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Elimination Communication: intervista a una mamma che ha rinunciato ai pannolini

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EC 3
Photo ©Cora Simone

Photo ©Cora Simone

Devo ammetterlo. La prima volta che ne ho scritto, io stessa non sono riuscita a nascondere un certo scetticismo. Abituare un neonato al vasino, attraverso la cosiddetta EC (Elimination Communication), mi è sempre parsa un’impresa davvero troppo ardua, riservata a poche coppie di genitori volenterosi e, in un certo senso, privilegiati. Adesso mi è capitata l’occasione per saperne di più, attraverso l’incontro virtuale con Cecilia, una madre che ci ha provato con successo, tanto da mettersi a studiare per insegnare questo “sistema” anche ad altri genitori.

Penso che la sua testimonianza possa essere interessante per tutti, a prescindere dalle scelte che poi ciascun genitore fa per la propria famiglia.

In cosa consiste la “tecnica” dell’EC? Quali sono i suoi vantaggi?
La EC (Elimination Communication, o comunicazione dell’evacuazione in italiano) è una modalità di interazione con i bambini piccoli che, volendo fin dalla nascita, supporta la loro consapevolezza innata rispetto ai propri bisogni fisiologici e alla pulizia propria e di chi li cura, e che evita quindi la dipendenza dal pannolino. Ci sono delle tecniche che favoriscono questa comunicazione, basate sull’osservazione del bambino, sul buon senso e a volte anche sull’istinto dei genitori. I vantaggi maggiori, dal punto di vista personale, sono una interazione col bambino più profonda e consapevole, il rispetto per le capacità innate del bambino e il supporto che ricevono, il rinforzo delle intuizioni dei genitori, tutte aree che nella nostra cultura sono un po’ svalutate.

E sul piano “materiale?
Dal punto di vista pratico, si conquista una facilità incredibile nel pulire i bambini anche dopo la cacca più impensabile (basta un po’ d’acqua o una salvietta); una minore incidenza dell’eritema da pannolino, se non la sua totale assenza; una ridotta dipendenza dal pannolino stesso, che porta quindi a poter effettuare lo spannolinamento prima e con modalità diverse rispetto a quelle predominanti; e per chi usa i pannolini lavabili certamente un carico ridotto di pannolini da pulire. Dal punto di vista della salvaguardia ambientale, poi, c’è una enorme riduzione della quantità di pannolini gettati nella spazzatura. Questo ha ovviamente anche un impatto notevolmente positivo sulle finanze familiari. Infine, quando si è trattato di portare campioni al dottore, raccoglierli è stato relativamente facile: un dettaglio che non avrei apprezzato se non mi fosse servito di farlo, ma che si è rivelato utilissimo.

Messa così, sembra la panacea di tutti i mali… Ci saranno anche delle difficoltà?
Le difficoltà maggiori per noi sono stati la stanchezza che vince su tutto, anche su idee e ideali, sfidare i pregiudizi nostri e di chi ci circonda nell’imparare a fidarci davvero di nostro figlio, nel credere che un essere così piccolo possa davvero essere in grado di avere una comunicazione tanto precisa dei suoi bisogni, e infine i periodi in cui l’EC non sembrava funzionare, per cui la tentazione di ricorrere al pannolino e dimenticarsi tutto era fortissima.

Tu quando hai iniziato? Ci racconti la tua esperienza?
Io ho cominciato quando mio figlio aveva circa 6 settimane. Non conoscevo l’EC prima, ma durante l’allattamento avevo cominciato a ricercare la marca e tipologia migliore di pannolini lavabili e, dopo aver trovato vari riferimenti all’EC, mi sono documentata meglio e mi sono entusiasmata (tanto che ora sto seguendo un corso per diventarne insegnante sia per gruppi che per singole famiglie). Pur non avendo esclusivamente usato l’EC e in particolare avendo scelto di non usarla di notte, sia io che mio marito l’abbiamo incorporata nella nostra consapevolezza e nella nostra routine di accudimento del bambino, con percentuali di successo e di costanza variabili (a volte, appunto, la stanchezza vince su tutto!), ma comunque con buoni risultati almeno per le cacche (le pipì sono state molto più difficili). Io sono potuta restare a casa fino agli otto mesi del pargolo, quindi sono riuscita a creare una buona base. Poi, fra andare dai nonni e dover tornare al lavoro, sicuramente l’EC ha sofferto, ma non abbiamo smesso di usarla quando potevamo, la sera, al weekend, in vacanza. Devo dire che siamo cosi’ riusciti a creare una consapevolezza condivisa dei bisogni fisiologici del bambino e che per lui e’ stato molto facile, una volta cominciato a “parlare”, chiedere di usare il vasino. Ci sono stati anche periodi in cui l’EC sembrava andare a rotoli, con pipì un po’ ovunque, ma sono stati brevi (una settimana il più lungo) e sempre seguiti da una maggiore abilità di gestirsi e comunicare. Adesso, a 19 mesi, non usiamo più il pannolino di giorno da circa 8 settimane, la sua consapevolezza rispetto alla cacca è totale e sta diventando pressoché completa anche rispetto alla pipì, per cui ha avuto bisogno di più tempo (anche per motivi fisiologici, è uno stimolo più difficile da riconoscere in anticipo e trattenere). E noi, anche quando sospettiamo che voglia semplicemente giocare sul wc, se ci chiede di andare abbiamo imparato ad ascoltarlo!

Ma non è un approccio un po’ troppo drastico, non si opera una forzatura eccessiva dei tempi naturali di sviluppo del bambino?
Non è un atteggiamento radicale da ambientalisti convinti, anzi fino agli anni ‘30 e ‘40 era assolutamente normale anche nel mondo occidentale (molto più a lungo in Europa orientale e ovviamente si usa senza drammi anche oggi in culture e paesi diversi dai nostri), poiché non esistevano i pannolini usa e getta. E non è un’educazione precoce, nel senso di troppo anticipata, al vasino, poiché lo scopo primario è rispondere alle necessità di base del bambino, non forzarne lo sviluppo.

Pensi che sia una strada percorribile anche per le mamme che lavorano o che hanno più di un figlio?
Assolutamente sì! Penso che sia grande la tentazione del “tutto o niente” quando si parla di EC (come anche di altre aree quando si tratta di crescere figli!), ma in realtà, e la mia esperienza lo prova, un atteggiamento più rilassato e una pratica part-time, cioè fare quel che si può quando si può, darà comunque dei risultati per noi stupefacenti. L’importante, come in molte altre aree dell’essere genitori, è mantenere accesa la consapevolezza e la fiducia che le necessità primarie sono innate nei bambini e cosi’ la loro capacita’ di riconoscerle e comunicarle. E poi prenderla con filosofia, accettare che ci siamo momenti in cui genitori o bambino non riusciranno a mantenere o usare la consapevolezza, o che magari ci siano fasi in cui il bambino non vuole usare il vasino. Dopotutto, non è una gara a chi prende più pipì o spannolina prima, ma un modo di creare comunicazione con i nostri bambini: nessuno si stupisce che una madre e un padre sappiano quando i figli hanno fame e diano loro da mangiare, e allo stesso tempo è importante non farsi prendere dal “mio figlio mangia più e meglio del tuo”, o anche “mio figlio a 10 mesi non usa ancora il cucchiaio e il tuo sì: sara’ anormale?”. Per chi ha altri figli, a volte addirittura i figli più grandi, se gia’ spannolinati, riescono a cogliere i segnali dei fratellini e sorelline, oppure beneficiano dall’atteggiamento dei genitori rispetto alla comunicazione e imparano velocemente a conoscere le proprie sensazioni fisiche.

Come si fa se il bimbo va al nido o è affidato ad altre persone? E di notte?
Si può cercare di coinvolgere chi si prende cura del bambino, ma anche se non fosse possibile, i bambini stessi sono perfettamente in grado di adattare i propri comportamenti all’ambiente in cui si trovano e risponderanno all’EC in qualsiasi modo e posto venga praticata. Per la notte, ci sono modalità specifiche per non usare il pannolino, senza dubbio più facili se si condivide il letto col bambino, ma va benissimo anche affidarsi al pannolino.

Fino a che età ha senso cominciare e quando diventa invece troppo tardi?
Poiché l’EC è innanzitutto un atteggiamento, e in secondo luogo una serie di tecniche, ci sono modalità, pratiche e tempi diversi a seconda dell’età in cui si sceglie di cominciare, ma essenzialmente non c’è un “troppo tardi”, al limite si parla di passare a uno spannolinamento rispettoso e sereno usando alcune delle tecniche dell’EC per aiutare il bambino a “ricordare” di prestare attenzione ai suoi bisogni fisiologici e comunicarli.

Si può fare educazione precoce al vasino anche facendo indossare il pannolino al bimbo, in modo da limitare “gli incidenti”?
Assolutamente, anzi, di solito il tempo di osservazione del bambino totalmente nudo viene limitato ed eseguito in modo responsabile, per non dare l’impressione al bambino che sia permesso fare i propri bisogni in qualsiasi posto. Esistono poi delle tecniche per mettere i pannolini che favoriscono un intervento veloce e, in genere, i pannolini di stoffa sono meglio di quelli “asciutti asciutti” perché favoriscono la consapevolezza della sensazione di bagnato, sia del bambino che del genitore. Ma, ad esempio, io ho usato sia pannolini lavabili che biodegradabili, a seconda della situazione logistica. Infine, la presenza di un pannolino non impedisce di certo di creare e usare i segnali sonori da abbinare all’evacuazione, così come di cambiare il bambino appena necessario, tutte tecniche che fanno parte dell’EC.

Cosa diresti a una mamma perplessa per convincerla a intraprendere questa strada?
Ci sono sicuramente molti motivi per cominciare e altrettanti per non farlo. Per me ha contato moltissimo la convinzione che, soprattutto nel momento in cui si decide di diventare genitori, sia importante mettersi in gioco e sfidare un po’ i nostri pregiudizi, le nostre aspettative (che tanto i nostri bambini sfideranno comunque) e la cultura predominante, ma ammetto di essere sempre stata “un po’ così”. Poi, sinceramente, la sensazione che si prova nell’essere in sintonia col bambino è indescrivibile, come quando si capisce cosa vuole prima che scoppi il pianto: quando si riesce la prima volta, il desiderio di imparare come riuscirci ancora è profondo, e non solo per diminuire lo “stress da pianto” (stress dei genitori, intendo). Per chi fosse in dubbio, proporrei di provare a “catturare” almeno una cacca, di quelle facili (la prima del mattino o quella durante o dopo la pappa) e vedere cosa si prova: è difficilissimo non volerlo fare ancora già dopo la prima volta, ma dopo 4 o 5 è impossibile tornare indietro!

Chi volesse altre informazioni o supporto, può contattare Cecilia all’indirizzo email cecira@mail.com. Sarà felice di rispondere alle vostre richieste.

15 comments

  1. Mah.
    A me questo metodo non piace per nulla perché lo trovo ossessivo nell osservazione del bambino, e proprio per questo motivo non è ben visto dagli esperti dell età evolutiva.
    Inoltre fomenta delle gare patetiche fra molte mamme che lo seguono, del tipo (lette su un forum!!) Che a tre mesi i figlio dicono “mamma cacca” oppure indicano la direzione del bagno. Si, come no, e mio figlio a 2 anni faceva le derivate di terzo grado..

    1. Onestamente non avevo pensato a queste pur interessanti implicazioni. Mi ero sempre fermata alle difficoltà pratiche, che sono state finora sufficienti a scoraggiarmi dal tentare… Ma quello che scrivi (come sempre!) ha senso, è una riflessione corretta. Quanto alle gare, so solo che mio figlio ha quasi due anni e non dice neanche “mamma” 😛

      1. Guarda, da un punto strettamente etico è una scelta che mi può piacere, quindi se il discorso si ferma al “produco meno rifiuti, la pelle di mio figlio è meno stressata” (in effetti anche con gli usa e getta si evitano irritazioni, a patto però di effettuare cambi frequenti. Ad esempio, fin dai primi mesi appena la temperatura lo permetteva, lasciavo mio figlio nudo sopra un telo, e se “faceva” pulivo!).
        Però se entrano in giochi discorsi come “mio figlio impara a 2 mesi a tenere i bisogni” allora no, non è vero: la maturità degli sfinteri arriva ben dopo l’anno e mezzo, con la normalità del pieno controllo intorno ai tre anni.
        Ovvio, ci sono le eccezioni di bambini che tolgono il panno a due anni o prima, ma comunque sono bambini che di loro sono pronti a livello sia fisico che emotivo.
        Fare e c affermando che in questo modo il bambino arriva prima al controllo è una leggerezza, perché contro la fisiologia non c’è metodo che tenga.
        Inoltre si ignora del tutto la valenza psicologica dell’atto liberatorio: quanti bambini hanno bisogno anche a 5 anni di fare la cacca nel pannolino? Tanti, più di quello che si pensa, perché le feci sono vissute a livello primitivo come una parte di sé che può essere traumatico lasciare andare nel vuoto.
        Perché quindi ignorare una normale tappa dello sviluppo infantile?
        non tutti i bambini la vivono così, ma chi la vive si trova in una situazione del tutto fisiologica, da assecondare.

        Fare e c nell illusione di avere il figlio precoce (che poi, scusate, ma che vanto c’è nel figlio che fa la cacca nel wc? Non mi pare manifesti genio o intelligenza fuori dal comune, ma che sia solo usato come status symbol da madri che non hanno altro cui pensare) vuol dire fallire miseramente perché e c non educa al water.

        Gli specialisti dell’età evolutiva non considerano bene questo metodo perché genera una risposta falsata del bambino che viene ossessivamente guardato dai genitori alla ricerca dei segnali per correre in bagno, togliendo quindi spontaneità al rapporto che si incentra sull osservazione continua.

        1. Con il tempo e due figli,uno quasi adolescente e uno neonato,mi hanno rivelato un trucco naturale e pedagogico,non bisogna sostituirsi ai bisogni dei bambini e dei ragazzi ne tantomeno assolutamente ” prevenirli”,in quanto loro non potrebbero riconoscerli,quindi quando si parla di osservazione “ossessiva” ,non sono d accordo,sono interprete di lingua dei segni e magari il piccolo potrà segnarlo con le manine se non riuscirà a dirlo ma dopo i 18 mesi credo,adesso che ne ha otto,non so,potrei provarci a casa,ma con la pipì non saprei proprio come fare,anche perché spesso e volentieri sono fuori causa.buona ” madrata” (passione di madre)

      2. Specifico che critico il metodo non in sé ma quando viene usato come vanteria e gara ad avere il figlio geniale perché non usa il pannolino, dimenticando che lui non tiene lo stimolo ma viene scaraventato sul water al primo supposto segnale di necessità impellente!
        Il metodo come mezzo per non inquinare mi va bene, il metodo per pretendere che la gente creda che il neonato di pochi mesi si trattiene, no!

  2. Mah. Se penso a mio figlio che ha 2 anni e 3 mesi e adora fare la caccona ancora (ahimè?) nel suo pannolone… sorrido e penso che non ce l’avremmo mai potuta fare 🙂

    1. Confesso che anche a me è sembrata sempre un’impresa troppo improba. E ancora di più ora che di figli ne ho due (ho addirittura sospeso temporaneamente i lavabili…)

  3. Io dico che ognuno è libero di fare ciò che più gli conviene o per lui risulta la scelta migliore per la sua famiglia ed i suoi piccoli. Dal mio punto di vista non sarei mai stato in grado di fare una scelta così radicale, come del resto la scelta di usare pannolini lavabili e non usa/getta. Si ci sarà pure un risparmio per la natura, ma comunque pure quelli vanno lavati/sterilizzati e ciò implica un consumo di acqua/detersivi ed energia. Poi diciamoci onestamente, anche io sono a favore di una decrescita felice, ma tutti non ci possiamo togliere tutto, altrimenti sarebbe come ritornare indietro di 100 anni, poi se vogliamo vivere come i nostri tris/bis/nonni allora è un’altra storia. Bisogna realizzare che l’evoluzione umana è veloce, e bisogna vivere a mio avviso in modo consapevole con le cose che abbiamo, non abusare ed usarle con intelligenza. Il fatto di usare un pc connesso alla rete elettrica per scrivere post su internet è già una cosa che di “green” ha poco. Riguardo ai bambini sono pienamente d’accordo con @frafru, vedo che moltissime mamme affrontano certi percorsi più spinte dalla loro voglia di far vedere che sono controcorrente disinteressandosi di quello che effettivamente comporta tutto ciò per il bambino e le persone che gli stanno vicine (e con questo non voglio assolutamente criticare la tua scelta, è solo un’osservazione in generale di quello che spesso vedo ma soprattutto leggo in vari blog/forum).

    1. Anche se posso condividere il punto di vista generale, trovo un po’ semplicistiche certe osservazioni (senza offesa, eh). I pannolini lavabili attuali non hanno niente a che fare, come semplicità di utilizzo, lavaggio, asciugatura, con quelli usati da mia nonna. Sono un prodotto tecnologico, risultato di ricerche e innovazioni. Sono uno strumento moderno, se non li hai mai usati non puoi saperli. La scelta della mamma che ho intervistato (che non è la mia scelta, per inciso) è un altro discorso. Mi piaceva raccontare un punto di vista alternativo, dire che, volendo, si può fare diversamente. Poi ognuno fa le considerazioni del caso 😉 Grazie del commento!

      1. Sicuramente i pannolini lavabili sono un prodotto innovativo rispetto a quelli passati però non è con questi che si cambiano le carte in tavola a mio avviso. Non sono una persona che si offende 😉
        Grazie mille per la pronta risposta.
        Complimenti per il blog.

        Ciao ciao

        1. Concordo in pieno, è una scelta che ha senso se inserita in un contesto più ampio. Grazie mille per i complimenti, alla prossima.

  4. A noi ha funzionato perfettamente con la cacca, che ha sempre fatto volentieri nel vasino da quando aveva quattro mesi, ma è stato un completo fallimento con la pipì… Forse riconoscere questo tipo di stimolo, come osservato nell’articolo, è un po’ più difficile per bambini e genitori. Nostro figlio non muoveva neanche un muscolo facciale né si toccava il pisellino!

    Comunque tutto è avvenuto senza alcun tipo di stress… Il nostro approccio è sempre stato: “Se riusciamo a interpretare il suo bisogno e intervenire col vasino, bene, altrimenti la fa nel pannolino”.

    Un risultato positivo però c’è stato: a partire da un anno, il pannolino lavabile notturno è sempre rimasto asciutto. E comunque, cosa più importante per lui ma anche per noi (che dovevamo lavare bimbo e anche pannolino!), nel complesso si è sporcato di cacca solo in rari “incidenti”.

  5. Ciao a tutti, sono la mamma dell’EC.
    Ci ho pensato molto prima di rispondere, non volevo prendere troppo spazio con questa storia, ma penso che qualche chiarimento in merito sia necessario soprattutto per tranquillizzare chi magari potrebbe voler fare questa scelta… poi non ne parlo piu’ 😉
    Intanto ringrazio Silvana per aver lanciato un altro sassolino di riflessione (come il parto a casa ultimamente, e tanti altri post!), che sono cosi’ necessari per aprirci la mente e anche farci riflettere sulle nostre convinzioni in un mondo pieno di opinioni forti.

    Poi, aggiungo che non scrivo per giudicare, convincere, predicare, ecc. e che sono convinta che ognuno di noi faccia le scelte etiche, pratiche ecc., compresi gli esperti a cui dare fiducia, che piu’ sono in linea col proprio modo di pensare, e che quindi sono le migliori per le circostanze di ogni famiglia.

    Detto questo, mi trovo d’accordo che ovviamente, no, spannolinare a 1 anno piuttosto che a 3 non ha poi conseguenze sull’adulto che il bambino diventera’ (casomai solo sul numero di pannolini cambiati 🙂 ), per cui scegliere EC non deriva sicuramente da prevenire traumi ecc., ma da un tentativo (almeno per noi) di provare ad avere fiducia nelle capacita’ innate di nostro figlio ed onorare tutto quello che gia’ sapeva fare supportandolo il piu’ possibile. Il che non succede solo nelle famiglie che praticano EC, ci mancherebbe, ma per noi e’ stato un incentivo a provare.

    E ovviamente, fare EC per una gara di superiorita’ o finire ad essere ossessivamente concentrati sul bambino per paura di perdersi una pipi’ sono problemi derivati dall’atteggiamento dei genitori, piu’ che dal metodo in se’, e si potrebbero trovare anche in altri campi (la pappa sembra essere il piu’ comune): di solito, i bambini percepiscono l’ansia e l’ossessione dei genitori e quindi rifiutano il tutto (a me e’ capitato quando ero ospite e proponevo troppe, troppe volte!!), con buona pace del successo dell’intera operazione 🙂 Come ha scritto Bart, essere rilassati ed emotivamente distaccati dal tutto e’ l’atteggiamento migliore, si tratta di funzioni fisiologiche innate, come mangiare e dormire, per cui si rispettano semplicemente i tempi e le modalita’ del bambino, offrendo la possibilita’ (mai l’obbligo!) di evacuare in posti accettabili per la nostra cultura.
    C’e’ si’ una fase di osservazione, in EC, ma appunto e’ solo una fase, anche piuttosto breve e contenuta, per raccogliere informazioni sui cicli naturali e gli eventuali segnali del bambino. Dopo, si usano queste informazioni in maniera il piu’ possibile naturale all’interno del normale accudimento del bambino, senza forzature.

    OK, qui in ordine sparso le altre riflessioni che mi sono venute leggendo i vostri commenti cosi’ precisi.

    1. Spannolinamento precoce e early potty training sono termini che possono generare una gran confusione, perche’ si riferiscono in maniera indiretta ad un processo mirato a bambini piu’ grandi, che ovviamente non si adatta ai neonati/bimbi piccoli. Il cuore dell’EC e’ la C, cioe’ la comunicazione. I bambini anche piccolissimi comunicano le loro esigenze (il lavoro di Priscilla Dunstan al riguardo e’ incredibile, avrei tanto voluto conoscerlo prima che fosse toppo tardi per noi!) e i genitori imparano a distinguere le varie richieste molto prima dello sviluppo del linguaggio verbale. In EC si aggiunge semplicemente un tassello a questo quadro generale, inserendo la richiesta di evacuare.

    2. Non si tratta di controllo degli sfinteri, che avviene in maniera naturale in eta’ piu’ matura, ma di CONSAPEVOLEZZA degli sfinteri, che e’ innata nei bambini, poiche’ si tratta di una delle funzioni vitali di base che il nostro corpo effettua da subito. Mio figlio ha fatto la prima pipi’ circa 3 secondi dopo il parto, e, almeno dove vivo io, osservare la prima pipi’ e’ parte del protocollo di sala parto. Chiunque abbia mai visto la faccia di un bimbo anche di una settimana quando fa la cacca capisce che il bambino sa che qualcosa sta succedendo in quel momento: l’EC semplicemente supporta questa consapevolezza innata in modo che non vada “dimenticata”, come capita quando si usa il pannolino in maniera esclusiva, e qundi poi debba essere recuperata quando i genitori (o il bambino!) decidono che sia arrivato il momento.

    3. L’attaccamento dei bambini alla cacca e’ una caratteristica delle eta’ piu’ grandi, non si trova nei bambini molto piccoli.

    4. EC non vuol dire non usare i pannolini, ma ritenerli una sorta di strumento, utile, ma non indispensabile: e’ una questione di atteggiamento, come ho gia’ scritto, per cui non ci si affida COMPLETAMENTE al pannolino, ma lo si inquadra in una cornice piu’ ampia di supporto all’evacuazione, piuttosto che come unica soluzione. Inoltre, la necessita’ anche solo di parlare di EC nasce a causa della presenza di pannolini, nelle culture in cui non si usano non c’e’ assolutamente un termine specifico per tutto questo, si fa e basta.

    5. Dal punto di vista dell’ambiente (per onorare il lato green del blog): i pannolini usa-e-getta sono stati inventati nel 1959. A parte quelli inceneriti, che si sappia sono ancora tutti li’, e piu’ sono moderni (con gel, iperassorbenti, ecc.), meno sono biodegradabili. Piu’ green sono i pannolini biodegradabili, ma anche qui si parla di anni, e quelli lavabili, per cui l’uso di risorse sia in fase di produzione che di uso (lavaggio, ecc.) sono nettamente minori. Non ho piu’ i dati sotto mano, ma su questo ci sono dati precisi, basta cercarli!

    Bene, mi fermo qui, come ho detto non srivero’ altro, per chi volesse piu’ info le ail mail e’ alla fine dell’articolo.

    Grazie ancora per la possibilita’ anche solo di parlarne e generare una discussione!

    1. Grazie a te per la disponibilità e per il buon senso con cui hai recato la tua testimonianza. C’è sempre da imparare da mamme come te!

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