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Cosleeping: scelta naturale o cattiva abitudine?

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nome figlio
© C'era una vodka
© Unamammagreen

Quando era piccola io, si diceva semplicemente “dormire nel lettone di mamma e papà”. Poi anche questo concetto è stato travolto dalla moda dilagante dell’anglofonia ed eccoci qui a parlare di cosleeping, o della sua più precisa variante cobedding (che si riferisce in modo più chiaro al condividere il letto con il proprio figlio, mentre la prima espressione può alludere anche semplicemente al dormire nella stessa stanza del bambino).

La pratica di far dormire la prole con sé è antica come il mondo, ed è ancora diffusa in tanti posti del Pianeta, dalla “moderna” Scandinavia al più tradizionalista Giappone, passando per la Gran Bretagna e per molte società africane e orientali. In Italia, o almeno dalle mie parti, è rimasta assai radicata fino a quando le famiglie che potevano permettersi più di un bilocale rappresentavano una sparuta minoranza. Adesso, la tendenza dominante mi sembra quella di attrezzare una cameretta in cui sistemare il nuovo inquilino il prima possibile.

Ma qual è la scelta “migliore”, ammesso che abbia senso farsi questa domanda? La mia sensazione è che il cosleeping sia uno dei classici temi su cui sia stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. E quando dico “contrario” non esagero.

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© Unamammagreen

Per le psicologhe del corso pre-parto che ho seguito durante la mia gravidanza, per dire, la maggioranza dei problemi comportamentali in bambini e preadolescenti dipende proprio da un tardivo sfratto dall’alcova dei genitori. Diversi manuali di puericultura, inoltre, avvertono dei pericoli fisici del lettone condiviso, che riguardano soprattutto i bambini più piccoli: schiacciamenti, cadute accidentali, soffocamenti e terrificanti strangolamenti da lenzuola impazzite.

Esiste però una scuola di pensiero completamente opposta, anch’essa molto accreditata tra psichiatri e neurologi infantili, secondo la quale dormire insieme a mamma e papà è invece la soluzione ideale per i bambini. Perché li aiuta a sentirsi sicuri, favorisce l’allattamento al seno e la gestione dei risvegli, permette di godere appieno, anche nottetempo, delle cure prossimali indispensabili per diventare adulti consapevoli e sicuri di sé. Quanto alle problematiche di sicurezza, basterebbe scegliere un materasso abbastanza rigido, evitare coperte e cuscini accanto al bambino e astenersi rigorosamente da fumo, alcol e droghe (anche i genitori obesi, in realtà, dovrebbero evitare di dormire insieme ai propri figli).

Dov’è la verità? Probabilmente, un po’ dappertutto. Nel senso che, come spesso si verifica in materia di genitorialità, non esiste una ricetta ideale per ogni famiglia e per tutti i bambini. Ci sono i neonati che, tetta o non tetta, dormono da subito un’intera notte, che si trovino in grembo alla madre o in un campo base per la scalata dell’Himalaya, ci sono quelli che pretendono il contatto fisico con i genitori, quelli che richiedono silenzio assoluto e totale oscurità e quelli che preferiscono la tranquilla solitudine della loro stanzetta. Poi, naturalmente, ci sono quelli che non dormono a prescindere, o che si svegliano almeno 4 o 5 volte per notte (indovinate a quale categoria appartiene il nostro BigD?)

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© Unamammagreen

A casa nostra, comunque, il cosleeping (o meglio il cobedding) non è stato una scelta. Fino a quando i risvegli di Davide sono stati limitati alle poppate notturne, lui veniva ricollocato ogni volta nella sua culla, sistemata accanto al lettone. Ma nel momento in cui, partito lo svezzamento, la situazione è degenerata (fino a 8/9 ululati nella stessa notte), semplicemente è stato impossibile decidere. Il socio e io ci svegliamo al mattino con un terzo inquilino nel letto senza ricordare minimamente chi dei due l’abbia tirato su dalla culla, a che ora e per quale motivo. Non esagero. Amnesia totale. Trasferirlo in cameretta, al momento, è fuori discussione, dal momento che BigD sembra svegliarsi ancora più di frequente quando è solo in una stanza (sarà dotato di speciali sensori invisibili? Dorme con mezzo cervello sveglio come i cavalli? O erano i delfini?).

Comunque. Chi vivrà vedrà, noi confidiamo che prima o poi smetteremo di essere costretti ad attacchi di sonnambulismo compulsivo per soccorrere il nostro piccolo tettomane. Nel frattempo, stiamo imparando a dormire in condizioni paragonabili a quelle dei soldati in trincea nella Grande Guerra: scoperti, mezzi nudi (io), rannicchiati in posizioni improbabili con la schiena anchilosata e gli arti insensibili. Colpiti periodicamente da calci, pugni e testate. Senza cuscino e con una malefica lucina notturna sempre accesa (alla faccia del risparmio energetico, sic!). E Davide? Di traverso, nel suo comodo e sicuro sacco nanna, che rotola nel nostro letto come una rosa di Gerico in balia dei venti del deserto. Su una cosa, però, mi sento di rassicurare i futuri genitori terrorizzati dalla prospettiva del cosleeping: non è l’affollamento del talamo nuziale che minaccia la vostra intimità di coppia. La passione, se davvero arde, si può consumare anche fuori dal letto. E non solo di notte, soprattutto.

17 comments

  1. IDEM! Francesco viene svegliato da almeno 7-8 attacchi tetta.compulsivi! che poi non si sveglia nemmeno, a docchi chiusi appena mi sollevo il pigiama GIA’ SA dove deve andare ad agganciare! manco fosse na calamita! a volte la culla non la disfiamo proprio.. e pi coperte soffocanti??? ha il sangue caliente,… LUI… guai a mettergli un lenzuolo sotto il collo.. si sbraccia manco fosse un letto di ortiche! solo che il mese di gennaio, nella non più verde Irpinia, fa un tantino freddino di notte… e quindi, il mio di socio molto spesso è costretto a dormire sul divano! e hai ragione… l’intimità se la vuoi te la crei anche fuori dal talamo nuziale… e non è poi tanto male! 😉

  2. Anche secondo me il cobedding non è tanto una decisione dei genitori,quanto del nano.Il mio, per esempio, non ha mai voluto dormire nel lettone e vi assicuro che quando tocca stare piegati sul lettino a 90 gradi a dondolarlo anche per un’ora,tipo dalle 2 alle 3, il cobedding appare un’oasi felice!Punti di vista 😉

  3. Io penso che non esistano soluzioni ideale, ne situazioni standard. Io preferisco non dormire con il pupo perché è una lotta. Ma quando hai notti in cui ti alzi 20 volte cambi idea! Ogni famiglia le sue storie!

  4. Michela non ha mai voluto dormire con noi!!!!
    Cioè, noi, mio marito soprattutto è sempre stato categorico in questo, abbiamo sempre evitato di farla dormire in mezzo a noi perché volevamo preservare il nostro spazio.IN REALTÀ, NON NE ABBIAMO MAI AVUTO BISOGNO! E lo dico a chiare lettere, perché, in caso contrario, avrei spedito piuttosto Davide nella culla.Spesso ho sentito il desiderio di tenermi Michela vicino ma ho dovuto ricacciarla nel suo lettino perché mi prendeva a calci (salvo poi rilassarsi quando era di nuovo nella culletta).Insomma, qui da noi cosleeping si fa nel finesettimana:alle 7 mi alzo, prelevo mia figlia e me la metto vicino.Che si abitui o no, non me ne frega:io ho bisogno delle sue manine calde e moribide almeno il sabato e la domenica!

    1. Io ero “categorica” come tuo marito, prima di diventare madre. Poi ho capito che bisogna fare i conti con un’altra persona che, per quanto piccola, ha un cervello, una volontà e un temperamento propri. Di necessità, virtù, comunque: quello che all’inizio mi sembrava un sacrificio ho imparato a viverlo come un dono, per quanto faticoso. I figli restano piccini davvero per poco tempo, in un battito di cuore mi ritroverò con un ribelle in erba che non solo vuole un letto tutto per sé, ma una vita tutta per sé!! Nella parabola dell’esistenza umana, la fase in cui i bambini chiedono (se lo chiedono) di essere allattati, stretti, coccolati, di essere vegliati nel sonno e seguiti passo passo è brevissima. Talmente breve che, a questo punto, me la prendo come viene, senza fretta. Cercando di godermela. E lo dice una che vive col piede sull’acceleratore!

  5. stessa storia anche qui, :)! cosleeping dai primi giorni di vita…si svegliava ogni ora e mezza e l’ho fatto per la mia salute mentale, ora continuiamo così nonostante i soliti impiccioni-improvvisati-puericultori, b ha 14 mesi e la notte, anche lui se può consolarti, vuole la tetta! lascio che sia lui a scegliere quando andare in un letto tutto suo (voglio dire, capirà prima o poi com’è bello avere un letto tutto per sé!!!) e quando io e il mio compagno potremo riappropriarci di coperta e cuscini e smetteremo di ricevere calci e testate! siamo tutte sulla stessa barca! tanti abbracci…francesca
    ps sulla passione hai totalmente ragione!

    1. Ciao Francesca, benvenuta e grazie del commento! La penso come te. Quello che ho sentito per tanto tempo come un sacrificio insopportabile e un’ingiustizia, se non come il risultato di errori miei, adesso cerco di vederla come una fase brevissima di cui approfittare. Un figlio piccolo e innamorato dei suoi genitori, giorno e notte. In men che non si dica, sarà lui a pretendere la sua privacy, e allora, per adesso, cerco di godermelo nonostante i calci e le gomitate 😉

  6. Noi non abbiamo spazio al momento per una cameretta dedicata al Nano. Dorme in camera con noi da sempre ma sempre nel suo lettino. Sempre fino ad un paio di settimane fa. Lui si sveglia e io non ho più la forza, davvero non ce l’ho, di riaddormentarlo cullandolo in braccio. Quindi che faccio? Lo schiaffo tra me e il padre e lui, consapevole di aver raggiunto lo scopo, si riaddormenta di botto. Mi è venuto in mente che nel suo lettino potesse sentir freddo. Fatto sta che sbaglio nel non rimetterlo nel suo letto ma io, mi crederete, non ne ho le forze.

  7. Noi facciamo cosleeping da quando la piccola Sveva più o meno 15 mesi. All’inizio è stata una necessità per gestire i suoi risvegli frequenti nonostante avessimo smesso con l’allattamento, poi è stato un modo per rassicurarla ed assecondare i suoi bisogni di calore umano (è molto fisica)…ora siamo in 4 ma l più piccola (ancora 4 mesi) dorme nella sua culla più che altro per preservar la dai movimenti sgraziati della sorellona 😉 quando sarà più grande vedremo cosa vorrà fare…comunque é verissimo: crescono in un batter d’occhio, meglio goderseli finché si può’!

  8. Cara Silvana, ho letto tanti tuoi post durante le mie poppate diurne, perchè per le poppate notturne ho scelto anche io ciò che ci fa star bene e riposati tutti…cioè tenermelo nel letto e attaccarlo tutte le volte che vuole..perlomeno riusciamo a riposare! Sono mamma di un bimbo di tre mesi, e già alla seconda notte in ospedale l’ostetrica me lo ha piazzato nel letto protetto da un cuscino a lato…cosa che loro non fanno quasi mai !! la culla è praticamente diventata un porta oggetti, porta occhiali, cellulare, bavaglini e pupazzi…mai usata! La notte passata così devo dire che non mi pesa per niente, anzi, me lo coccolo 🙂 io vorrei consigli durante il giorno!! Lo tengo spesso nella fascia elastica, almeno riesco a riordinare e a volte cucinare..per lui è un sonnifero, lo metto dentro e chiude gli occhi…ma anche durante il giorno se lo metto nella culla lui non dorme…o meglio dura mezz’oretta!! non riesco mai a non averlo addosso…se non dorme nella fascia mi dorme in braccio e io sfinita finisco sul divano a guardarmi un film con il braccio informicato! succedeva cosi anche a te??Cerco consigli!!!
    Riguardo al tuo blog, complimenti, mi fai commuovere e sorridere…continuerò a leggerti..

    1. Ciao cara, benvenuta e grazie infinite per le tue parole gentili!
      Ti capisco perfettamente, Flavia ha dormito solo addosso a me (o al papà) per i primi quattro mesi e oltre della sua vita, giorno e notte! Posso solo dirti di stare serena perché è una fase temporanea. Vedrai che già nei prossimi mesi, complice anche la bella stagione, sarà più attivo durante il giorno e piano piano si abituerà a dormire anche da solo. Quando sei stanca, se puoi, fatti dare una mano! Usa la fascia, riposa quando puoi, fregandotene delle faccende di casa, della cucina e dei parenti in visita. E tieni duro, che tra un attimo sarà già un cosettino trotterellante e parlottante. 🙂 Mi sa che ci sono toccati in sorte due figli ad altissimissimo contatto, secondo me si capisce fin da subito! Un abbraccio forte e in bocca al lupo, fammo sapere come va!

  9. Cara Silvana! Mi dispiace un sacco disturbarti per avere solo un consiglio o un opinione in più, un opinione soprattutto da chi la pensa come te 🙂 le cose vanno un pochetto meglio, lo attacco al seno tutte le volte che vuole ed ora, rispetto a prima lo usa proprio come fase per addormentarsi…quello che mi chiedo è..vista la tua esperienza, secondo te, dovrei cercare di dargli una routine durante il giorno? Tipo farlo dormire ad orari stabiliti ecc? O andare a letto sempre alla stessa ora e nello stesso posto? Lui di giorno si addormenta dove capita, a volte in fascia a volte solo in braccio, a volte nel letto…mentre di notte sempre nel letto con me, al seno. Dovrei sempre farlo ad un orario costante? Un po sono combattuta perché credo che assecondarlo sia la cosa migliore, anche se magari sbaglio e lo attacco anche se lui ha solo sonno. Invece a volte penso che forse così piccolo abbia bisogno di una routine..scusa davvero il disturbo ma a volte ho solo bisogno di una parola di conforto o vicinanza e tu mi spiri tanta tanta fiducia. 🙂 un abbraccio

    1. Ciao, scusami se ti rispondo dopo tanto tempo! 🙂 Secondo me non è male stabilire una routine, ma senza stressarsi se ci vuole tempo o se non viene sempre rispettata. Noi cerchiamo ad esempio di cenare sempre alla stessa ora, se possibile a casa. Questo ha nel tempo regolarizzato anche le abitudini di Davide e Flavia. Per il seno non posso darti una risposta, devi fare semplicemente come ti senti. Se addormentarlo al seno ti è comodo, continua pure. Non stare a preoccuparti di come farai quando dovrai staccarlo o quando non ci sarai etc, perché potrai pensarci a tempo debito! Se però la cosa ti risulta troppo gravosa, prova a cercare altre modalità. Stai serena, tutto verrà piano piano. <3

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