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Mi avevano detto che avrei dormito poco. Mi avevano avvertito che la vita sociale ne avrebbe risentito e che i viaggi sarebbero diventati molto più faticosi. Sapevo bene che il bilancio familiare sarebbe stato più difficile da far quadrare, che la casa sarebbe stata sempre in disordine e la cesta dei panni sporchi perennemente traboccante. Immaginavo che cambiare pannolini per oltre due anni di fila non sarebbe stato proprio come andare una settimana alle terme.

Nessuno mi aveva spiegato, però, che avrei rimpianto con ardore il silenzio che prima detestavo. Che avrei zittito urla disumane a suon di ciucci, cibo, tette, telecomandi e telefoni. Che avrei smontato pupazzi parlanti, trenini e telefoni giocattolo per eliminare definitivamente le batterie. Tra l’altro, avete mai provato a togliere la pila da un gioco per bambini piccoli? Di solito serve come minimo un cacciavite con almeno due punte differenti, ma in qualche caso non basteranno pinza e chiave inglese. Una volta ho pensato di dover ricorrere a una fiamma ossidrica.

Non immaginavo che avrei minacciato di querela le amiche che regalano tamburi e che mi sarei ridotta ad augurare la raucedine a un martello parlante. Mai avrei pensato che l’aspirapolvere della signora Esposito, ininterrottamente in funzione dal lunedì alla domenica, dalle sei del mattino alle undici di sera, mi sarebbe parso quasi melodioso, al confronto della cacofonia permanente che regna in casa mia.

Avete idea di quanto possa essere “rilassante” un dolcissimo carillon dopo 20 minuti ininterrotti di musichetta? E provate a sopravvivere a tre giorni consecutivi con l’apparecchio per l’aerosol in funzione dalle tre alle cinque volte al giorno e la tv che manda canzoncine dello Zecchino d’Oro per tenere buono il minuscolo silos di catarro (che nel frattempo urla come se Vlad in persona lo stesse impalando).

Se credete che i lavori di ristrutturazione del vostro vicino di casa siano fastidiosi; se giudicate molesta la metropolitana che vi hanno costruito sotto casa; se i vostri timpani sono refrattari alle canzoni di Emma Marrone e ai grugniti di Umberto Bossi; se l’espressione “inquinamento acustico” vi fa pensare al traffico sul Grande Raccordo Anulare, credetemi: è solo perché finora non avete ancora vissuto con un bambino.

Da qualche tempo mi chiedo se Mariele Ventre, in realtà, non sia morta suicida.

13 comments

  1. Bellissimo post!!! Ho le lacrime agli occhi dal ridere!!! Però dopo i primi cinque minuti in cui lo apprezzo, che tristezza il silenzio quando entro in casa la sera e le mie bimbe per qualche motivo non ci sono…

      1. Me incosciente… figurati che ho comprato io il primo “giochino molesto” a mia figlia… avessi immaginato che a breve si sarebbe riempita la casa di musichette e canzoncine!!! (che tra l’altro come te, conosco tutte a memoria!!!)

  2. Ti assicuro che la casa vuota, senza di loro, ha un silenzio assordante! É di una tristezza struggente! P.s: Eppoi il martello donatello è stato trattato male e zittito ingiustamente da subito!!! Diamogli un’altra possibilitá… 😉

  3. vero, verissimo, stravero. Poi arriva il successivo step. Quello per cui il silenzio inizia a far paura. Perchè finchè c’è casino sai più o meno cosa sta facendo, anche se non lo hai intorno. Invece il silenzio è sospetto. il silenzio porta un danno, e più è lungo più grande è il danno. Il silenzio… fa paura!

  4. …e che dire di quando qualche giocattolo inizia a “parlare”nel cuore della notte e devi indovinare dove si trovi x zittirlo prima che i pargoli si sveglino…a parte la paura!!!

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