Quelli che…

28 novembre 2014

Solo col mio corpo

28 novembre 2014

Mucchio selvaggio

28 novembre 2014
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Da quando è nata Flavia, il nostro maxi letto a tre piazze ha assunto definitivamente le sembianze di un accampamento berbero (o del castello di Craster del Trono di Spade). Cuscini, trapunte, plaid e copertine delle fogge più disparate vestono il letto matrimoniale e quello singolo che vi abbiamo affiancato qualche mese fa.

In realtà, nonostante l’apparente anarchia, niente è lasciato al caso, e ogni cosa è stata studiata per garantire il massimo comfort e la totale sicurezza a tutti gli occupanti del super talamo: la disposizione, il tipo di coperte, la quantità di cuscini. Flavia ha il suo spazio protetto, tra la parete e il mio corpo, supina su un materasso rigido, ben lontana dal piumone e cinta dal suo cuscino allattamento ecologico. Davide non può rotolare  accidentalmente giù dal letto, Artù ha il suo plaid su cui impastare e fare le fusa, e noi adulti, per quanto dispiaciuti di non dormire (temporaneamente) l’uno accanto all’altra, abbiamo spazio a sufficienza per riposare comodamente. C’è finanche un piccolo angolo del cambio allestito per le esigenze notturne dell’ultima nata (che viene lavata sistematicamente durante il giorno, per cui nottetempo si accontenta senza conseguenze di qualche salviettina ecobio).

Solo un paio di anni fa avrei provato orrore alla prospettiva di una tale promiscuità (e so che i tanti detrattori del cosleeping staranno seriamente rischiando una sincope…), ma noi al momento siamo sereni e soddisfatti. Non solo perché dormire tutti insieme ci consente di riposare in modo decente, sfruttando al massimo le ore di sonno che ci vengono concesse, evitando di raffreddarci, fare rumore, accendere la luce, etc. Ma perchè di notte, in camera nostra, si respira un’aria buona. Un’aria di pace e di famiglia, di carezze e sicurezza. Di calore e di fiducia. Un’aria di tana. Come se fossimo i primi uomini al riparo nella loro caverna calda, o gli ultimi esemplari di Homo sapiens sulla Terra che si confortano al chiarore di un piccolo Led di cortesia.

So per esperienza che non è il sonno condiviso a minare l’affiatamento di una coppia di genitori (semmai può diventare un alibi per amanti in difficoltà che non hanno il coraggio di guardarsi in faccia e ammettere di avere dei problemi), so che la privacy e l’intimità possono sopravvivere con sorprendente vigore anche al di fuori di un letto nuziale, che non è un stanza vuota a far funzionare le cose tra un uomo e una donna.

Quindi mi godo il mio pacifico affollamento notturno, finché dura. Comprendendo benissimo che non è un’opzione valida per tutti, ma che per noi, al momento, funziona a meraviglia.

17 comments

  1. seppur io sia una fedele seguace del No Coosleeping 😉 la foto che hai postato è veramente bella e sembra quasi di viverla quell’aria di affiatamento che si respira nella vostra stanza da letto!

    Insomma, se voi state bene così, che male c’è?

    Ogni famiglia deve trovare la sua dimensione, l’importante è trovare secondo me un piccolo spazio durante la giornata per mamma e papà, e questo spazio può benissimo essere al di fuori del vostro letto!

    Ti dirò che anch’io all’inizio stremata dalle notti insonni avevo tentato il coosleeping, ma a quanto pare anche mio figlio non ama molto l’idea…lui ha sempre voluto il suo spazio esclusivo, si vede che avrà ripreso dalla mamma e dal babbo 😉

  2. Anche io non sono una fans del cosleeping però la descrizione che ne hai dato mi farebbe venire voglia di provarci!
    Ho sempre considerato lo spazio notturno qualcosa di mio da custodire di fronte a una vita e una casa “invasa” dalle mie splendide bimbe però le parole calore, fiducia, tana… quanta forza in queste poche righe che scrivi!
    E comunque ultimamente sarà la stanchezza crescente di 2 figlie, del lavoro sempre più impegnativo o dei mille impegni ma quando nel cuore della notte sento i loro passetti nel corridoio che si avvicinano al letto non ho proprio coraggio di rispedirle indietro e toglierle la sicurezza di una coccola aggiuntiva di mamma e papà!

  3. …io sono in attesa della secondogenita e mi chiedo: ma il primo non si sveglia ad ogni sveglia del n.2? Preciso che la mia primogenita ha il sonno molto leggero…e questo mi preoccupa non poco…

    1. Di solito no, ma c’è da dire che la piccola è molto tranquilla, per ora. Comunque averla accanto a me mi aiuta pure in questo, perché riesco ad intervenire prima che il pianto scoppi…

  4. Mah, io credo che il dormire insieme e il letto nuziale contino nell’intimità di una coppia. Non sai come mi manca sentire il corpo di mio marito vicino a me in certi giorni della settimana. Però credo che si passino fasi diverse nella vita di coppia, in cui variano le priorità, gli equilibri…

    1. Sì, concordo. Noi finora abbiamo sempre dormito vicini, con Davide accanto a noi nel side-bed. Questo nuovo “schieramento” è temporaneo. Torneremo presto vicini vicini, pure con la prole aumentata 😉

  5. Stessa cosa a casa nostra! Entrambi i bambini dormono lettone e, come dice la mia Luisa, ” sembriamo la mamma gatta e i gattini nella loro cesta”.

  6. Tempo al tempo…la mia piccola dopo i primi 3 mesi in cui mi obbligava a “dormire”seduta con lei in braccio con il “grande” avvinghiato accanto ha finalmente occupato una culla mai usata dal primo.il “grande”da qualche mese si addormenta nella sua stanzetta in un lettino a macchina di f1 comprato su ebay e a metà notte ci raggiunge nel lettone…almeno qualche ora dk coccole tra grandi sono assicurate!!!

  7. Leggere il tuo post è stato un po’ come avere un déja vu. Anche noi dormiamo in 4 in un lettone diventato a 3 piazze, con un singolo attaccato al nostro matrimoniale. Attilio, ora 4 anni, ha sempre dormito in mezzo a noi, fino a quando ho scoperto di aspettare Elena: così abbiamo inserito il letto in più per cercare di farlo abituare prima all’idea che nel lettone qualcun altro avrebbe cercato il suo spazio. E così è stato… Da quasi 2 anni dormiamo felicemente tutti e 4 insieme, con variazioni di ordine e posizione, a seconda delle necessità di ognuno. Allattando in tandem, di dure nottate ce ne sono state tante. Quando è nata Elena, il fratellino ha avuto una regressione sul piano allattamento, ed è tornato ad avere frequenti risvegli notturni per la tetta, che io non gli ho mai negato. Così è successo spesso che io mi dovessi svegliare anche 10-15 volte per notte…perché quasi mai i risvegli dei piccoli erano sincronizzati! Il cosleeping, in queste circostanze, è stato per noi fondamentale: se avessi dovuto migrare da un lettino ad un altro sarei impazzita…ed avrei fatto impazzire anche mio marito con il continuo sali e scendi dal letto. Stando tutti vicini, invece,nessuno dei tanti si è mai svegliato completamente e anche le nottate più turbolente si sono svolte in quella dimensione di dormiveglia che permette di continuare il riposo, anche se non il sonno profondo.
    Da un mese e mezzo circa Attilio non si sveglia più di notte e spesso chiede di dormire nella sua cameretta. Aver aspettato che fosse pronto a compiere questo passo senza forzarlo ha dato i suoi buoni frutti: tutto è avvenuto spontaneamente e in piena serenità. Elena, che ha quasi 2 anni, dorme ancora in mezzo a noi: si addormenta solo con la tetta e di notte si sveglia 2-3 volte. Anche quando suo fratello dorme nel lettino accanto al nostro, comunque non lo sveglia.
    Io e mio marito, certe notti, riusciamo a coccolarci spostandoci e riusciamo a trovare la nostra intimità in molte occasioni fuori dal letto. Sono d’accordo sul fatto che ogni famiglia debba trovare il suo personalissimo equilibrio!Il nostro è questo, molto simile al tuo…
    Aprire gli occhi al mattino nel tepore della stanza e trovarsi tutti riuniti è qualcosa di meraviglioso che a noi riempie il cuore e sono certa che quando queste dinamiche cambiaranno ci mancheranno anche un po’. 🙂
    Un abbraccio di luce alla nuova arrivata e a tutta la family!
    Valentina

    1. Che bello, questo commento. Mi fa sentire meno sola, meno strana, meno sbagliata. Grazie di cuore, torna a leggermi, se ti va.

  8. Silvana, diverse tue scelte di vita rispecchiano molto le mie… cosleeping con bimbo e gatta, allattamento a richiesta e prolungato (intensivo fino a due anni, saltuario fino a tre e mezzo, da cui si evince in parte la necessità del cosleeping!), attenzione all’ambiente (utilizzo di pannolini lavabili), fascia al posto del passeggino… 🙂

    Perciò concordo pienamente sul fatto che, dormendo insieme in una calda e accogliente tana, si respiri un’aria di serenità e pace pressoché idilliaca. Poiché è naturale che il bambino, colto da fisiologica fame notturna (come il mio, che era un cultore supremo della tetta), invece di svegliarsi e piangere – svegliando così anche i genitori – si attacchi automaticamente al seno nel dormiveglia e, soddisfatta la sua necessità primaria, torni a fare sonni tranquilli fino a mattina inoltrata. In pratica, un distributore di latte notturno e in self-service che evita levatacce e garantisce anche 8 ore di riposo!

    So che a molte donne tutto ciò sembrerà strano e, d’altronde, non è che a me non sembri opinabile lasciar piangere fino allo sfinimento un bimbo di pochi mesi, solo nella sua cameretta, perché c’è bisogno dei propri spazi o della propria intimità.
    Ma ogni coppia, ogni donna e ogni bimbo sono un mondo a sé con esigenze diverse, e ciò che funziona per alcuni potrebbe rivelarsi un incubo per altri.
    Inoltre ritengo che una madre degna di questo nome non debba cercare l’approvazione della comunità, bensì il bene del proprio figlio. Il quale, se cresce incredibilmente felice, sereno, equilibrato e sano, sarà la miglior testimonianza della validità delle scelte fatte!

    1. Aggiungerei alle cose che ci accomunano la “tettomania” dei nostri figli 😉 Per il resto, concordo in pieno su tutto ciò che scrivi!

      1. “Tettomania” è proprio la definizione giusta! Pensa che mio figlio è nato con gli occhi spalancati nella ferrea determinazione di trovare un seno a cui attaccarsi… A pochi secondi di vita, senza emettere nemmeno un lamento, la piccola idrovora protese manine e labbra verso le tette dell’ostetrica cercando di afferrarle al volo! Ho detto tutto…

        Quanto alla questione del sentirsi sole – e persino strane o sbagliate (!!!) – in una società disumanizzata che ti bombarda di suggerimenti e consigli non richiesti, ho trovato su Facebook questo post dell’ostetrica Daniela Santoro che riporto integralmente. Nonostante non parli espressamente di cosleeping, credo riassuma con efficacia il senso della centralità del contatto fisico per i mammiferi:

        ———————————————————————————
        A PROPOSITO DI ALTO CONTATTO… (tratto da episodi reali)

        “Perché lo lasci tutto solo nella culletta invece di stringerlo a te?” “Mi hanno detto di fare così, che è meglio abituarlo dall’inizio, altrimenti si vizia”…”E tu cosa vorresti fare”? “Vorrei tenerlo stretto a me”…
        Queste frasi sono profonde ferite… lame per chi le ascolta, lame per chi le dice e ancor più le pensa.
        
Cos’è successo all’umanità, che si è evoluta e continua a farlo incessantemente in ogni ambito, ma pare regredire in quello della maternità? Com’è possibile al giorno d’oggi credere che sia giusto lasciare un bambino solo, magari in lacrime, rinnegando il proprio istinto e la propria natura di mammiferi? Come si può pretendere autonomia da un cucciolo di pochi mesi o di pochi anni?

        Chi continua a propinare certi “modelli educativi” e a fare leva sulla labilità delle neomamme?
        
Nell’era di Internet, dei mass media, dell’informazione facile e non sempre filtrata, delle suocere e le cognate con il giudizio sempre pronto e spesso non richiesto, non rimane che ascoltare il proprio istinto e accogliere i desideri del bambino.
        
I bambini non conoscono “vizi”, “capricci”, “abitudini”. E non sono “monelli”, “pretenziosi” né “mammoni”. 
Un bambino è un bambino e ha bisogno di cure, di amore, di calore e di contatto…di sapere che ci siamo. 
Un bambino lasciato solo capirà che è giusto lasciare gli altri soli. 
Un bambino amato e coccolato saprà che è giusto amare gli altri, riuscirà a fidarsi e ad affidarsi e farà lo stesso per gli altri. Vivrà in modo equilibrato e con autostima e quando lo riterrà opportuno deciderà di intraprendere da solo la sua strada, consapevole di poter contare su chi gli ha sempre trasmesso amore e vicinanza.

        Ascoltiamo il nostro istinto e i nostri bisogni reali.

        Siamo mammiferi, non scordiamolo!

        Dott.ssa Ost. Daniela Santoro
        ———————————————————————————

        Quindi, cara Silvana, riguardo al calore umano e materno generato dal dormire insieme nonché allattare il proprio cucciolo su richiesta e a lungo, non dobbiamo sentirci in imbarazzo perché “lo famo strano”. Semmai, al contrario, dovremmo sentirci ORGOGLIOSE di aver assecondato un istinto antico e potente quanto la notte dei tempi! Perché i bambini moderni, alla nascita, si comportano esattamente come si sarebbero comportati qualche centinaio di migliaia di anni fa, quando un figlio lasciato solo, anche se per pochi minuti, era inesorabilmente destinato a morire tra le fauci dei predatori. Inoltre è “scientificamente” provato (che scoperta!), peraltro da crudelissimi quanto inutili esperimenti su scimmie, che un cucciolo privato delle stimolazioni tattili e del contatto pelle a pelle con la madre soffra di turbe psichiche e si sviluppi più lentamente rispetto a quelli costantemente sollecitati (http://bizzarrobazar.com/2011/01/26/amore-materno/).

        E infine concludo col precisare che, a differenza delle malevole insinuazioni di chi dice “non vorrà più staccarsi dal tuo seno ” o “non andrà più via dal lettone”, per esperienza invece questo passaggio per madre e figlio avviene in maniera dolce e “indolore” PROPRIO PERCHE’ entrambi hanno soddisfatto pienamente i propri bisogni primari nelle modalità e nei tempi stabiliti dalla natura. Dunque non avranno carenze da compensare in altri momenti della propria vita, né saranno mamme soffocanti e oppressive o figli mammoni e dipendenti, perché hanno ricevuto quello di cui avevano bisogno, cioè amore e rassicurazione, esattamente quando ne avevano bisogno.

        E scusate se è poco… 😉

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