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La costruzione di un amore

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silvana
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Di solito si parte da un progetto, proprio come quando c’è da edificare un’opera in calce e mattoni. Un progetto d’amore. Qualcuno ci lavora per anni, fin dalla più tenera età. Altri si lasciano cogliere da un raptus creativo più o meno improvviso: l’ispirazione li sorprende, e il sogno li travolge. Qualcuno, invece, del progetto fa completamente a meno, trovandosi improvvisamente inginocchiato sulle fondamenta della costruzione più impegnativa della propria vita.

La fase successiva te la raccontano come una specie di magia, e invece può essere davvero molto faticosa. Come impastare cemento, inchiodare tavole, issare pilastri e travi e pietre pesanti e ruvide. Si tratta sul serio di costruire qualcuno. Fabbricare un essere umano dal nulla, rubando le materie prime, l’energia e il sangue al tuo stesso corpo: il calcio e il ferro, lo zinco e il sodio. L’ossigeno, a secchiate. Miliardi di molecole, litri di acqua e di sangue. Proteine e zuccheri. Pelle e tendini, muscoli, ossa, unghie e linfa. Un lavorio incessante, che ti impegna notte e dì per lunghi mesi, in ogni singolo momento della tua giornata. La costruzione di un amore, dal di dentro. Dietro al tuo ombelico e sotto al tuo cuore.

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Per qualcuno questo lavoro è di altra natura, ma non meno impegnativo, altrettanto incessante e accorato. Di solito addirittura più lungo. Passa fra carte bollate e tribunali minorili, tra assistenti sociali e viaggi più o meno lunghi, ma con la stessa, identica, meta: la costruzione di un amore eterno e senza fine. E poi, a un tratto, ti trovi con un figlio tra le braccia. Una persona sconosciuta dove prima c’era il nulla. Una persona minuscola, e nuda. Che si deve costruire. Dovrà fare da sé, a cominciare dal progetto, ma nei primi tempi gli servirà una guida e un manovale esperto. Un capocantiere, un mastro muratore, un direttore dei lavori. Toccherà a te e suo padre: sporcarvi le mani per impastare, stancarvi le braccia e la schiena per sostenere e sollevare, in attesa che quel figlio sappia reggersi sulle proprie gambe, letteralmente e non solo. Tendergli una mano per rialzarsi ogni volta che franerà sotto il peso del crescere. Negargliela, quella mano, quando sarà il momento di insegnargli a tirarsi su da solo. La costruzione, esaltante e laboriosa, di un essere umano. Della sua identità, la sua coscienza. Della sua libertà. Angoli ruvidi da smussare con la carta vetrata che ti graffia le dita. Finestre da spalancare sul mondo, anche quando quello che inquadrano non ti piace per niente. Fondamenta solide che dovranno reggere l’avventura straordinaria di vivere. Il suo peso e il tremito quotidiano delle emozioni che produce.

La costruzione di un amore. Il tuo amore per tuo figlio. Così naturale ma a tratti complicato. Istintivo e qualche volta estenuante. Incondizionato, eppure, ogni tanto, ambivalente e controverso.

Verrà il giorno, ben presto, in cui guarderai tuo figlio e lo sorprenderai intento a costruire a sua volta. Con le sue mani piccole e sempre più precise. Con la sua mente aperta e febbrile. Col suo cuore, ancora immacolato. Impegnato a piene mani nella costruzione della sua persona, del suo avvenire, dei sogni che lo manterranno in vita finché la sua vita durerà. Del suo universo colorato e sempre nuovo, mutevole e sorprendente. Tuo figlio, impegnato nella costruzione di un amore. Per sé stesso e per il mondo intero.

Post in collaborazione con Quercetti Wood, la linea di costruzioni e altri giocattoli in legno certificato FSC, 100% made in Italy, con vernici a base d’acqua e dettagli in plastica per una esperienza sensoriale complessa e soddisfacente.

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