La verità, vi prego, sul diventare mamma

30 maggio 2013

Biodegradabili o lavabili? Alla ricerca del pannolino giusto

30 maggio 2013

Piccole avventure di una mamma canguro

30 maggio 2013
b9627-img_5509
davide lavabili
2ea6c-marsupio2

Parco pubblico della città di provincia in cui vivo, una mattina di primavera. Passeggio con mio figlio che dorme placidamente nel marsupio ergonomico Tula (in realtà, a me sembra più una via di mezzo tra un marsupio ergonomico e un mei tai, qui c’è la mia recensione), prezioso regalo dei nostri amici di sempre. Davide è pancia a pancia con me, posso scorgere il suo musetto addormentato all’altezza del mio sterno). Un tizio di una certa età mi si avvicina con aria preoccupatissima e mi fa: “Signo’, ma sta dormendo!!!”. Il tono è quello di uno che ti avverte che il tuo bambino di pochi mesi sta facendo merenda con escrementi di ratto, o sta per infilare le dita in un’affettatrice di prosciutti. In funzione. Ancora sporca di mortadella ai pistacchi. Rassicuro il passante ansioso con aria perplessa – non capirò mai cosa lo angustiasse tanto – e proseguo.

Cambio di scena: negozio di frutta e verdura sotto casa. Un’amabile vecchina mi sorride, si complimenta per la bellezza di mio figlio – “Pare nu’ bambolotto!” – (per inciso, tra il ciuccio, il berrettino e il retro del marsupio, Davide è tanto bello quanto invisibile…) e si informa della comodità del “coso” che uso per portarlo in giro. Le rispondo che in effetti è molto pratico e che il bimbo ci fa delle grasse dormite. Lei sembra soddisfatta, accenna un sorriso, fa per allontanarsi e ricominciare ad occuparsi della scelta dei kiwi più succulenti, ma poi – è un attimo – cambia di colpo espressione: inarca un sopracciglio, tende i muscoli del collo, storce appena la bocca, solleva una mano con il palmo in fuori e mi dice: “Certo, è comodo, però non si sa mai: una storta, un inciampo, una caduta… Troppo pericoloso!”. Roba che al confronto Cassandra era benaugurante come un quadrifoglio di mezzo metro di diametro.
La tentazione è quella di lasciare sul banco cetrioli e banane (del fatto che i miei acquisti abbiano tutti una inequivocabile forma fallica ne vogliamo parlare?) e darmela a gambe levate recitando un mantra apotropaico, ma mi limito a garantirle che avrei affrontato le pericolose strade metropolitane con la massima attenzione. Se il mio didietro avesse avuto una targa – e viste le sue dimensioni attuali, la cosa avrebbe piuttosto senso – sono certa che la signora l’avrebbe prontamente annotata e comunicata all’assistente sociale di zona.

Tappa successiva: una nota cartoleria del centro. Scelgo un bigliettino di auguri e mi avvicino alla cassa per pagarlo. La proprietaria del negozio attacca con l’immancabile nenia “Quantoèbello-quantoha-maègrandissimo-prendeiltuolatte-lanottedorme-maèilprimofiglio-sembraunbambolotto…”, alla quale rispondo con ormai collaudatissimi sorrisi di cemento. Passano 30 secondi, non faccio in tempo a pagare i due euro e settanta che le devo, e la signora attacca: “Come sta bene in questo marsupio… Però…”. Eccolo, prevedibile quanto la calvizie senile di Piersilvio, il però. “Le manine ce le ha sistemate bene? Altrimenti rischia di farsi molto male!”. Non trovo di meglio da fare che risponderle con la semplice verità: Davide si è addormentato con le mani saldamente piazzate sulle mie tette.

Voi che dite: starà abbastanza comodo?

4 comments

  1. vogliamo parlare del fatto che quando io porto la mia pupa numero 2 nella fascia CHIUNQUE si fermi e sorrida e poi inizia a chiedere “ma sta comoda?” oppure una nonnina proprio l’altro giorno mi fa “ma così si scotta! sul carrozzino hanno l’ombrellino!” oppure scena top un’altra nonnina che mi fa prima mille moine e poi “ma sta comoda?” e io con somma pazienza le faccio “certo! è come se fosse ancora nella mia pancia!” e lei “ma quanto ha?” “tre mesi” “eh ma ormai a tre mesi nella pancia di mamma non ci sta più!”

    1. Eh, Loredana, le “mitiche” nonnine…. Che ne parliamo a fare? 😛 Un bacio alla piccola koala!

Lascia un commento!