Fare un figlio a Napoli, oggi

28 settembre 2016

Perché i bambini piccoli sono meravigliosi

28 settembre 2016

Tutto il bello di questo settembre

28 settembre 2016
fare-un-figlio-a-napoli
bambini meravigliosi
il-bello-di-settembre

Questo settembre l’ho aspettato per mesi, come una specie di Natale pagano pieno di luce e di regali. L’asilo che avrebbe dato respiro alle mie giornate, un allattamento che sembrava destinato a interrompersi, permettendomi forse di dormire finalmente più di un paio di ore di fila. L’imperativo di occuparmi del mio corpo, maltrattato da 4 anni di gravidanze, latte, cicatrici e fatica. Tante cose da ricominciare, altre da inventare da zero. L’ocra della terra e l’oro delle foglie, la nostra casa piena di luce al tramonto. Alla fine è stato un tempo faticoso, come sempre quando ci sono dei cambiamenti da digerire. Allatto ancora, più che ad agosto, e chissà per quanto continuerò, si vede che adesso va ancora bene così. Dormo meno di prima, e la sveglia mi sorprende ogni volta svuotata e quasi assente, come se la mia mente si facesse liquida dentro la sua scatola cranica. L’asilo ha portato con sé una nuova solitudine, importante ma impegnativa da gestire. Non ancora così fertile come spero che diventi. Mangio ancora male, i pesi prendono polvere su una mensola, le scarpe da corsa sono rimaste seppellite dentro la scarpiera. C’è ancora tempo, l’autunno è appena iniziato. È stato un mese intenso e altalenante, ma pieno di bellezza. E la voglio scrivere tutta, per non dimenticarla mai.

Artù che di nuovo si addormenta sulla mia scrivania mentre scrivo, sotto la lampada alogena che consuma troppo ma lo scalda come faceva sua madre quando era un cucciolo di quattrocento grammi. Mi respira vicino come quando eravamo soli per intere giornate, lui era il mio unico figlio e mi salvava ogni giorno dall’alienazione di un lavoro a tempo pieno portato avanti dentro le mura di casa. Allungo una mano, affondo le dita nella sua pelliccia e sento la sua gola che vibra di fusa e di pace.

Gli amici. Gli amici vecchi che sembravano scomparsi, perduti, andati. Per stanchezza, per dolore, per mancanze reciproche che a lungo mi erano parse irrecuperabili, definitive, senza redenzione. Quegli amici che, in qualche modo, in un modo diverso e nuovo, sono ancora qui, tutti. Legati da un amore che resiste ed esiste nonostante tutto e nonostante noi. E gli amici nuovi, scelti con la consapevolezza dell’età, eletti per affinità di sentire e di vivere. Amici virtuali che diventano reali, e che non voglio perdere, mai e poi mai.

Mio figlio che un giorno mi guarda e mi dice: “Stasera posso dormire senza ciuccio?”. E io penso che abbiamo fatto bene a fidarci di lui, ad aspettarlo, a rispettarlo. Che almeno questa volta non abbiamo nulla da rimproverarci. Sua sorella che si commuove ogni volta che vado a riprenderla a scuola, e che cantilena a ripetizione la stessa filastrocca che mia nonna e mia madre recitavano a me quando avevo la sua età.

Gli acquazzoni del pomeriggio, dirompenti e molesti, che rompono gli schemi e le scatole, che ci impongono di fermarci e cambiare programma. Ma che ci fanno restare muti a bocca socchiusa, incantati dinanzi al fragore, alla potenza, all’energia della natura.

L’uva fragola e i fichi. Dolci come un appuntamento d’amore con un vecchio amante che non delude mai.

Un compagno coi capelli sempre più grigi, che resta a tenermi la mano anche dopo che abbiamo strillato, sbagliato, frainteso. Dopo esserci detti che quelle mani, forse, non aveva più senso intrecciarle. Che resta anche quando siamo stanchi e lontani, quando non sappiamo cosa dirci, quando io stessa, con una voce che non è la mia, gli chiedo di andare. Quando occuparci dei figli che abbiamo fatto è talmente faticoso che non avanza niente per occuparci l’uno dell’altra. Ma lo abbiamo promesso e lo faremo, cascasse il mondo sotto i nostri piedi, ma noi lo faremo.

Libri vecchi e nuovi, che mi liberano, mi consolano, mi salvano e mi ricordano che smettere di sognare è come morire mentre si è ancora vivi.

Bimbi appena nati, che posso amare con la leggerezza con cui ami soltanto i figli non tuoi.

E un divano più comodo, su cui stringerci fortissimo nell’inverno che verrà.

2 comments

Lascia un commento!