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5 settembre 2016

Cose di cui ti accorgi camminando con un bambino di 3 anni

5 settembre 2016

Una madre mediocre

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camminare bambino 3 anni
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Sono una mamma “green”, ma fino a un certo punto.
Uso i pannolini lavabili, ma anche gli usa e getta ecologici (di notte e in viaggio); evito i “parchi divertimento” con gli animali ma mi piacciono gli acquari e i bioparchi; cerco di fare acquisti consapevoli, ma utilizzo anche prodotti industriali e ho un debole per le cucine straniere; mangio carne una volta alla settimana e in viaggio; giro quasi sempre a piedi ma non vado in bicicletta; faccio una raccolta differenziata maniacale, ma ho un giardino incolto e viaggio spesso in aereo; uso quando posso rimedi fitoterapici, ma non credo nell’omeopatia.

Sono una mamma che allatta, ma non a termine.
I miei figli non hanno mai assaggiato il latte in polvere, ad eccezione di una o due poppate per Davide nel reparto maternità. Nonostante allattare sia stato inizialmente orrendo, spesso estenuante e a tratti molto doloroso, non ho mai usato il biberon e li ho allattati a lungo e a richiesta. Ma Davide ha sempre usato il ciuccio, e tuttora ne ha bisogno per addormentarsi o consolarsi in caso di crisi. E so già che non ho voglia di allattare Flavia come si suol dire “a termine”, aspettando che si stacchi dal seno in totale autonomia, ma che cercherò di interrompere prima il suo allattamento (ci ho già provato, anzi. Ma lei non ne ha voluto sapere).

Sono una mamma che viaggia, ma non troppo.
Il mio primogenito ha messo piede in una decina di paesi in tre anni e mezzo di vita. Entrambi i miei figli hanno avuto il loro battesimo dell’aria a pochi mesi di età, abbiamo già fatto un’esperienza di volo intercontinentale e diversi viaggi itineranti. Viaggiare, insieme a leggere, è la mia passione più grande. Ma non ho itinerari avventurosi da raccontare, mete esotiche cui ripensare con nostalgia, destinazioni alternative e “coraggiose” all’attivo. Conto di uscire ancora dall’Europa insieme alla mia famiglia, ma so già che, a meno di vincite fortuite e consistenti, accadrà in occasioni rare.

Sono una mamma che lavora, ma così così.
Dichiaro un reddito personale dal 2007, dall’anno successivo sono iscritta a un ordine professionale e dal 2010 ho la partita Iva. Ho una laurea e due master pertinenti con quello che faccio da dieci anni. Scrivo articoli e post che mi vengono pagati, verso ogni anno dei contributi alla cassa previdenziale, ho percepito per due volte un indennizzo di maternità. Viaggio per lavoro, e in passato ho partecipato a meeting, conferenze stampa, convegni. Ho ricevuto accrediti stampa per conferenze Onu, eventi musicali, per il Giro d’Italia. Una volta sono stata a una rassegna per giornalisti scientifici che si teneva a bordo di una nave in giro per il Mediterraneo. Eppure non ho un reddito fisso su cui contare, uno straccio di garanzia di quello che accadrà tra un anno o anche solo tra sei mesi. Ho tante colleghe e collaboratori, ma ci sentiamo solo al telefono o via internet. Lavoro quasi esclusivamente da casa, in solitudine, seduta alla mia scrivania poco illuminata. Guadagno oggettivamente poco, specie negli ultimi anni.

Sono una mamma in forma, ma anche no.
Durante la prima gravidanza ho messo su 11 chili, meno di 9 la seconda volta. Attualmente peso circa 5 chili di meno rispetto a quando sono rimasta incinta di Davide e non ho quasi smagliature. Ma sono molle, grigiastra e senza fiato. Mi mangio le unghie e non mi trucco quasi mai. Ho la cellulite e non faccio cose tipo i work out per mamme. Ci ho provato pure, una volta, ma ho resistito tre giorni.

Sono una mamma chioccia, ma non fino in fondo.
Non esco mai di sera senza i miei figli (al massimo un aperitivo mentre loro stanno col papà), tanto meno partirei per un viaggio senza di loro. Dormiamo tutti insieme in un letto a tre piazze. In questi primi anni della loro vita ho scelto di delegare il meno possibile, cercando di occuparmi di loro sempre insieme a mio marito. Eppure mio figlio ha iniziato il nido a poco più di un anno e mezzo, con un inserimento straziante e interminabile che non mi ha scoraggiato dal perseverare. Sua sorella, che compie due anni tra un paio di mesi, ha appena cominciato a sua volta, e speriamo che per lei sia meno doloroso.

Sono una mamma canguro, ma zoppico un po’.
Ho portato mio figlio in marsupio e mia figlia, tantissimo, anche in fascia. L’esperienza del babywearing ha arricchito profondamente la mia vita (di conoscenza, di ricordi, di amicizie) e ha cambiato il rapporto con mia figlia. Ma da quando lei cammina le occasioni di portarla addosso sono molto diminuite, e attualmente usiamo il marsupio o la fascia ad anelli solo raramente, in viaggio o in vacanza. Un fatto abbastanza insolito, tra le “vere” mamme portatrici di bimbi che non hanno ancora due anni.

Sono un po’ di tutto, tante cose insieme. Né carne, né pesce. Ma tutto quello che sono mi sembra imperfetto e approssimativo. Privo di coerenza e mediocre. E così mi sento a disagio tra le mamme fissate con l’allattamento e quelle che ce l’hanno con quelle fissate con l’allattamento. Mi sento diversa dalle mamme portatrici e da quelle che non sanno cosa sia una fascia. Distante anni luce dalle mamme che vanno in vacanza sempre sullo stesso litorale, ma “non abbastanza” per quelle che girano il mondo con lo zaino in spalla. Esposta al giudizio delle mamme vegane, ma irrimediabilmente stravagante per quelle che non userebbero mai una coppetta mestruale.

Se fossi una liceale americana, non sarei una cheerleader ma neanche una nerd. Perennemente fuori posto, sempre troppo o non abbastanza. Faticosamente alla ricerca di una strada che mi conduca esattamente dove voglio arrivare, ma che cambia direzione di continuo, e spesso mi costringe a battere sentieri non troppo frequentati.

Sono vent’anni che vorrei riuscire a etichettarmi. A incasellarmi, a definirmi. Al liceo leggevo Che Guevara e andavo in chiesa ogni domenica, ero bravissima a scuola ma adoravo lo sport e il cazzeggio. Credevo che il tempo mi avrebbe reso più inquadrabile, più coerente. Più normale.

E invece no. Resto sempre complicata, incoerente, volubile. Per certi versi inevitabilmente sola. Praticamente un’adolescente di 35 anni, e soprattutto mediocre. Una professionista, un’amica, una moglie e una donna incompiuta. Una madre mediocre.

29 comments

  1. Sei quello che sei: e a me piaci tanto cosi’!!! Chissa’ se un giorno avremo mai la fortuna di incontrarci… Con pargoli al seguito ovviamente 🙂

  2. E’ questa incompiutezza che ti fa uscire fuori allo scoperto, scrivere questo blog, dare parola a sentimenti che chi ti legge prova, ma non sa dirli come fai tu. E non certo in modo mediocre, anzi!
    Sei coraggiosa, scrivi benissimo, vai in profondità…non è da tutti.
    Per il resto, siamo tutti mediocri, in un aspetto o in un altro della nostra vita!
    E poi essere etichettabili è comodo, ti fa sparire nel gruppo in cui sei incasellata…e sinceramente non ti ci vedo così!
    Un abbraccio,
    Carla

  3. Tutto questo è la tua più grande ricchezza.. a me piaci tantissimo, anche se ti conosco solo virtualmente e, a volte, mi piacerebbe essere come ti “scrivi” tu !

    1. Ciao cara,
      allora: Davide l’ho portato solo in marsupio (ergonomico), quindi aveva già 3 o 4 mesi (anzi, l’ho messo troppo presto ma allora ero molto inesperta). Con Flavia ho usato l’elastica quando aveva circa 15 giorni. Non avevo più i punti e non mi dava fastidio (a volte mettevo una specie di panciera se dovevo stare in piedi a lungo).

  4. Ti leggo sempre ma questa è la prima volta che commento. Mi ritrovo molto spesso nelle tue parole, oggi ancora di più. Però mi sento di farti un appunto: il non incasellarsi in categorie e sentirsi sempre un po’ fuori posto non è da mediocri, semmai è un altro punto a tuo favore!
    Grazie per quello che scrivi, mi farebbe piacere conoscerti dal vivo un giorno, magari in una di quelle occasioni per blogger alle quali alle volte partecipo sentendomi sempre un pesce fuor d’acqua!

  5. Io faccio il super tifo per Te!! Scrivi molto bene e ti fai leggere tutto d’un fiato e poi… Per me sei fra le migliori Blogger.

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