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Allattamento al seno: tutto quello che c’è da sapere

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La premessa

Lo dico subito e senza giri di parole: se NON VUOI (o non vuoi più) allattare, non hai niente di cui giustificarti. Nessuna spiegazione è dovuta, perché semplicemente non c’è nulla da spiegare, a prescindere dalle motivazioni della tua decisione. Che tu voglia tornare subito a lavorare a tempo pieno, coinvolgere il papà nell’allattamento, uscire o viaggiare senza figlio, che trovi troppo stancante, fastidioso o alienante allattare, o anche solo che non abbia voglia di rischiare di rovinarti il seno: hai il mio rispetto, sinceramente e senza ipocrisia, e non devi giustificazioni di sorta ad alcuno. Il corpo è tuo, il figlio è tuo, il tuo diritto di scelta è insindacabile e assoluto, e a parte questo sono convinta che la tua serenità sia più importante, per tuo figlio, del latte materno. Nessuno quindi dovrebbe permettersi di giudicarti per questo, e tu hai il preciso dovere di essere intellettualmente onesta, dicendo con chiarezza a te stessa e agli altri che la ragione per cui usi il biberon è che non vuoi (o non vuoi più) allattare.

Ma se DESIDERAVI allattare, e invece ti sei trovata a rinunciare perché ti hanno detto (i medici, l’ostetrica, il consultorio, le amiche, la vicina di casa, le nonne che a loro volta sono state private dell’esperienza dell’allattamento e hanno perso quella che era una preziosissima competenza ancestrale da tramandare di generazione in generazione) che non hai latte, o non ne hai abbastanza, o il tuo latte non è abbastanza nutriente, o fa male a tuo figlio, o perché pur succhiando al seno tuo figlio non prendeva peso, sappi che c’è la possibilità che ti abbiano informato o consigliato male. Che alcune delle cose che ti hanno riferito in materia di allattamento, e alcune raccomandazioni su come portarlo avanti, potrebbero essere superate, imprecise o del tutto false. E che anche le voci più ricorrenti sono a volte nient’altro che dei luoghi comuni senza alcun fondamento scientifico. Per cui, se hai voglia di una sintesi su tutto quello che c’è da sapere sull’allattamento – per riprovarci con un altro figlio, per dare informazioni corrette ad amiche, figlie, parenti o conoscenti che potrebbero averne bisogno, o semplicemente per informazione personale – potresti trovare interessante questo post. Il che, mi auguro, vale anche per le future mamme in cerca di informazioni.

 

Chi ben comincia…

Durante la gravidanza, il seno può subire una serie di modificazioni, come l’aumento di taglia o di turgore. I capezzoli possono ingrossarsi, diventare più scuri o indurirsi, ed eventualmente perdere latte o colostro. Intorno all’areola possono evidenziarsi delle piccole escrescenze (i cosiddetti Tubercoli di Montgomery). L’assenza di questi fenomeni non significa, nella maniera più assoluta, che non ci sarà latte (o che ce ne sarà troppo poco).

Le fasi iniziali dell’allattamento sono talvolta fastidiose o dolorose. Capita, nelle prime settimane, che i capezzoli brucino, prudano o siano leggermente escoriati, e che si avverta dolore nei primi 20/30 secondi di ogni poppata. Ma se il dolore diventa insopportabile o si protrae a lungo; se si formano ragadi; se i capezzoli sanguinano o perdono pus; se il seno diventa, tutto o in parte, rosso e duro; se c’è febbre; significa che l’attacco del bambino al seno non avviene nel modo giusto. Questo può creare lesioni al capezzolo, ingorghi e mastiti, oltre che impedire al lattante di alimentarsi in modo adeguato o compromettere l’arrivo della montata o la produttività del seno. Curare i sintomi è importante, ma il solo modo per risolvere il problema è correggere l’attacco con l’aiuto di una consulente in allattamento materno (1). Un prurito insistente può invece essere sintomo di una infezione fungina o di un altro problema di tipo dermatologico, che va ovviamente diagnosticato e curato nel modo opportuno. Distanziare forzatamente le poppate non è mai una soluzione. In casi particolari (come l’ascesso mammario) può rendersi necessario sospendere temporaneamente l’allattamento dal seno interessato, ma sempre dietro consiglio di una consulente (ne esistono di volontarie e di professioniste).

Alcuni bambini nascono con il frenulo linguale troppo corto o spesso. Questo riduce la motilità della lingua e può rendere l’attacco al seno doloroso per la madre e inefficace ai fini della suzione, con possibili ragadi e problemi di crescita. In questi casi è possibile intervenire con una piccola incisione, da effettuare precocemente e senza anestesia, per risolvere il problema (2).

La precocità dell’attacco al seno dopo il parto è molto importante, ma è possibile avviare l’allattamento anche se per ragioni imprescindibili il neonato e la madre devono restare separati per ore o giorni. Anche quando diviene indispensabile introdurre il latte artificiale, è possibile passare gradualmente a un allattamento al seno esclusivo. In qualche caso è addirittura possibile, con la stimolazione del seno e l’uso di un Dispositivo di allattamento supplementare, riuscire ad allattare anche un figlio adottivo (3).

allattare oltre l'anno

“Non avevo latte”

Il latte viene prodotto “su ordinazione” (4). Più il bambino si attacca (in modo corretto), più latte verrà prodotto. Va da sé che vale anche il viceversa: se la ghiandola non viene stimolata in modo sufficiente e adeguato, la produzione non sarà sufficiente e adeguata. Non servono tisane, massaggi, compresse, intrugli: per fare il latte bisogna attaccare al seno il neonato.

La precedente affermazione si porta dietro due conseguenze: l’allattamento al seno non può che essere a richiesta. Quando il neonato piange va attaccato al seno, e va lasciato lì fino a che non si stacca autonomamente. Non devono passare almeno tre ore tra le poppate, non è necessario che si cambi seno ogni dieci minuti (anzi: la composizione del latte cambia nel corso della poppata, ed è importante che il lattante resti al seno quanto desidera per assumere il latte più ricco in acqua, in proteine e in grassi. Se il piccolo si sazia, è anche possibile allattare da un solo seno ad ogni poppata). La durata delle poppate può variare molto da bambino a bambino, e tende spontaneamente a ridursi man mano che il lattante diventa più grande.

Seconda conseguenza: un seno morbido non è un seno vuoto. Un seno che smette di essere duro e dolente non è un seno che “ha perso il latte”. Anzi, seno vuoto è una espressione priva di senso, dal momento che il seno funziona come un rubinetto che si apre e si chiude, e non come un serbatoio che si riempie e si svuota. La poppata non si esaurisce con il latte già “in attesa” nel seno, ma si compone di quello che viene erogato al momento in risposta alla richiesta rappresentata dalla suzione. Se nelle prime settimane di allattamento le mammelle sono gonfie, turgide e a volte dolenti, se il latte gocciola dai capezzoli e sono necessarie le coppette assorbilatte, è perché la produzione si sta ancora tarando sulle richieste del neonato. Nel momento in cui il seno si tara sulle esigenze del suo fruitore, torna di norma ad essere morbido. Non perché sia “vuoto”, ma perché, appunto, produce quello che serve al bambino, al momento in cui serve.

Nei primi giorni di vita, tutti i neonati perdono peso, in attesa di adattarsi alla vita extrauterina e alla nuova alimentazione. Il calo fisiologico va senz’altro monitorato con attenzione, specie nei bambini molto piccoli, ma non è indice di “mancanza di latte” (vedi punto successivo). Il recupero del peso corporeo avviene in media entro una decina di giorni dalla nascita. Non occorre pesare il bambino prima e dopo ogni poppata, anche perché la quantità di latte assunto ogni volta può cambiare anche notevolmente (5).

La montata lattea può arrivare anche quattro o cinque giorni dopo il parto. Non ha senso, pertanto, stabilire già nei primissimi giorni di puerperio che “non c’è latte” (o non ce n’è abbastanza) e partire di conseguenza con l’allattamento artificiale. Nei primi giorni della sua vita, il neonato succhia dal seno di sua madre il colostro, che offre, anche in poche gocce, anticorpi, acqua, grassi e zuccheri al bambino.

Il latte non “finisce” di sera. Come già spiegato, il latte ai produce al bisogno, quando il poppante succhia. Spesso i bimbi piccoli sono più irrequieti nelle ore serali, ma questo non accade perché il latte non basta a saziarli (ci sono diverse ipotesi sulla irrequietudine serale, non legate alla carenza di latte materno). Molti neonati inoltre si attaccano tanto di notte perché sanno istintivamente che, a causa del funzionamento degli ormoni legati all’allattamento, la notte è un momento cruciale per la produzione e la stimolazione del seno (6).

In alcune fasi del suo sviluppo, i cosiddetti scatti di crescita (7), il lattante chiede il seno più spesso: è un fenomeno fisiologico, e il seno calibra la produzione in pochi giorni, a patto che si assecondi la richiesta del bambino di succhiare quando vuole e per il tempo che vuole.

Per assicurarsi che il bebè mangi a sufficienza, occorre verificare che bagni/sporchi almeno 6 pannolini nel corso delle 24 ore, oltre che pesarlo a intervalli regolari (ma non ossessivi. Una volta a settimana, per bimbi sani e a termine, è di norma sufficiente) utilizzando sempre la stessa bilancia (8).

goccia

Falsi miti da sfatare

Se un bambino chiede continuamente il seno, non significa che il latte non sia sufficiente. Spesso la suzione assolve a funzioni diverse da quella nutritiva, rispondendo al bisogno del bambino di conforto, calore, contatto col corpo della madre, consolazione dal dolore. Al di là di questo, il latte umano è molto digeribile, per cui è normale che un bambino ne chieda dosi anche molto frequenti. La quantità di latte assunta ad ogni poppata, inoltre, è sempre variabile, quindi non c’è da meravigliarsi se un lattante chieda il seno dopo un’ora o dopo quattro.

Avere un seno piccolo o grande non significa che non si potrà allattare. Non esiste alcuna correlazione tra le due cose.

Avere i capezzoli, piccoli, grandi o introflessi non significa per forza che non si potrà allattare (9). Potrebbe rendere l’attacco iniziale più complicato, ma col giusto supporto si può quasi sempre avviare l’allattamento con successo.

Il latte non “va via” da un giorno all’altro. Non diventa cattivo se si è spaventate, malate o preoccupate.

Non riuscire a usare il tiralatte non significa per forza che il latte manca. E un tiralatte non è in grado di stimolare la produzione come può fare un bambino che si attacca nel modo corretto. Può costituire, se usato opportunamente, un aiuto per risolvere ingorghi o tirarsi il latte quando non si può essere presenti per la poppata o quando il neonato è impossibilitato (perché ad esempio prematuro o ricoverato in Tin), ma per stimolare la montata lattea o drenare il seno è importante che il bambino si attacchi, e che lo faccia nel modo corretto. La spremitura manuale è preferibile, perché non lascia ristagnare latte nei dotti, come invece avviene col tiralatte.

Il parto cesareo o indotto, l’ittero neonatale, la miopia, un neonato grande o un neonato piccolo non sono controindicazioni all’allattamento.

È possibile allattare mentre si è incinte o mentre si hanno le mestruazioni. Può capitare che durante il ciclo ci sia una riduzione del riflesso di emissione, ovvero del riflesso che fa uscire il latte dal seno (cosa che a volte può infastidire qualche bambino), ma questo non influisce sulle quantità prodotte.

È possibile allattare contemporaneamente due gemelli o due fratelli di età diverse (10).

È possibile assumere farmaci quando si allatta (anche antibiotici), purché si tratti di sostanze compatibili con l’allattamento (11). Oltre che consultare il medico o il farmacista, è possibile chiedere informazioni al numero verde del Centro Anti Veleni Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo 800 88 3300.

Non esistono cibi vietati in allattamento. È importante seguire un’alimentazione sana ed equilibrata e mantenere una buona idratazione. Non bere alcolici e non fumare. Le proteine del latte vaccino “passano” nel latte, e possono causare fenomeni di intolleranza, spesso temporanei, in bimbi predisposti.

Il latte materno non diventa “acqua” dopo tre, sei o 12 mesi (12). Il latte materno non diventa MAI acqua, ma si adegua, al contrario, alle esigenze nutrizionali del bambino in crescita (come dimostrato da analisi della composizione chimica del latte stesso). L’interruzione dell’allattamento al seno è una questione che riguarda madre e figlio, e nessun altro.

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Altre cose da sapere

L’introduzione dei cibi solidi (il cosiddetto svezzamento) dovrebbe avvenire a partire dal sesto mese di vita del bambino, o comunque da quando il piccolo sta seduto da solo e mostra interesse per il cibo (13).

Il latte materno può essere tirato, conservato in congelatore e somministrato, seguendo opportune raccomandazioni, per andare incontro alle esigenze lavorative (e non solo) della mamma (14).

La spesa per il latte artificiale in Italia varia, a seconda delle marche, della tipologia e delle quantità utilizzate, dai 400 ai 1.000 euro complessivi nel primo anno di vita del bambino (dopo i 12 mesi è possibile proporre latte vaccino o bevande vegetali).

I componenti principali del “latte 1” sono uguali per legge, a prescindere dalle marche. Sempre per legge, reparti di maternità, ostetriche e pediatri non possono prescrivere una marca di latte piuttosto che un’altra (15).

Esistono situazioni, legate alla salute della mamma o del bambino, in cui è opportuno sospendere, rimandare o evitare del tutto l’allattamento al seno. L’elenco di questi casi specifici è disponibile sul sito del ministero della Salute (16)

 

ATTENZIONE: CHI SCRIVE NON È UNA CONSULENTE O UN’OSTETRICA. Il post ha finalità divulgative e non ha pretesa di esaustività. Le affermazioni in esso contenute sono suffragate da fonti scientifiche, che trovate linkate nel testo ed elencate più avanti. Per qualsiasi domanda, difficoltà o dubbio in materia di allattamento, consultate una consulente specializzata.

Fonti e siti utili:

Organizzazione Mondiale della Sanità – Allattamento
Ministero della Salute
Ibclc (International Board Certified Lactation Consultant)
Uppa (Un pediatra per amico)
Ibfan Italia (International Baby Food Action Network)
LLL Italia (La leche league)

 

14 comments

  1. Ottimo riassunto! Aggiungerei che, nelle prime settimane, quando il neonato si attacca a entrambi i seni nella stessa poppata, alla poppata successiva é preferibile offrire il seno a cui si era attaccato per ultimo nella poppata precedente.
    Del calo fisiologico, Michel Odent dice che forse tanto fisiologico non é. Nella sua esperienza di parti in casa, in una percentuale rilevante di neonati non c’era alcun calo.

  2. Sacrosante parole… dopo due figli posso confermare che è tutto verissimo… a volte si capisce solo troppo tardi.
    Se qualche futura mamma avesse paura dei problemi ai capezzoli durante le prime fasi dell allattamento posso dirti di suggerire con serenità (quasi magia) l utilizzo delle coppette d argento? (Da subito).
    Non vengono consigliate quanto a mio avviso si dovrebbe… nessuna controindicazione e prevenzione/rimedio assicurati!
    Con stima … una mamma come tante… ☺

  3. Articolo utilissimo.Dopo la mascita del mio primo figlio, scoraggiata dalle prime difficoltà e da chi mi attorniava, ho dovuto rinunciare quasi subito all’allattamento. Spero che con il secondo figlio vada meglio!

  4. Brava. Vorrei aver letto tutto questo alla nascita del mio primo figlio, avrei avuto molte meno paure. Amplio il punto sulla montata lattea: arriva anche dopo 4-5 giorni: a me arrivò dopo 7 giorni, quindi non bisogna demordere!

  5. Bello, molto esaustivo. Io credo che tanto sia da fare ancora nei vari reparti di neonatologia. Io sono stata molto fortunata a scegliere un ospedale ( il Galliera di Genova) in cui sono molto molto attenti all’allattamento al seno e ti “costringono” ad allattare aiutandoti a superare tutte le difficoltà iniziali. Molte amiche in altri ospedali sono state letteralmente abbandonate dopo una ragade o una mastite… Un’altra cosa: tempo fa ho portato Leone a fare l’ultimo vaccino esavalente e mi hanno fatto compilare un foglio-sondaggio sull’allattamento al seno. Risultavo l’unica ad allattare al seno il figlio di 8 mesi! La cosa mi ha rattristato un po’… E’ necessaria tanta informazione!

    1. Io penso che in Campania ad allattare oltre l’anno saremo forse in poche decine. Ma non è questo il punto. Se le mamme preferiscono davvero così, va benissimo che sia così. Se invece si smette (o neanche si incomincia) solo per disinformazione o per consigli sbagliati, allora è davvero un peccato.

  6. Ciao Silvana, complimenti per il post!

    completo, pieno di spunti e incoraggiante!
    Io alla fine ho smesso di allattare a 14 mesi perchè sentivo che era giunto il momento di smettere. Senza nessun rimpianto, ma con un pieno di dolcissimi ricordi per ognuno dei “nostri momenti”.
    La sola cosa che non mi manca è il tiralatte: ho ripreso a lavorare che lei aveva 4 mesi e l’ho usato per sei mesi…;-)
    Senza cominciare una polemica infinita mi veniva voglia solo di ribattere ad un punto: “’allattamento al seno non può che essere a richiesta.”.
    Non sono d’accordo al 100%.
    Le nostre madri avevano l’orologio come a scuola e non potevano sgarrare neanche di un minuto..ovviamente era paradossale..
    Ma…siamo davvero sicure che l’oltranzismo dell’allattamento a richiesta sia la sola soluzione?
    Mi spiego meglio: io ho cercato una via di mezzo tra le due strade cercando di assecondare i suoi cicli pappa/sveglia/nanna ma non dandole la tetta dopo mezz’ora.
    A tre mesi era lei stessa un orologio spaccato. questo ha permesso un passaggio meno traumatico tornando al lavoro per tutte e due.
    Purtroppo però ho visto mamme “distrutte” dall’allattamento a richiesta, stile sveglia ogni santa ora di ogni santa notte …. con la conclusione che alla fine per sopravvivere finivano per passare al latte artificiale…
    ecco, mi sento di dire che così come molti aspetti dell’essere mamma anche questa è una delle classiche scelte da fare in modo consapevole e scegliendo di fare quello che ci fa avere un equilibrio.
    ciò non toglie che per i primi giorni e per i picchi di crescita non ci sono alternative all’allattamento “a richiesta”, altrimenti non si stimola il seno a sufficienza…e niente latte!

    un abbraccio forte da Parigi

    1. Ciao Francesca, grazie del commento, che offre uno spunto davvero interessante. Sì, diciamo che ogni madre deve trovare il suo equilibrio (vale secondo me anche per l’uso del ciuccio, cui non ho volutamente fatto riferimento). I miei figli, ad esempio, hanno distanziato le poppate spontaneamente nel giro di poco, e dopo le prime settimane era abbastanza comprensibile il tipo di pianto (per fame, sonno, pannolino sporco, dolore etc). Però dovendo fare un discorso generale preferisco attenermi al discorso dell’allattamento a richiesta, visto che la filosofia delle tre ore ancora sopravvive e fa parecchi danni. Poi sicuramente ogni discorso va calato nel contesto specifico, anche tenendo conto delle esigenze di rientro al lavoro della mamma! Grazie ancora, ricambio l’abbraccio (come si sta lì, adesso? Ho un cugino a Bruxelles, a volte riferisce di un clima un po’ pesante…)!

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