Fratelli

1 febbraio 2016

Famiglia, adozioni e paradossi (e Cirinnà, che non parla di utero in affitto)

1 febbraio 2016

Dialogo tra due madri

1 febbraio 2016
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adozioni gay
due madri

(Continua dal blog di Lucrezia)

“Dopo mangiato lei si addormenta, e io mi fiondo al computer. Lavoro veloce, di solito male, di certo mai bene quanto vorrei. La testa corre tra cento progetti, le dita si interrompono di continuo per cambiare schermata, applicazione, programma. Il cuore batte, lo stomaco ogni tanto protesta. Il tempo non basta mai, la concentrazione nemmeno. La colpa torna a bussare. A metà pomeriggio lascio mezz’ora mia figlia con la nonna e vado a prendere suo fratello all’asilo. Torniamo a piedi, ci regaliamo un momento per noi due soli, che è sempre troppo breve e non basta mai. Altra colpa, altro rimorso. A casa mi divido tra due bambini, un gatto trascurato e una casa sempre sporca e in disordine, perché di pagare qualcuno che la pulisca al posto mio non se ne parla, visto che già lavoro poco e guadagno ancora meno. Quando il papà rientra, stanco, mi racconta del suo lavoro e dei colleghi. Io vorrei dirgli di pannolini e giochi e liti fraterne, vorrei lasciargli il timone e pensare ai fatti miei. Ma mi mordo la lingua e il cuore, mi vergogno, mi sento patetica. Non ho niente da raccontare, non ho fatto niente, forse io stessa sono niente, oramai.”

“Poi ci sono i giorni in cui sta male, quelli in cui esco di casa con il pensiero che adesso basta davvero, mollo tutto. Quelli in cui dovrei portare mio figlio dal dottore, invece di starmene seduta davanti al pc a scrivere e-mail. Quelli in cui il richiamo a quel senso di responsabilità e protezione mi urla in testa. Quelli in cui penso che sto davvero sbagliando tutto”.

“Quando i miei figli stanno male mi recludo per giorni insieme a loro. Il loro malessere diventa il mio, l’ansia mi assale, il peso della responsabilità mi deforma la schiena. Loro chiamano mamma, ma io non li posso salvare, e la frustrazione dilaga. Trascuro il più sano dei due in favore dell’altro. Trascuro il lavoro per assistere loro, che stanno male e chiamano mamma. Come fanno tutti gli esseri umani del mondo, da sempre e per sempre”.

“La sera torno a casa e l’unica cosa che vorrei è arraffare un pacchetto di patatine, una birra ghiacciata e stendermi sul divano, ammazzarmi di serie tv, leggere. Se ne ho voglia uscire. Invece torno e inizio a correre. La prima cosa è superare la diffidenza di mio figlio, quella che mi ricorda che non ci sono stata per tutto il giorno: me lo ricorda dicendomi di andale via. Si addolcirà dopo aver cenato. Preparo una specie di cena, se non ci ha già pensato quel sant’uomo che non ho ancora sposato, apparecchio, sparecchio, lavastoviglie, cambio pannolino, pigiama e un po’ di divano. Con il pc acceso appoggiato sulle ginocchia, ché ci sono le collaborazioni con i giornali, il blog, il sogno di vivere, un giorno, della mia scrittura. E un bambino che mette sottosopra la casa perché ha un disperato bisogno che la sua mamma giochi con lui. Lo faccio, a seconda delle scadenze che ho, sapendo che quello che significa sono ore in meno di sonno e senso d’angoscia per il giorno successivo. Lo faccio, stacco per un po’, e finalmente, mi sento una brava mamma. Per un tempo piccolissimo”.

“Quando cala la sera addormento i miei figli nel buio, sforzandomi di restare sveglia per essere in grado di riemergere dalla camera da letto una volta che entrambi saranno crollati. Per dare ancora vita alla serata, stare con l’uomo che amo, sentire che la mia giornata non finisce in quella stanza scura. Per tenermi vigile leggo un ebook, scrivo mentalmente, lavoro col cellulare in mano o, più semplicemente, penso. Mi chiedo come sarà la mia vita quando loro saranno appena più grandi di adesso, se riuscirò a riempire di nuovo col lavoro il tempo che avranno lasciato vuoto e privo di senso. Ricordo gli anni in cui inseguivo treni e metropolitane per andare in ufficio, o quelli, ancora più lontani, in cui studiavo con passione e successo, sentendomi dire che nella vita avrei potuto fare qualsiasi cosa. Penso al giudizio che i miei figli daranno alla mia decisione di lavorare da casa, da sola e nei ritagli di tempo, per occuparmi di loro. Tremo al pensiero che possano trovarmi insignificante e vuota, senza una professione e una vita sociale decente, senza uno stipendio degno. Che possano vivere pensando di avere una fallita per madre. E vergognarsi di me. Mi dico che sarebbe stato bello vivere questi anni sapendo di avere un lavoro sicuro ad aspettarmi, goderseli senza rimorso, senza l’angoscia per l’avvenire. Che tutte le madri dovrebbero avere questo diritto, la possibilità di non rinunciare a niente. E invece ho dovuto scegliere, come la maggior parte di noi. Correre il rischio. Ogni notte annuso i miei figli che mi dormono accanto, sperando che la strada che ho imboccato si riveli davvero la migliore. Per loro e magari anche per me”.

12 comments

  1. Anche questa volta, come molte altre, mi sono commossa. Mi ritrovo molto nel resoconto della tua giornata, della tua vita. Ho due lauree e due master e sono una mamma a tempo quasi pieno! Spero con tutto il cuore che le scelte che a noi sembrano giuste siano davvero le migliori per loro! Mi manca la vita di prima? Certo! Come mi mancava il mio Giovanni quando non c’era!

  2. Grazie per saper raccontare così bene questa nostra realtà. Grazie per il coraggio e la sincerità. Complimenti per l’impegno e il talento. È un vero piacere leggerti. Anch’io ho dovuto scegliere. Ho ancora qualche sogno nel cassetto.

  3. tanta, troppa dolorosa verità. Davvero, tutte le mamme meriterebbero un lavoro che l’aspetta e la possibilità di esserci come madre, almeno nei primi anni. Invece dobbiamo scegliere e ci sentiamo sempre in colpa, in un modo o nell’altro.

  4. Non temere, tra un paio d’anni i tuoi figli saranno entrambi alla scuola dell’infanzia e avrai molto più tempo. E non avrai tutti i rimpianti che immagini mentre cerchi di esorcizzarli fissando immagini nella memoria. Avrai altri momenti da vivere con loro e altri motivi per amarli, anche se questi momenti non torneranno più. E potrai dedicarti al lavoro. Scrivi troppo bene per restare in un angolo!

  5. per me lavorare è sempre stata la priorità assoluta, l’indipendenza, il non dover “dipendere” da altri, vuoi dai genitori, vuoi dal marito…insomma per me era importantissimo. Poi sono diventata mamma e il lavoro che tanto mi piaceva è svanito da un giorno all’altro. Ho fatto un trasloco, cambiato città (i primi mesi senza mio marito) e per 2 anni tra gravidanza e nascita di mio figlio non ho lavorato. Per me è stato l’inferno, ma nel vero senso della parola. Ho capito che per essere una buona mamma, per spendere del tempo di qualità con mio figlio io non potevo passare 24 ore su 24 con lui.
    Allora appena si è presentata l’occasione ho cominciato a inviare curriculum ma la mia disponibilità è solo part time, perché va bene lavorare, va bene non stare 24 ore su 24 con mio figlio, ma non vederlo per niente durante il giorno per me è troppo.
    Per questo motivo ho dovuto rinunciare a tanti lavori che richiedevano fulltime, poi si presenta L’OCCASIONE, un part time per il lavoro che faccio da sempre…ma guarda un po’, dopo soli 5 mesi mi chiedono un fulltime e non potendolo garantire mi licenziano in tronco!
    e dopo 5 giorni sai che mi sono messa a fare?Telemarketing, si, anni di studio, di stage e varie ma almeno faccio un part time, ho una flessibilità di orari pazzesca e una paga ridicola e ci credi se ti dico che sono felice?
    non ci sono scelte giuste o sbagliate secondo me, non condanno chi decide di lavorare 10 ore al giorno o chi vuole stare con i figli, basta che sia una scelta che alla fine della giornata ti faccia stare bene…c’è chi non può nemmeno scegliere ed è costretto a propendere per una o l’altra soluzione ma cercare in qualche modo il proprio benessere per me è importantissimo!
    Vedrai che piano piano le cose si aggiusteranno, non perdere la speranza!

  6. Salve,

    mi chiamo Gianna e lavoro per http://www.biosolex.com un negozio on line di Giocattoli Ecologici per Bambini e Neonati.

    Noi siamo sempre alla ricerca di blog interessanti, mi ha colpito molto il vostro, mi piacerebbe, se fosse possibile, poter collaborare e far conoscere la nostra attività attraverso il vostro blog.

    Noi abbiamo dei prodotti molto particolari, come i giochi in legno della Hape Toys, uno dei maggiori produttori mondiali di giocattoli in materiali sostenibili, al tempo stesso creativi ed eco-compatibili.
    http://www.biosolex.com/hape/

    Resto in attesa di un suo riscontro.

    Cordiali saluti,
    Gianna Pellecchia.

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