Entropia

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Autosvezzamento, tra dubbi e certezze

21 aprile 2015
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alimentazione complementare

In rete se ne parla soprattutto come autosvezzamento. La dicitura più corretta sarebbe però alimentazione complementare a richiesta. In estrema sintesi, prevede che il bambino (che abbia almeno 6 mesi e sia in grado di stare seduto bene da solo) non venga nutrito con pappe preparate ad hoc, ma abbia libero accesso alla mensa di tutta la famiglia e, seguendo la sua naturale curiosità per il cibo che mangiano “i grandi”,  assaggi spontaneamente quello che desidera nelle quantità che desidera. Man mano che gli assaggi si fanno più consistenti (fino a costituire un pasto vero e proprio), l’alimento principale rimane il latte, materno o artificiale, da offrire a richiesta. Le condizioni fondamentali, a parte l’età del bimbo e il suo interesse per gli alimenti solidi sono la salubrità degli alimenti portati in tavola (rispetto della “piramide alimentare” ala base della dieta mediterranea, prodotti di stagione, cotture leggere, condimenti equilibrati, poco sale) e la cautela nel proporli (i cibi possono essere schiacciati o sminuzzati, oppure, se si lascia che il bambino faccia da solo, tenendo ad esempio in mano un maccherone o della verdura, sorvegliandolo scrupolosamente).

Alla base di questa filosofia dello “svezzamento” c’è la convinzione che i bambini siano competenti, ovvero in grado di gestire in autonomia le proprie necessità nutrizionali, che il latte (specie quello materno) sia da considerarsi l’alimento principale almeno fino all’anno di età, e che la somministrazione ritardata e graduale dei cibi allergizzanti (glutine, uovo, pesce, etc) non serva a modulare la risposta del sistema immunitario né a proteggere il bimbo da eventuali rischi (alla fine del post trovate alcuni riferimenti bibliografici). La classica pappa, preparata con ingredienti industriali o fatta in casa, diviene, in quest’ottica, del tutto inutile, se non addirittura controproducente, perché frustra il desiderio naturale del bambino di imitare i genitori mangiando quello che mangiano loro, in qualche caso addirittura compromettendo l’istaurarsi di un rapporto sano e positivo con il cibo.

Quando il mio primo figlio ha compiuto sei mesi, l’autosvezzamento non mi sembrava la strada adatta a noi. Ne avevo sentito parlare, ma ero poco informata, e inoltre ero convinta che un menu ad hoc (preparato in casa senza usare baby food industriale) potesse garantire al mio vorace bambino un’alimentazione più equilibrata. Il mio primogenito, inoltre, non mostrava il minimo interesse per il cibo di mamma e papà, è rimasto sdentato fino a oltre 11 mesi, e, soprattutto, ha rifiutato ostinatamente l’assaggio di alimenti più consistenti (pane, pasta, frutta) quasi fino al suo primo compleanno. In pratica, saremmo dovuti andare avanti a forza di sola tetta per almeno 12 mesi, con un pupo che era stabilmente al 97imo percentile in peso. Un’opzione che all’epoca ho ritenuto estenuante. Tanto più che lui ha adorato le pappe, fin dal primissimo giorno. Il piatto veniva svuotato in pochi secondi, tutti gli alimenti proposti (sempre freschi e di stagione, profumati e invitanti, con consistenze diverse a seconda delle materie prime) invariabilmente graditi, gli ingredienti allergizzanti inseriti rapidamente e senza problemi. Mangiava talmente di gusto che non sporcava nulla, potevo anche non mettergli il bavaglino. Un’esperienza semplice e positiva per tutti noi.

Tra poche settimane toccherebbe a sua sorella, e io nel frattempo ho avuto modo di leggere e informarmi in fatto di autosvezzamento. L’idea di favorire l’autonomia di mia figlia mi tenta moltissimo, così come il fatto di non dover preparare un pasto specifico per lei. Quello che mi lascia perplessa, per così dire, è proprio l’esperienza positiva che ho fatto con suo fratello. Ho paura, paradossalmente, di complicare qualcosa che l’altra volta è state semplice e naturale, di privarmi di una serie di certezze molto “comode” e rassicuranti: la sicurezza di somministrare un pasto sano e nutriente, calibrando un menu settimanale perfettamente equilibrato, nessuna preoccupazione per il rischio di soffocamento, serenità generale al momento della pappa. Non vorrei, insomma, finire col perdere in serenità rispetto a quando ho introdotto gli alimenti solidi nella dieta del mio primogenito.

In attesa di parlarne anche con il pediatra e chiarire i dubbi residui, ho maturato comunque una serie di punti fermi: continuerò ad allattare Flavia a richiesta; non la forzerò in alcun modo a mangiare cose che non ha voglia di mangiare o ad assumere abitudini orarie che non le risultano naturali; le consentirò, dopo i sei mesi, assaggi di cibi che suscitano la sua curiosità, purché sani e sicuri; approfitterò per migliorare la dieta di tutta la famiglia. Accanto a tutto questo, potrei comunque proporle, a ora di pranzo o di cena, una pappa profumata fatta in casa apposta per lei. Magari la divora di gusto come suo fratello due anni fa, e io sono certa di fornirle un’alimentazione equilibrata.

Voi che esperienza avete in tema di svezzamento? I vostri figli gradivano le pappe, o le rifiutavano con disgusto? Oppure si sono autosvezzati? Mai come stavolta sono in cerca di testimonianze utili, lasciatele nei commenti o sulla pagina Facebook.

Letture consigliate:

Io mi svezzo sa solo, L. Piermarini e F. Panizon, 2008, Bonomi Edizioni

www.autosvezzamento.it

39 comments

  1. la Nana si è autosvezzata per sua decisione…nel senso che abbiamo sempre preparato la tavola per tutti e cercato di mangiare insieme a lei, ma comunque preparavo per lei pappe ad hoc. Dopo un mese di pappe ha deciso che decisamente i fusilli nel piatto di mamma e babbo erano più interessanti e quindi ho iniziato a metterle nel piatto quello che mangiavamo noi. Anche senza un dente in bocca si è rivelata decisamente una buongustaia e tutta la famiglia ne ha tratto beneficio..in primis poterla portare fuori a pranzo senza dover per forza preparare qualcosa per lei ma chiedendo semplicemente un piatto di pasta o del prosciutto. noi ne abbiamo giovato in salute perchè cucinando per tutti la stessa cosa ci siamo trovati a mangiare sicuramente meglio anche noi due e il momento dell’unico pasto insieme si è trasformato non più in una corsa ad ostacoli con un cucchiaino a lei e una forchettata a noi, ma in un vero momento condiviso.
    è stata una bella esperienza e devo dire che sono fortunata perchè è stato piuttosto facile…

      1. In realtà no..all’inizio ha sempre masticato di gusto con le sue belle gengive sdentate senza le andasse mai di traverso nulla (ho fatto comunque il corso che si sa mai) e ora ama il cibo e il momento di stare a tavola insieme…é curiosa sui sapori nuovi e da perfettamente cosa le piace e cosa no…le primissime volte che le davamo i bocconi devo dire che ci ha aiutato la retina della mebby mi pare…con quella assaggiava tutto senza spaventi nostri…

          1. Allora zucchero non é proprio presente in casa nostra perché ne io ne Lorenzo lo utilizziamo e quando faccio i dolci ci metto quello di canna comprato all’occorrenza, ora che ha 22 mesi mi faccio meno paranoie a prenderle la camomilla gia zuccherata, per i dolci ti dirò che le ho sempre dato a colazione gli stessi biscotti che mangiamo noi ma di suo a merenda tra un biscotto e la mela sceglie la mela, quindi anche lì non ho grandi problemi, cioccolata fatta assaggiare per la prima volta pura a Pasqua di quest’anno.

          2. Io faccio spesso biscotti o torte semplici con zucchero di canna (l’unico che assumo, perché non prendo caffè e in tè e tisane metto miele o nulla), ma a Davide non ho fatto provare neanche quelli fino all’anno e oltre…

  2. La tua decisione è esattamente la strada che stiamo praticando noi. L’Inquilina mantiene saldo il 97^ percentile, allattata a richiesta (nonostante abbia ripreso a lavorare poppa ancora tantissimo quando può); le prepariamo pappe fatte in casa e abbiamo introdotto tutti o quasi gli alimenti allergizzanti; mangia di gusto e quando mostra interesse verso i nostri piatti le facciamo assaggiare qualche boccone senza troppi se e ma, e lei è felice. Ora le facciamo anche le merende in casa (visto la voracità se compriamo quelle industriali andiamo falliti). Abbiamo scelto una via di mezzo che sentiamo adatta a lei e a noi. L’unico neo è che bisogna stare particolarmente attenti perché ha tanti denti (8 mesi e mezzo e le sta spuntando il sesto) e anche grossi, quindi riesce a staccare dei bocconi parecchio grandi… Motivo in più per rispolverare un corso di disostruzione pediatrica, che non fa mai male. In bocca al lupo 😉

      1. Le merende le facciamo frullando una base di yogurt bianco e frutta fresca, con aggiunta di biscottini o altro che ci può venire in mente (tipo avevo del latte artificiale bio mai usato, o lo stesso mio latte congelato ecc.) 🙂

        1. Ps.: mi fa piacere riguardo il corso, uno spera sempre che non gli capitino certe cose, ma è sempre meglio essere preparati. E poi è per una buona causa 🙂

  3. Ecco un altro passo importante, lo svezzamento.
    Io ci sono passata ormai da due anni e ricordo benissimo i dubbi, le incertezze, che tu hai espresso benissimo.
    Anche noi eravamo tentatissimi dall’autosvezzamento.
    Quello che mi ha un po’ bloccata e che all’epoca non è che la nostra alimentazione fosse poi così sana e regolare: si mangiava un po’ così, quel che capitava, ancora troppo presa dalla gestione quotidiana della nostra piccola principessa.
    Sicuramente in me stavano scattando tante piccole molle, tipo per esempio quando a quattro mesi il mio pediatra dell’epoca mi disse di introdurre la farina lattea e il biscottino: A QUATTRO MESI!!! PER UNA BIMBA AL DI SOPRA DI OGNI PERCENTILE DELLA TERRA!!! A sei avrei dovuto metterla a dieta perché a rischio obesità!!!!!!!! Semplicemente lui stampava una scheda uguale per tutti e quella era senza guardare nessuno in faccia.
    Eh no, la nostra bambina non era un numero, non potevo accettarlo.
    Nello stesso periodo mia cugina ostetrica (alternativa) mi ha regalato il libro di Michela Trevisan, sullo svezzamento naturale e da lì sono partita.
    Abbiamo iniziato con calma, a sei mesi compiuti, con cibi sani, biologici, di stagione, senza forzarla, senza aeroplanini o giochetti e lo svezzamento è volato via senza problemi.
    Forse è questa l’unica soluzione: deve avvenire con più naturalezza possibile.
    Se voi avete un’alimentazione sana e naturale penso che vada bene qualsiasi cosa tu scelga.
    Segui la natura, quella della tua bambina, la vostra.
    Noi ci siamo svezzati insieme alla nostra, nel senso che abbiamo iniziato a mangiare meglio anche noi (ora non pensare che prima fosse solo fast food eh!) e credo che se avessi un altro figlio sarebbe tutto ancora più naturale e tranquillo (mandando al diavolo a priori tutti quelli preoccupati che povera bimba…senza biscottino…senza carne….senza liofilizzati).
    Del resto….una mamma sa sempre in ogni istante cosa è meglio per il suo cucciolo, solo a volte facciamo un po’ fatica ad ascoltarci.

    P.S. ora a 2 anni e 8 mesi la storia è un po’ cambiata e andrebbe avanti solo a pasta – pizza – carne…..ma questa è un’altra storia!!! ;-))))

    Grazie per i tuoi bellissimi post, come sempre!

    miki

    1. Mamma mia! Per fortuna il mio pediatra è abbastanza “illuminato”. Proprio perché Davide era gigante mi raccomandò di non usare biscottini (cosa che non avevo comunque intenzione di fare!) e di abituarlo a non riempirsi di dolci. Pappe lattee mai date! Ora che ha 2 anni e 2 mesi anche lui come il tuo è un gran pastasciuttaro! 😉

  4. Esperienza simile alla tua con la primogenita, anche se l’autosvezzamento mi ispirava, ma ho avuto paura. Con la seconda non abbiamo seguito un ordine particolare nell’introduzione degli alimenti (nel frattempo anche le linee guida si sono accorte di essere inutili!). Il problema é che ha rifiutato il cibo a lungo e ancora adesso, a 1 anno, spesso lo rifiuta. Nel frattempo la sorella per gelosia a tavola con noi non mangia…

      1. Scusa se mi intrometto nel commento di Anna, ma è per rincuorarti, nel nostro caso la sorella maggiore è contenta di avere il fratellino a tavola: cerca di imboccarlo con il suo cibo e vuole assaggiare quello di lui… anche questo fa parte della condivisione a tavola credo. Lui dal canto suo è felice d essere di fianco a lei e le fa tanti sorrisi sdentati! 🙂

  5. Ho scritto anch’io un post sull’autosvezzamento proprio la settimana scorsa.
    Io ho avuto due esperienze positivissime.
    Per me l’autosvezzamento è stata la strada naturale per svezzare entrambi i miei figli. Non mi ci vedevo proprio ad armeggiare con misurini e creme di riso. Non mi ci vedevo a fare brodini vegetali insipidi che poi puntualmente devo dare al cane (e che non mangia nemmeno lui). Inoltre abbiamo migliorato anche la nostra alimentazione famigliare, eliminando piatti e sughi pronti, riducendo i grassi saturi, gli zuccheri raffinati, il sale, i fritti…
    L’unica variante al metodo dell’autosvezzamento è che io imbocco un po’. Teoricamente i bimbi dovrebbero arrangiarsi da soli… ed è quello che gli lascio fare ma ogni tanto allungo il mio cucchiaino verso la sua bocca.
    Questo perchè mi sembrava che mangiasse poco del piatto che proponevo perchè la maggior parte finiva sul seggiolone, per terra, tra i capelli, spalmato sulla tovaglia… e allora allungo alcuni cucchiaini.
    Il mio secondo però, a differenza del primo, ha già imparato a managgiare il cucchiaio bene e riesce a mangiare da solo delle buone quantità (adesso ha 13 mesi e mezzo).
    Nel mio post io consiglio anche il libro W la pappa di Paola Negri. Ci sono un sacco di ricette sfiziose perfette per lo svezzamento ma estremamente gustose anche per i grandi 🙂

    1. Grazie, vado subito a leggere il post e mi informo sul libro che consigli. Capisco perfettamente la scelta di imboccare un tantino 😉 Quanto a brodi, il punto è proprio che mio figlio li adorava, se li avessi dati al gatto mi avrebbe odiato ^^’ Sarà che io AMO il brodo vegetale? Ti faccio una domanda pratica: come ti sei regolata con zucchero e dolci?

      1. Attenzione che autosvezzamento non è affatto non imboccare! Autosvezzamento è assecondare il bambino, e se il bambino vuole essere imboccato va benissimo! L’importante è non distrarlo con giochi, cartoni,aeroplani per fargli aprire la bocca e mandare giù passivamente il cibo

      2. Ciao, con il primo ho cercato di evitarli il più possibile fino a che non sono stata “costretta”. Andando al nido vedeva gli altri bambinio mangiare il budino al cioccolato e lo voleva anche lui, per esempio. Col secondo invece sono molto più flessibile. Cerco di non esagerare e di fare le cose in casa, se riesco. E cerco di ridurre le dosi di zucchero dalle ricette o di usare farina di riso che è dolciastra di suo.
        Se riesco bene, se non ce la faccio amen, mangiano uno yogurt con la marmellata o un bel panino con il prosciutto che in casa mia non manca mai o, se proprio sono a secco di tutto, anche qualcosa di confezionato. Mica muoiono 🙂
        Considera che il baby food che io odio (yogurt per bambini, omogenizzati…) è pieno di zucchero raffinato bianco. Bene bene non fa ma se la maggioranza dei pediatri consigliano il baby food forse non fa nemmeno così male dai, per quella volta. 😉

  6. Noi abbiamo deciso di seguire una via di mezzo preparando i suoi pasti ma non vietandole di assaggiare il nostro cibo comprese le patatine fritte (patate dell’orto e olio dell’ulivetto dei nonni). Ho introdotto i cibi ritenuti maggiormente allergizzanti quasi subito (pesce e uova) senza problemi. Devo dire che la mia bimba è buongustaia e assaggia qualsiasi cosa…ovviamente anche lei ha le sue preferenze.

  7. Io sono alla mia prima esperienza da mamma… Francesca compirà sei mesi fra 3 giorni e ha iniziato ad autosvezzarsi. Le faccio tutto in bocconi piccoli e mangia tutto con gusto, ho già introdotto tutti gli alimenti, anche uova e glutine, rassicurata dal mio pediatra. Continua a poppare come e quando vuole e anche io non la forzo minimamente. Lascia che sia la tua bimba a guidarti, se le piace ciò che le prepari , bene! Conosco mamme per cui lo svezzamento e’ stato una tortura ed io ero decisa a vivere il momento dei pasti con serenità! Tra l’ altro e’ comodo l’auto svezzamento fuori casa! Ho letto il libro che consigli, l’ho trovato utile! Auguroni per Flavia!

  8. Ciao, questo è il post che ho scritto su come abbiamo iniziato noi con l’autosvezzamento: http://dindalon.blogspot.it/2014/12/chi-ben-comincia.html
    Per noi è stata un’esperienza molto positiva, che rifarei senza alcun dubbio. Inizialmente ero molto preoccupata, avevo mille domande a cui ho trovato risposta contattando direttamente i gestori del sito autosvezzamento.it. Ci sono degli articoli molto esaustivi anche su Uppa, sul quale scrive lo stesso Piermarini. Hai provato a dare un’occhiata?

    1. Grazie mille, cara. Ho letto con estremo interesse e condivido la preoccupazione insuperabile per il soffocamento. Quello che ancora non mi convince è che io ho fatto un’esperienza molto positiva col primo figlio, senza aeroplanini o altro (ne parlavamo su Instagram giorni fa). Per noi l’unoco stress era: non mangerà troppo veloce, ‘sto pupo? ^^’ Proveremo un po’ di tutto con Flavia: sarà lei a decidere! Una sola domanda specifica: dolci fatti in casa ne davi a Beatrice così piccina? Oppure avete rinunciato anche voi?

      1. Ehm.. Diciamo che c’è un problema di base: io mangio troppi dolci. Quindi, inizialmente, li mangiavo abbastanza di nascosto ^^” Come per il caffè. Poi, piano piano, sono uscita allo scoperto e sono stata fortunata perché lei non li ama particolarmente, nemmeno adesso che ha 22 mesi. Unica eccezione il gelato, ma l’estate è arrivata che lei aveva già compiuto 1 anno e allora ce ne siamo concessi un bel po’!

  9. ciao Silvana, ti racconto la mia esperienza che non è di autosvezzamento ma forse di svezzamento anarchico… senza regole…
    Qui in Svizzera i pediatri non danno assolutamente indicazioni per lo svezzamento e quando alla mia ho parlato di autosvezzamento si è limitata a dire che è interessante e che se mi andava di provare di farlo. Noi dopo l’iniziale spaesamento (tutte le mie amiche in italia avevano indicazioni precise e mi parlavano sempre di questo mitico mais e tapioca che qui non esiste) abbiamo deciso di fare quello che ci sentivamo, ovvero: iniziare a dare ad Anita le pappe (fatte in casa, spesso zuppette che facevamo anche per noi), facendola mangiare insieme a noi, e quando lei manifestava la curiosità di assaggiare quello che stavamo mangiando noi, di farle assaggiare tutto (ovviamente stando attenti che non le andasse per storto). Così è stato tutto graduale e naturale e ben presto lei ha iniziato a mangiare come noi. Devo dire che lei ha subito manifestato grande interesse per il cibo e che ha iniziato ad avere i denti a 7 mesi e a 12 le mancavano solo i molari. Questo senza dubbio ha aiutato.
    Ora con Michi stiamo facendo lo stesso, abbiamo iniziato a 4 mesi con pappe e assaggini di altro (per ora si limita a succhiare quello che gli viene dato) e mi pare stia andando bene! 🙂
    A presto!
    Silvia

    1. Devo dire che io mi svezzerei volentieri a fonduta ^^’ Comunque trovo molto interessante il confronto con realtà di altri paesi, come sempre aprono la mente e gli orizzonti! Domanda tecnica: quando hai lasciato assaggiare dolci o cose zuccherate?

      1. assaggiare nel senso di dare una leccatina o un morsetto piuttosto presto, intorno ai sei mesi, ma mangiarle proprio poco prima di un anno. Come hai detto tu, il fatto di far partecipare i bimbi alla nostra dieta aiuta anche noi a tenerne una equilibrata ed evitare cose potenzialmente negative per loro (come la fonduta! 😉 o i fritti o troppi dolci). La nostra tecnica non è autosvezzamento (che mi ha da sempre interessato, ma anche per motivi organizzativi non siamo riusciti a realizzare, essendo tornata al lavoro quando i bimbi avevano 4 mesi), ma ci siamo trovati bene e ci ha fatto sembrare tutto un passaggio naturale. Anche io come te la prima bimba l’ho allattata fino all’inizio della seconda gravidanza e poi anche il discacco dal seno (per il latte, intendo, quello fisico non c’è ancora stato!) è stato spontaneo e naturale. Comunque se deciderai di provare l’autosvezzamento sarei curiosa di saperne di più e spero che ne scriverai sul blog.
        A presto!
        Silvia

        PS: una mia amica ha optato per l’autosvezzamento, si è trovata bene, ma ha anche un po’ sofferto il fatto che è stato molto lento e che forse per questo motivo (o forse perché doveva andare così) l’allattamento più volte al giorno (e a volte la notte) è andato avanti per tanto.

  10. Io sono una persona abbastanza confusionaria, perciò darmi delle regole mi aiuta molto e mi migliora l’esistenza sensibilmente: per questo, nonostante l’autosvezzamento mi abbia molto tentata nella mia prima esperienza da madre, ho tentato – con scrasissimo successo all’inzio (mio figlio non è stato davvero pronto a mangiare nulla di didverso dal mio latte fino al compimento dell’ottavo mese ) poi sempre meglio, con la strada delle pappine già pronte. Mi son trovata poi molto bene, nonostante da molti sia considerata la strada scomoda per me non è stato così tremendo.
    Poi introdurre il cibo solido non è stato facilissimo: anche qui credo dipenda dai bambini e da quanti denti hanno in bocca – il mio davvero pochi fino a poco tempo fa.
    Ora ha 2 anni e mangia le stesse cose che mangiamo noi senza nessun problema (anche alimenti considerati “difficili” per i bambini, come i cavolfiori), ma comunque ama poco masticare .
    Con l’esperienza accumulata finora, direi che bisogna guardare a cosa è più semplice per noi (inteso come genitori e figli insieme) e non farsene un cruccio troppo grande se le cose non vanno subito (o forse non andranno mai) per il verso che volevamo noi.

    Ci vuole pazienza insomma, se voi la trovate poi mandatemela. Grazie. 😉

  11. Con i miei bimbi ho seguito lo svezzamento classico. Il secondogenito però si è spesso seduto a tavola con noi ad assaggiare i nostri pasti, dopo aver mangiato le sue pappe (anche per motivi di orario)
    Entrambi mangiano di tutto, e volentieri, ma il piccolo è molto più autonomo di quanto non fosse sua sorella!

  12. Silvana, per i dolci noi li abbiamo introdotti il più tardi possibile, così come il pochissimo sale, nel senso che i bambini hanno le papille gustative molto molto sensibili e per loro quello che per noi è insipido (perché le nostre sono “bruciate”….) per loro è molto molto saporito, anzi sentono benissimo i gusti degli alimenti. Cerco di fare il più possibile torte e biscotti e all’inizio li facevo senza zucchero, magari dolcificati con del succo di mela. E anche ora solo pochissimo zucchero di canna, malto, sciroppo d’agave, frutta. Anche noi ci siamo abituati così, abbiamo disintossicato un po’ le nostre papille e ora i biscotti che compravamo prima non riusciamo più a mangiarli…trooooppo dolci.
    Finalmente alla soglia dei tre anni le abbiamo fatto assaggiare il cioccolato a Pasqua (rigorosamente fondente!) e l’ha mangiato sì, ma non ne è diventata drogata.
    Con i Plasmon delle nonne sì che sembrava drogata! voleva solo più quelli! colazione pranzo cena: abbiamo rischiato di doverla mandare in comunità di recupero!!! :-)))
    Il problema è solo fuori casa: tutti che offrono caramelle, merendine, dolci di ogni tipo e se dici no grazie non li dò ancora (per non dire mai) alla bimba sembri un extraterrestre.

  13. Anche io come molte mamme ho due esperienze diverse.
    Con la prima figlia svezzamento classico e un pediatra molto rigido che ci aveva quasi impedito di farle anche solo annusare il nostro cibo! Strada molto comoda per me, che distrutta dal lavoro e dalla gestione della nana, non dovevo preoccuparmi troppo di quello che cucinavo per noi e l’unica preoccupazione era avere verdure fresche per preparare il passato a lei. Oltretutto Luvi sembrava gradire molto le pappine e quindi, nessun problema e nessun dubbio davvero!
    Dopo tre anni secondo svezzamento: Vittoria non ha mai dimostrato una grande passione per le pappette mentre si avventava voracemente su qualsiasi cosa avessimo nel piatto noi adulti e soprattutto la sorella “grande”! Complice una nuova pediatra molto più easy del vecchio e forte della mia esperienza con la prima mi sono lanciata nell’autosvezzamento informandomi su internet e parlando con amiche che l’avevano già seguito. ESPERIENZA MERAVIGLIOSA!!! Ovviamente avendo già una figlia in casa che mangiava come noi grandi, la nostra alimentazione familiare era già notevolmente migliorata diventando più sana e completa.
    Mi sono quindi fatta l’idea che non esiste una versione universalmente giusta, ogni mamma deve valutare il bimbo e la sua situazione e decidere che cosa è meglio per quel bambino in quel momento!

  14. Io credo che ciascun bambino abbia i suoi tempi e le sue preferenze, che vanno sempre – per quanto possibile – rispettati…

    Mio figlio, allattato a richiesta (cioè ininterrottamente!), da neonato non ha mai mostrato alcun interesse verso qualsivoglia cosa non fosse la tetta compreso il cibo, né preparato ad hoc né tantomeno presente nei nostri piatti, praticamente sino ai 18 mesi! A partire dal sesto mese, ho introdotto i cibi con gradualità e ispirandomi ai principi del pediatra dott. Proietti e di altri nutrizionisti, cioè con un’alimentazione inizialmente vegana (sebbene io non sia neppure vegetariana), senza sale o zucchero e lasciando per ultimi solanacee, glutine, formaggi, carne e pesce però stando al contempo molto attenta a non esagerare con i cibi integrali perché sottraggono ferro all’organismo. Questo perché, secondo quella scuola di pensiero che io condivido, l’intestino di un neonato è ancora immaturo e non in grado di processare gli stessi cibi degli adulti, per non parlare dei reni che faticano a filtrare quantità pesanti di proteine e sale (vedi il parmigiano).

    Comunque, nonostante lui mangiasse quantità omeopatiche di cibo, fortunatamente è sempre stato al 96esimo percentile di altezza e ben in carne, dunque la pediatra non aveva nulla da obiettare riguardo al fatto che, fino all’anno e mezzo, al 90% si nutrisse del mio latte. C’è però da dire che, giunti ai due anni, quando ero quasi in preda al panico perché sembrava far fatica ad inghiottire persino il semolino :-O, all’improvviso ha iniziato a sbranarsi piatti di pasta da un etto (pesata non cotta)!!! Ed ora, che ha quasi sei anni, alterna momenti di normale appetito ad altri in cui mi chiedo se abbia il verme solitario e che sembrano coincidere con gli scatti di crescita. Mantiene, comunque, il medesimo percentile di altezza di quando è nato (96°), anche se ora ha ereditato la corporatura longilinea del padre (sebbene muscolosa) grazie a cui può mangiare quanto vuole e non metter su nemmeno un grammo di grasso (che comunque brucerebbe subito, dato che è in perenne e costante movimento).

    C’è però da dire che in famiglia abbiamo un’attenzione maniacale all’alimentazione, che deve essere sempre varia, equilibrata, biologica, tassativamente cucinata in casa (anche pane e pizza), con non troppa carne ma di qualità, pesce e moltissime verdure e frutta di stagione. Siamo maniacali con la qualità ma non con la quantità, anche perché io e mio figlio in particolare siamo delle buone forchette e amanti del buon mangiare. Banditi però cibo spazzatura, merendine confezionate e piatti precotti. Largo invece alla varietà, tant’è che è l’unico bambino che conosciamo che non ha mai mangiato i menu bimbi con pasta in bianco e petto di pollo ma lo stesso cibo degli adulti… compreso piatti forti come trippa e lingua quando andiamo all’agriturismo in Sardegna. E va anche matto per aglio, cipolla e in genere tutti i gusti saporiti e “decisi”, infatti non ama i cibi della mensa scolastica che “non sanno di nulla”.

    Quindi in buona sostanza direi… ogni cosa a suo tempo! 😉

  15. Ciao,
    ho visto ora questo post e mi fa piacere raccontarvi la mia esperienza un po’ anomala. Premessa: Leon é sempre stato un bambino grande e un amante sfegatato della tetta (quando ho introdotto il cibo solido, lo allattavo ogni 2-3 ore, a richiesta). Ho letto dell’autosvezzamento, ma non sono riuscita a superare la paura del soffocamento a causa di un trauma personale che non vi sto a raccontare. Quindi ho cominciato con pappe e brodini vegetali. Sono sorti due problemi: 1) a Leon ha fatto schifo da subito quasi tutto quello gli ho dato che non fosse frutta; 2) noi viviamo in Bolivia, dove la scelta di prodotti per bambini è davvero limitata. Per intenderci, i cereali in polvere sono SOLO Nestlè; gli yoghurt senza zucchero non esistono; i succhi di frutta nemmeno. Non solo, molti prodotti freschi non sono sicuri. Le condizioni igieniche non sono sempre ottimali e il modo in cui conservano per esempio latticini e pesce non è sempre il massimo. Che fare dunque? Comprare pappine industriali ma almeno sicure (che comunque poi lui non mangiava) o comprare solo alimenti freschi ma poi doverli bollire cento volte o disinfettarli con prodotti chimici?
    Morale della favola, ho continuato ad allattare Leon ogni volta che voleva e soprattutto ogni volta che saltava un pasto solido (lavoro da casa, per cui potevo). E vi dico la verità, per la disperazione, gli ho dato di tutto! Ho alternato pappe fatte in casa a pappe industriali, gli ho datto frutta fresca, ma solo quella con la buccia, ho bollito e ribollito tutto il bollibile. E mi sono beccata tanti di quelli sputacchi! Ora ha un anno e mangia molto meglio e di tutto (e baste pappe!). Cerco sempre di evitare fritti e dolci, ma per il resto mangia quello che mangiamo noi e beve latte vaccino. Insomma, nonostante tutte queste difficolta’, é sopravvissuto a frutta e latte della mamma ed è rimasto bello cicciotto. Questo per dirti che anche con un bambino “difficile” e in condizioni non ottimali, ce la si può fare. Sono sicura che lo svezzamento di Flavia andrà benissimo qualsiasi scelta tu faccia. In bocca al lupo!
    Anna

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