Amare un figlio – Chicco Trio Love

26 febbraio 2015

L’attesa

26 febbraio 2015

Verde pallido

26 febbraio 2015
amore per un figlio3
qualità e quantità
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Avere due figli piccoli è come andare sull’ottovolante con la macchina dei Flintstones. Molto divertimento, un po’ di paura, e una fatica che nei tratti in salita si fa estenuante. Capita, specie dopo una serie di tre o quattro notti particolarmente movimentate, di essere così stanchi da dimenticare cose, dire cose e poi dimenticarle, fare cose e poi dimenticarle. Demenza genitoriale. Dovrebbero descriverne eziologia e sintomi in qualche autorevole rivista scientifica, o per lo meno su Wikipedia.

In un quadro del genere, vale la prima legge del marinaio di lungo corso: mantenere fedeltà a un principio, o a un’amante, diventa ogni giorno più difficile secondo un’equazione logaritmica calcolata sulle ore di astinenza. Per un genitore dal sonno e per un marinaio dalla passione.

Non è che io tutto a un tratto me ne freghi del cambiamento climatico e dei rifiuti. Niente affatto. È solo che a volte il tempo e l’energia sono talmente rarefatti da togliere il fiato. E allora va a finire che i pannolini lavabili, messi via nel periodo convulso del post partum, siano ancora piegati e riposti in un cassetto del fasciatoio. Che le passeggiate all’aperto alla ricerca di segnali che annunciano la primavera imminente vengano scoraggiate dalla pioggia e dalla stanchezza. Che i giocattoli ecologici e le attività creative, sul finire del giorno, cedano il posto alla televisione. Che la cena venga servita in piatti usa e getta, o che all’ultimo momento si ordini qualche schifezza da asporto, almeno per i grandi.

Il compromesso, in questa stagione di amore e fatica, è il mio spirito guida. Il mio patronus fluorescente e salvifico. Un mantra che mi ripeto a metà tra il senso di colpa e l’autoassoluzione. Tornerà il tempo dell’integrità (quello dell’intransigenza, in fondo, non si era mai compiuto). Adesso ciò che conta è riuscire a scendere dall’ottovolante con le ginocchia che tremano, ma con la mente ancora salda. Tornare in porto col sale sulla pelle a giurare ancora fedeltà all’amante tradita. E questa volta, magari, sarà per sempre.

11 comments

  1. leggendo il titolo pensavo ti riferissi ad altro… tipo al vomitino… scusa ma qui gira di nuovo il virus! :-/
    Il compromesso è la chiave della salvezza, o l’elasticità, come scrivevo settimana scorsa! Tua sei una mamma vera, non un’invasata, per cui ti scontri con il giorno dopo giorno. A volte bisogna mettere da parte le proprie convinzioni per sopravvivere!

  2. Fai benissimo, non siamo mica dei fenomeni! Concediamoci anche di allentare la corda, ogni tanto (e poi le schifezze da asporto, ogni tanto, ci stanno proprio a pennello 🙂 )

  3. Anche io con duenne e duemesenne posso sottoscrivere il ogni singola parola! Se potessi eliminare anche le mie funzioni corporali per recuperare tempo per il sonno lo farei volentieri! E anche questo è un sintomo di demenza genitoriale

  4. Non vorrei scoraggiarvi, ma le cose andando avanti non migliorano… 😉

    Ho un figlio di quasi 6 anni e, a tutt’oggi, il senso di spossatezza mentale e fisica associato a un crescente e schiacciante senso di colpa – generato da riflessioni del tipo “forse sono troppo severa-forse sono troppo accondiscendente-avrò mica dettofattopensato qualcosa che possa creargli un trauma infantile-gli sto troppo dietro-non gli ho dedicato abbastanza ore” – stanno assumendo dimensioni preoccupanti!

    Credo che una possibile via di fuga dalla follia incipiente sia, paradossalmente, pensare un po’ meno ai propri figli… Questo ovviamente vale per chi, come me, prende la maternità con un senso di responsabilità, dovere e abnegazione pari a quello di un samurai e ha quel pensiero fisso 24 ore al giorno, da quando apre gli occhi la mattina a quando li chiude perdendo i sensi la sera… Probabilmente crescerebbero più equilibrati, visto che l’essere consapevoli di essere costantemente il centro dell’universo dei genitori potrebbe, un giorno, portarli a pretendere continue attenzioni in un vortice di malsano e narcisistico egocentrismo!

  5. Come, proprio da te? scherzo, ovviamente.
    la triste verità e che al benessere dell’ambiente si può pensare seriamente solo dopo aver soddisfatto le esigenze primarie di vita. Tipo mangiare, dormire, non far urlare i pupi e non lasciarli con il sederino sporco e la pancia vuota.
    Vedrai, ti rifarai presto!!!

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