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Omogeneizzati o pappe fatte in casa? Piccola guida alla scelta

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Questo post è dedicato alla mia amica Maria, (baby)cuoca sopraffina e madre fantastica

Mio figlio è tanto mangione quanto pigro. Fosse stato per lui, sarebbe rimasto abbrancato alla tetta almeno per i prossimi 12 anni, e il suo interesse per i cibi “dei grandi” è minimo, anche adesso che ha nove mesi e mezzo (sarà che è ancora sdentato come la Befana?). È soprattutto per questo – ma anche, devo ammettere, per la mancanza di informazioni complete da parte mia – che ho scartato da subito l’idea dell’autosvezzamento, in favore di una introduzione più tradizionale degli alimenti solidi (ma di questo parleremo diffusamente in un altro post): pappe “dedicate” e fatte in casa, a partire dai sei mesi, con aggiunta progressiva dei vari ingredienti cotti al vapore o bolliti.

Quando è giunto il momento di iniziare a integrare il latte materno, su un’altra cosa non ho avuto dubbi: BigD avrebbe mangiato piatti preparati in casa, mentre gli omogeneizzati (rigorosamente privi di sale, zucchero e aromi, oltre che biologici) sarebbero stati riservati alle situazioni di emergenza come i viaggi all’estero. Non essendo io un’esperta di nutrizione pediatrica – per quanto sia convinta che l’alternativa industriale non offra una maggiore garanzia di qualità e sicurezza dei cibi e il nostro medico abbia avallato fin da subito la mia scelta in fatto di pappe – ho fondato questa decisione soprattutto su ragioni di natura diversa:

La possibilità di variare: per quanto ampia, la scelta di omogeneizzati sul mercato rimane limitata. È impossibile gestire autonomamente gli abbinamenti, così come modulare il menu in base alla naturale disponibilità stagionale di frutta e verdura. A meno che non mi sia persa il marchio di baby food che propone ricotta e spinaci o zucca con tacchino.

Educazione al gusto: forse è soltanto una mia impressione, ma gli omogeneizzati sembrano avere tutti lo stesso odore (e sapore, sic!). Una volta preparato il pasto, risulta difficile riconoscerne i singoli ingredienti, mentre le pappe fatte in casa conservano intatta la gamma di profumi e di gusti della nostra cucina. Tanto che a volte me ne sparerei volentieri qualche cucchiaiata anch’io.

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La palestra delle consistenze: con gli strumenti casalinghi a disposizione (frullatore, cuocipappa al vapore) gli “omogeneizzati” fai da te non riescono mai ad avere quella texture liscia e perfettamente cremosa delle alternative industriali. Ma a me questo è sempre parso un bene: il piccolo gourmet, in questo modo, ha la possibilità di sperimentare da subito granulometrie diverse, imparando a “gestire” e ad apprezzare le differenti consistenze degli alimenti.

– Impatto ambientale: se nutrissi BigD con gli omogeneizzati industriali, ogni giorno mi troverei con almeno 6 vasetti di vetro da smaltire. Oltre ai relativi coperchi, alle etichette e all’imballaggio esterno di cartone. L’impossibilità di variare le porzioni, inoltre, rischierebbe di farmi lasciare dei vasi utilizzati a metà, che poi potrebbero finire sprecati. Preparandoli in casa, posso riciclare i contenitori e ridurre i rifiuti, oltre a modulare come voglio le quantità.

Maggiore controllo degli ingredienti: per quanto il mercato offra alimenti per l’infanzia più “naturali” rispetto a una volta (quando serve, io ricorro a prodotti bio privi di sale, zucchero e aromi), è difficile escludere del tutto la presenza di oli, amidi e altri additivi. Preparare i pasti in casa, invece, permette di miscelare gli ingredienti in modo più semplice e trasparente.

Maggiore libertà nel dosaggio: a seconda del menu giornaliero e settimanale, nonché della, a-hem, attività intestinale di mio figlio, con le pappe fatte in casa ho la possibilità di proporgli, ad esempio, più o meno verdure, o di aumentare leggermente la quota proteica. Senza sprechi.

La reazione di mio figlio: per quanto – nomen omen – BigD mangi quasi sempre tanto e volentieri, da subito ha mostrato un gradimento maggiore per i pasti fatti in casa. E anche la sua, ri-hem, attività intestinale ha tratto beneficio da questo tipo di alimentazione, risentendo delle situazioni eccezionali in cui sono dovuta ricorrere agli omogeneizzati (come in occasione del nostro viaggio in Olanda).

pappe2Dal punto di vista pratico, è innegabile: preparare in casa le pappe richiede un notevole impegno in termini di tempo e lavoro. Per rendere il tutto più sostenibile e, perché no, per ottimizzare i consumi energetici, io cucino quantità piuttosto abbondanti dei vari alimenti, che poi suddivido in monoporzioni da conservare in congelatore (e integrare, all’occorrenza, con aggiunte fresche). Non tutti si trovano a loro agio con l’idea di servire ai propri figli dei pasti decongelati, ma io penso che il gelo costituisca una scelta sicura, dal punto di vista sia nutrizionale che igienico. E poi è il modo più efficace per non sacrificare troppo tempo ogni giorno alla preparazione dei pasti.

Ho sentito spesso che gli omogeneizzati (e i liofilizzati) industriali sarebbero più nutrienti e digeribili, oltre che più controllati. Come ho detto, non ho competenze specifiche, in merito. Mi sono fidata del parere del mio pediatra e delle reazioni dell’organismo di mio figlio. In ogni caso, cerco di proporre a BigD frutta e verdura biologiche ogni volta che è possibile, mentre mi servo di rivenditori di fiducia per carne e pesce. L’olio di oliva, rigorosamente extravergine, proviene dalle campagne di Canosa, mentre le uova ci vengono gentilmente offerte dalle galline di amici fidati. Il parmigiano è sempre bio.

Se siete ancora indecise tra pappe fatte in casa e omogeneizzati, considerate comunque che questi ultimi presentano a loro volta dei vantaggi:

– maggiore praticità
– semplicità di conservazione a lungo termine, anche senza frigorifero
– costi talvolta più contenuti: sì, perché, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, preparare le pappe in casa a volte si rivela più costoso rispetto all’acquisto degli omogeneizzati, almeno per quanto riguarda gli alimenti proteici. Ma questo potrebbe essere vero solo nel contesto in cui vivo io (qual è la vostra esperienza?)
– occhio alle spine: quando si cucinano in casa dei pesci, occorre prestare un’attenzione chirurgica alla rimozione di spine e lische. E anche questa potrebbe non bastare.
– evitare di ritrovarsi con un gatto obeso: preparare le pappe di Davide con Artù che gira per la cucina è un’impresa. E lui finisce sempre a rimpinzarsi con gli avanzi. Ma questo è un altro post.

17 comments

  1. Sono d’accordo su tutto quel che riguarda l’omogeneizzato handmade fatta eccezione per l’uovo che volentieri mi procurerei in un supermercato…..ihihihihihihi!

  2. da circa tre settimane abbiamo iniziato lo svezzamento di Francesco e anche per lui abbiamo scelto pappe fatte in casa. Devo dire che finora è andato tutto alla grande! Gli piace la sbobba che quotidianamente gli propiniamo, da qualche giorno insaporita col parmigiano (mmmm). Effettivamente concordo su tutto, anche sui costi (sigh!). Però mi e ti/vi chiedo: al momento, Francesco mangia una cinquantina di grammi di carne mista a brodo vegetale e crema di riso e, quindi, quando preparo i vasetti da riporre in freezer, non vengono mai riempiti del tutto perchè ho paura a decongelare un intero vasetto quando me ne serve solo metà col rischio di buttarlo via (vedi questione costi di cui sopra). Faccio bene a lasciarli vuoti a metà? E soprattutto, faccio bene a dargliene solo metà? Comunque si, homemade è meglio 😉

    1. Ciao Barbara, grazie del commento. Io per i “secondi” e le varie combinazioni di verdura uso i vasetti da 60 grammi (riciclo quelli degli omogeneizzati Hipp che ho usato in viaggio, per intenderci), così riesco praticamente a riempirli con porzioni analoghe a quelle che dai a Francesco (lascio giusto un po’ di “margine” per l’aumento di volume nel congelatore). Per i legumi, introdotti successivamente, utilizzo i vasetti da 125 grammi, così ci va la quota proteica più la porzione di verdure (pomodori, sedano, carote, cipolle), mentre per il brodo ho comprato dei barattoli da 250 grammi, che contengono una doppia razione (pranzo e cena). Spero di aver risposto in modo chiaro, se hai altre domande sono qui 🙂

  3. La qualità e l’occhio presente quando prepari i prodotti non ha prezzo. Già di nostro noi in casa facciamo jogurt, il dado, ecc. Per il bimbo ci siamo attrezzati con frigo con congelatore e faremo noi le pappine scegliendo gli ingredienti. Artù rimane il mio mito e Davide è sempre più bello con un sorriso contagioso 🙂

  4. Anche io ho subito optato per le pappe home made e usavo gli omogeneizzati industriali solo in caso di necessità. A dire il vero continuo anche ora che ha 4 anni (li compie oggi) a preparare cibi genuini ma ho la fortuna che Francesco è sempre stato mangione e adora le verdure… e poi sono super fortunata ad aver un orto e quasi il totale delle verdure che mangiamo è biologico 🙂

      1. 🙂 hai ragione, sono fortunata.. ma ti confesso che certe volte odio avere un orto! purtroppo le verdure non crescono secondo le mie esigenze e quindi mi ritrovo-come ora- a passare giornate intere a tagliare zucche e a bollire broccoli per congelarli e averli sempre pronti… in estate poi non ne parliamo …
        Chi l’avrebbe detto? mia madre ancora non ci crede 🙂

  5. Grazie mille per la citazione e per i complimenti. Concordo con te sul fatto che dare dei cibi freschi e cucinati in modo naturale e non industriale sia fondamentale per far attivare i recettori del gusto ai nostri bimbi. Ma capisco anche chi ritiene che sia molto faticoso, anche se vedere Gaetano che mangia con passione mi ripaga della fatica.

  6. Ciao,
    Siamo Mark e Magdalen in attesa di Travis. Abbiamo scoperto oggi il tuo blog e questo post sugli omogeneizzati fatti in casa è molto interessante, proveremo anche noi!

    Ciao
    Mark+Magdalen+Travis 27+5

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