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Condividere (non) è un gioco da ragazzi

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Non dev’essere facile. Sei il centro del tuo mondo, piccolo tra i grandi, tutti pendono dalle tue labbra e si adoperano per realizzare i tuoi desideri. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana. Puoi utilizzare giocattoli e spazi a tuo piacimento, ogni cosa, a cominciare dal tempo di quelli che ti amano, ti appartiene.  E poi, all’improvviso, compare dal nulla qualcuno che è addirittura più piccolo di te. Occupa uno spazio fisico che prima era a tua disposizione, reclama attenzioni, riceve amore e abbracci e parole da chi prima li riservava solo a te. Impara a muoversi e si appropria di quello che prima era tuo. Tocca le tue cose, le usa, le assaggia, le smonta. La rompe, qualche volta. Si diverte con i tuoi giocattoli, come se fossero suoi.

Non dev’essere affatto facile riuscire a credere che quel piccolo intruso possa, col tempo, diventare un compagno di giochi fedele e straordinario. Che la sua presenza possa moltiplicare il divertimento, le risate, l’avventura. Che la sua fantasia, l’energia, la voglia di crescere possano arricchire la tua vita, fino a rendersi negli anni addirittura insostituibili. 

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Condividere è un atto di fiducia incommensurabile, richiede sicurezza di sé e molto autocontrollo. Richiede tempo, e un po’ di fatica. Specie se il nuovo arrivato non è poi così arrendevole.

Giocare insieme, per due fratelli di età molto ravvicinate, è una straordinaria palestra di coesistenza e condivisione. Una strada tortuosa fatta di scoperte emozionanti e crisi esplosive. C’è il momento idilliaco, in cui la collaborazione rende il gioco più divertente per tutti, e allora stare insieme diventa una specie di magia. Uno pensa e l’altro esegue, uno scherza e l’altro ride, uno comincia e l’altro finisce. Braccio e mente, complici e sodali. Piccoli insieme, diversi eppure simili.

Ma poi arrivano, inesorabili, la furia e lo scontro. Il mattoncino conteso, la postazione incedibile. La polemica insanabile per la musichetta sulla quale ballare (No, Piaia, sentiamo la canzone della lunaaaaaa!!”). E sono strepiti, spintoni e lacrime copiose. Sofferenza autentica, frustrazione che ti strizza lo stomaco.

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Ci vuole tempo, per imparare a condividere. Ci vogliono tanta esperienza e occasioni frequenti. Per questo, il mio consiglio pre-natalizio (non richiesto, ma mi perdonerete) è di regalare ai fratelli non troppo distanti di età giocattoli che possano utilizzare insieme. Perché abbiano l’opportunità di collaborare, confrontarsi e negoziare. Inventare insieme e insieme distruggere. Condividere, appunto. A casa nostra, ad esempio, vanno forte le costruzioni, di ogni colore e materiale. Soprattutto i mega bloks di Fisher-Price, che sono grandi e sicuri per i bimbi piccoli come Flavia, ma versatili e interessanti per quelli appena più grandi come Davide. E sono tanti, soprattutto, il che consente quasi sempre di evitare la zuffa per “il pezzo grande rosso”, o “il piede giallo del robot gigante”.

Non è sempre facile. Ma io mi illudo che tra uno strattone e uno strillo i miei figli stiano già cominciando a costruire la solida impalcatura che reggerà la loro relazione fraterna. Flessibile, colorata e incrollabile.

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Post in collaborazione con Fisher-Price

 

1 comment

  1. che emozione leggere questo post, anch’io ho due piccole bestioline che si stanno prendendo le misure, e la penso esattamente come te in merito alla condivisione. Per questo natale il nonno ha costruito una cucina giocattolo tutta di legno per loro, nella speranza che siano le basi per un lungo sodalizio fraterno.
    ciao e buona vita.

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