male, perché deve fare la pipì, perché ha fatto un brutto sogno, perché non ha più sonno, perché ha perso il ciuccio – un genitore lo riaddormenta o lo riaccompagna a letto.

Un genitore di un figlio piccolo sceglie e compra per suo figlio cibarie, indumenti, biancheria intima, scarpe, giocattoli, libri e accessori vari. Lo accompagna alle feste di compleanno dei suoi amici, scegliendo un regalo per il festeggiato. Assiste alle sue recite scolastiche, organizza per lui attività pomeridiane – sport, musica, inglese, giochi vari – e ce lo accompagna diverse volte a settimana. Disinfetta ginocchia sbucciate e manine tagliate, applica cerotti. Ispeziona teste pidocchiose, schiaccia lendini con le unghie, uccide pidocchi con le sue stesse mani. Apre e richiude passeggini, li spinge per chilometri e chilometri, se li carica in spalla e li porta su per intere rampe di scale. Allaccia e slaccia seggiolini per l’auto, ne regola le cinture, li sfodera per lavarli. Solleva suo figlio tra le braccia, lo prende per mano, lo aiuta a rialzarsi quando cade. Va in bagno, suo malgrado, in compagnia della prole.

Un genitore di un figlio piccolo negozia, discute, rimprovera, litiga, cede e concede. Ogni giorno, continuamente. Asciuga lacrime e molte altre ne fa versare. Un genitore delega e deroga. Punisce e premia, risponde a centinaia di “mamma” e “perché” e “cos’è” per anni e anni della sua vita. Un genitore spiega, consola, rispiega e ripete la stessa cosa ancora e ancora. Un genitore, a volte, fa finta di non sentire, oppure dice una bugia. Un genitore non dimentica mai di esserlo, anche se sta pensando ad altro. Si porta dentro – croce e delizia – una specie di marchio a fuoco, che resterà intatto, suppongo, quando suo figlio non sarà più tanto piccolo. Nei secoli dei secoli, amen.

25 comments

  1. Che ansia dai, messa così nessuno metterebbe al mondo neanche mezzo figlio. Cioè se non fossi mamma dopo aver letto questo post mi farei chiudere le tube!

      1. Be’ se te la godi e poi scrivi un post del genere a parer mio le opzioni sono due: o adori autocommiserarti o appartieni alla categoria che crede che essere una buona madre sia direttamente proporzionale ai sacrifici che si fanno per i figli…

        1. Quali sacrifici? Quale autocommiserazione? Ho descritto attività normalissime e ordinarie, che un genitore qualsiasi fa tutti i giorni mentre cresce suo figlio. E che uno che non ha ancora figli magari non immagina. Nessun eroismo, nessun rimpianto. Soltanto verità.

  2. tutto quello che c’è scritto in questo articolo è la pura verità e nonstante tutte qeste responsabilità, privazioni stanchezze e paura essere genitori è una cosa bellissima.

  3. Io non l’ho preso come un post pesante. Anzi, ti rimhrazioi perche a volte mi sembra di passare le giornate a non fare niente. E grazie perché hai scritto un genitore e non una mamma. Aggiungersi solo, x quel che mi riguarda, spesso un genitore perde la pazienza perché non sempre a voglia di sopportare, consolare e insegnare

  4. Ci sono dentro da 2 anni e mezzo (meno una manciata di giorni) e ogni giorno è così. E lo sarà ancora a lungo. e Se arriverà il terzo figlio lo sarà ancora più a lungo. Ma un giorno passerà. E dicono che mancherà…perchè è faticoso, ma meraviglioso. E come dici tu, non c’è nessun eroismo, nessuna commiserazione, nessun sacrificio, nessuna immolazione. E’ così e basta. Lo fai e punto. All’inizio io mi “lamentavo”: ho un dottorato e guardami qua a scuotere sonagli, preparare minestre e lavare culi. Ora lo faccio in automatico. E’ così e basta. Li ho desiderati. Bene. C’è anche questa parte qui. Non vedo l’ora di poter parlare con loro di musica, libri, situazioni “da grandi”, Al momento ci alleniamo cantando la canzone della cacca, leggendo le mani di papà e chiacchierando dell’amica dell’asilo che oggi ha fatto l’antipatica (e delle immancabili minestre del pranzo!)

  5. Bel posto, a me è piaciuto tantissimo! Perché è realistico, veritiero e sì, se vogliamo anche un pò crudo. L’avessi letto prima di avere figli sarei stata più consapevole di ciò a cui andavo incontro. E contrariamente a quanto detto sopra, li avrei fatti ugualmente.
    Quando ti dicono che fare la mamma è tutto rose e fiori ed è meraviglioso ti stanno cantando la mezza messa. Il risvolto della medaglia non lo si dice mai. Per me più si sa meglio è: uno si prepara consapevolmente a cosa vuol dire essere genitore. E non si trova impreparato, non si sente inadeguato pensando che se le cose non sono tutte bacini-bacetti allora la colpa è nostra perchè siamo madri o padri di merda.
    Grazie per averlo scritto, lo farò leggere alle future mamme di mia conoscenza!

  6. quello che la vita ci riserva nessuno lo sa, . . .prima, poi se si segue la strada segnata dal ciclo della nostra esistenza si impara tutto ed in un attimo e così anche pannolini e pappette entrano nel ciclo e senza che ce ne accorgiamo, ne escono, . . . così si inizia la fase finale del ciclo, che con un eufemismo possiamo chiamare maturità ma che in realtà è la vecchiaia!!!!!

  7. Un’impresa diffilicissima e maravigliosa. Si fanno talmente tante cose che non ce ne rendiamo neppure conto e vederle scritte fa un certo effetto. Che ruolo importante che abbiamo, un gran bel ruolo. Finchè non si prova non si può capire..

  8. ieri dopo quasi tre anni mio figlio Davide ha lasciato che gli tagliassi le unghie dei piedi senza rompere le scatole, lamentarsi o farmi chiamare quelli del 118, un genitore improvvisamente sente che per magia le cose che prima sembravano impossibili diventano normale routine, e si affeziona con orgoglio a un gesto che fa parte della quotidianità.. anche se noioso, perché una volta, semplicemente, non lo era..

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