Eco- come ecologia. Eco- come economia

18 ottobre 2013

Intervista: Elisa Artuso, mamma green, blogger e autrice del libro ‘Eco-famiglie’

18 ottobre 2013

Sono tutte puericultrici con i figli degli altri. Anche io.

18 ottobre 2013
economia ecologia
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© Unamammagreen

Sottotitolo: solo gli idioti non cambiano mai idea

Prima di diventare madre ero convinta di sapere alla perfezione che madre sarei diventata. Una di quelle mamme tutte d’un pezzo, affettuose e presenti, ma granitiche nei loro principi educativi. Incrollabili come le Vele di Scampia. Magari non proprio inflessibile come Tata Lucia (e possibilmente manco frigida come la signorina Rottermeier), ma sempre capace di distinguere il bene dal male e di indicare alla prole la strada giusta, proprio come una torcia intermittente a risparmio energetico. Una specie di Mary Poppins stonata ma coi piedi dritti, insomma. Ma questo, per l’appunto, era prima. Mai cambiato tante opinioni come da quando mi hanno cavato mio figlio dal ventre.

Prendiamo l’allattamento. Sempre stata convinta di allattare, certo, ma anche di smetterla non appena lo avrei ritenuto “opportuno”. I bimbi grandicelli abbarbicati alla tetta mi facevano un po’ impressione, per dirla tutta (mai quanto le loro madri, comunque, che giudicavo morbose e lesive dell’autonomia dei propri figli) ed ero assolutamente sicura che “a noi non sarebbe mai accaduto”. Poi ho scoperto che l’OMS e la FAO – stiamo parlando delll’Organizzazione mondiale della sanità e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, mica di Elisir e Medicina 33! – raccomandano di nutrire i bambini esclusivamente col latte di mamma per almeno 6 mesi, e di continuare ad allattarli, una volta introdotti gli alimenti solidi, anche fino ai 2 anni e oltre.

Stessa cosa per il cosleeping. Quando sentivo di genitori che dividevano il letto con la prole, mi partiva il sopracciglio, prima. Gli occhi roteavano spontaneamente, la bocca si storceva in modo incontrollabile. Intonavo un requiem alla loro vita sessuale, immaginavo scenari raccapriccianti di neonati soffocati da grovigli di coperte e pigiami a righe, compativo quei figli vittime di cotanto lassismo. Giudicavo male quelle madri e quei padri, in poche parole. E con la stessa presunzione emettevo la mia sentenza verso i bambini abituati a passare molto tempo in braccio, a essere portati in fascia o soccorsi tempestivamente quando piangevano: viziati e maleducati. Senza possibilità di appello.

Poi ho letto decine di pareri di pediatri e psicologi che sostengono con assoluta convinzione la necessità del contatto fisico costante tra neonati e genitori (la madre, in modo particolare), del cosiddetto “contenimento”. Convinti che soltanto rispondendo prontamente ai bisogni dei bambini molto piccoli – che si esprimono attraverso il pianto, inesorabilmente – li si possa aiutare a diventare degli adulti indipendenti e sicuri di sé, fiduciosi nel prossimo e capaci di esprimere i propri sentimenti e di gestire le proprie emozioni. Certi che ogni bimbo abbia i propri tempi per imparare a dormire da solo, come per mangiare, camminare, parlare, espletare le proprie funzioni corporali eccetera eccetera, e che rispettare questi tempi non significhi derogare al proprio dovere educativo di genitore, ma trattare i propri figli come delle persone. Sicuri che le richieste dei bambini, per lo meno quando sono molto piccoli, non siano “capricci”, ma bisogni reali, perché anche i nostri figli sono “competenti”, ovvero consapevoli, fin da subito, di ciò che vogliono e, cosa ancora più importante, di quello che va bene per loro.

Negli ultimi 8 mesi ho scoperto un altro mondo, fatto di cure prossimali, carezze, disponibilità e lentezza. Di ascolto e di istinto. Ma, prima di tutto, ho conosciuto mio figlio. Il bambino reale, diverso da quello immaginato. Un bambino che ho visto trasformarsi completamente nel giro di qualche mese, man mano che mutava il mio atteggiamento nei suoi confronti. Mio figlio che piangeva di continuo, disperatamente. Che detestava gli estranei, la folla, i luoghi sconosciuti. Che non dormiva mai più di 45 minuti di seguito e aveva difficoltà finanche a defecare, che guardava il mondo con un’aria sbalordita e corrucciata. Un essere umano nervoso e diffidente, spaventato, oserei dire. Fino a quando anche io, finalmente, sono diventata la madre che volevo essere davvero, molto distante dalla madre immaginata, con buona pace dei troppi benpensanti e della me stessa “di prima”. Fatta di viscere e pelle, di istinto e di narici. Una femmina di primate, figlia di figli di scimmie che portavano i propri cuccioli sulla schiena, per anni, che li allattavano finché erano cresciuti, che dormivano con loro nelle caverne, scaldandoli col calore del proprio fiato. Una madre che accorre subito se suo figlio piange, che gli offre il seno quando lui lo desidera (anche quando le costa una fatica indescrivibile), che lo addormenta accanto a sé, accarezzandolo e cullandolo. Che lo ascolta, lo aspetta e si fida di lui, che lo tiene nel mei tai quando non vuole più stare nel passeggino e lo lascia dormire appiccicato a lei. Che alla necessaria fermezza accompagna, sempre, una dose di pazienza che mai e poi mai avrebbe pensato di possedere.

Che sia stato davvero questo a trasformare Davide nel bambino sorridente e sveglio che è adesso, naturalmente nessuno potrà mai dimostrarlo. Ma io lo so che è così. E in ogni caso posso dire – con assoluta certezza, questo sì – che da quando ascolto anche la mia pancia, da quando ho lasciato andare il minuscolo grillo parlante che viveva nel mio cervello, io sono una madre più felice. E dormo anche tre ore di seguito, vi pare poco?

PS: Lettura consigliata: Alessandra Bortolotti, E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini, collana Il bambino naturale (2010)

47 comments

  1. é esattamente quello che io dicevo alla mia migliore amica. siamo profondamente diverse seppur ci amiamo dalle viscere: io più sentimentale e istintiva, lei più razionale e decisa. ho partorito qualche mese prima di lei e le dicevo come mi comportavo con il mio ninno. e lei a dire: “noooo, io farò così e colà”. l’altro giorno mi chiama, il suo bimbo ha oggi due settimane, e mi fa: “Scusa, avevi ragione. non ce la faccio a non lasciarlo dormire su di me”. Ecco, appunto! =) sei solo una mamma! solo 😉

  2. Pienamente d’accordo con tutto quello che hai scritto. Anche io mi sono ritrovata nella tua stessa situazione, prima della nascita della nana ero un’altra persona e la pensavo diversamente .. col senno di poi sono diventata la mamma che mia figlia merita, non sarò perfetta, ma sono di certo la migliore per mia figlia.

  3. Lascia fare alla natura – dicevano le nonne- e segui il tuo istinto-aggiungo io! La mia esperienza di madre-bis mi trova molto spesso coincidente con questa linea di pensiero. Attualmente,credo, molte madri etichettano con il termine “capriccio” tutto ció che le infastidisce e sottrae tempo dedicabile ad altre attività. I miei figli hanno dormito per lungo tempo nel lettone, ma non vedo in loro nessun attaccamento morboso o dipendenza dalla sottoscritta. La vicinanza fisica è una cosa che nell’era moderna eè considerata vergognosa e per alcuni versi morbosa. Non credo affatto sia cosí. Anzi noto che molti adulti hanno problemi proprio perchè avvertono una solitudine fisica che si tramuta in una grave solitudine interiore! Brava Silvana! La tua scelta è saggia! Condivido pienamente!

  4. Papà felice di due bimbe una di 3 anni ed una di 3 mesi.
    “quando ho lasciato andare il minuscolo grillo parlante che viveva nel mio cervello, io sono una madre più felice”
    In questa ultima frase sta la chiave del post e ci torno qualche riga più giù.

    Sono contrario all’allattamento al seno secondo i dettami della FAO poiché si riferisce prettamente all’allattamento in quei paesi in cui reperire acqua e cibo salubri è un problema (la nostra prima bambina è stata comunque allattata al seno sino a 10 mesi con inizio svezzamento a circa 5 mesi e mezzo, la seconda è in allattamento al seno).
    Sono anche di fondo contrario al cosleeping, spostare la nostra prima bambina nella sua stanza a poco più di un mese ci ha restituito l’intimità e l’indipendenza che non avremmo potuto avere in altro modo (entrambe le nostre figlie non hanno mai dormito nel lettone sino ad oggi).

    Tornando alla chiave del post, credo che i bambini si adattino molto facilmente allo stile dei propri genitori e il fatto che ci sembrino star meglio complessivamente come causa diretta di nostri comportamenti specifici in realtà un po’ maschera il fatto che facendo quello che ci sembra giusto (lasciare andare il grillo parlante) siamo noi più sereni e felici. E due genitori sereni, felici ed…innamorati è probabilmente uno di quei pilastri su cui si basa la serenità dei nostri bimbi.

    1. Ciao Raffo! Benvenuto e grazie mille per aver detto la tua. Io penso, e sostanzialmente mi pare di essere d’accordo con te, che non esista una ricetta universale per la felicità domestica. Quello che funziona in una famiglia – un certo personalissimo sistema di regole, una precisa routine quotidiana – di solito non va bene in un’altra. Anzi, la mia pur limitata esperienza mi insegna che anche all’interno dello stesso nucleo familiare, lo schema richiede continui aggiustamenti, si naviga quasi a vista per riuscire a mantenere un equilibrio che resta inevitabilmente fluido anche se il più possibile stabile. Il segreto, secondo me (e in questo sta il significato della frase che riporti) consiste nel decidere in autonomia. Leggere, documentarsi, confrontarsi sono attività fondamentali per chi “studia da genitore”, ma in ultima analisi è con la propria testa, o meglio con la propria pancia, che si sceglie la strada da imboccare. Come per la durata dell’allattamento: al di là delle indicazioni della FAO, le madri sanno che il proprio latte non “contiene” solo nutrienti e anticorpi, ed è per questo che, entro i limiti del buon senso, spetta a loro, insieme ai propri figli e compagni, decidere quando smettere. Torna a trovarmi!

    2. Raffo, hai scritto esattamente quello che avrei scritto io. Il fatto è che oggi la maternità è ancora più difficile di ieri. Se prima la neo mamma doveva selezionare fra i mille consigli elargiti dalle mille puericultrici improvvisate, oggi in più è in balia di schiere di esperti, associazioni, leghe, organismi etc. etc., che in più rispetto alle più innocue “puericultrici improvvisate” hanno voci molto più autorevoli, così autorevoli che la neo-mamma non può non ascoltarle, pena insostenibili sensi di colpa.
      Purtroppo nelle strutture ospedaliere dove si promuove una maternità “naturale” in tutto e per tutto, spesso c’è altrettanto terrismo psicologico che negli anni ’80 quando si boicottava l’ allattamento al seno per promuovere quello artificale. Solo in senso inverso.
      Sarà cominciata una nuova era quando DAVVERO si consiglierà alla madre di essere “naturalmente” se stessa, di fare quello che sente, senza giudicarla, e senza messaggi subliminali del tipo “ognuno fa dormire i propri figli dove vuole. I miei sono più intelligenti. Dormono nel lettone con me. Sarà un caso?”
      Quando a pochi giorni dalla nascita della mia prima figlia ho chiamato in ospedale in lacrime perchè il dolore e le ragadi mi rendevano impossibile allattare, mi sono sentita rispondere “che sarà mai se sua figlia ingoia un po’ di sangue?”. In sostanza, la madre in quanto essere umano e non in quanto “mammifero” (perchè è a questo che siamo ridotte quando veniamo trattate così) non è nemmeno presa in considerazione. “Spalmi un po’ del suo latte sul seno e passa tutto”. Lo facevo da una settimana. Se non avessi ascoltato alcune amiche “puericultrici improvvisate”, non sarei andata a fondo e non avrei scoperto che oltre alle ragadi che mi avevano letteralmente squarciato il seno, avevo anche contratto la candida, che sul seno dà dolori lancinanti. Non mi sarei curata, e avrei interrotto l’ allattamento trascinandomi forse per il resto della mia vita sensi di colpa e profondo senso di fallimento/inadeguatezza, per non essere riuscita a resistere solo spalmando “un po’ del mio latte”. Cosa c’ è di naturale in tutto ciò? Qui vedo solo tanto (sadico) “partorirai con dolore”, e null’ altro. E’ questo che s’ intende per natura? Continuare imperterriti a ignorare la madre esattamente come trent’ anni fa, ma questa volta sostenendo che “sono le nuove linee guida”? Non mi sembra un passo avanti.
      Se ho allattato esclusivamente le mie figlie fino allo svezzamento, continuando ad allattarle fino ad oltre l’ anno lo devo alla mia forza di volontà. La stessa che mi ha fatto insegnare loro a godere serenamente di un sonno lungo e ristoratore nella loro cameretta. E sottolineo serenamente, perchè grazie al fatto che in questo non ho seguito i dettami di nessun manuale, ma semplicemente e senza alcuna paura o senso di colpa la mia convinzione che dormire profondamente come solo quando si ha spazio e silenzio a disposizione può accadere (questo è quanto vale per me) faccia bene, unitamente alla mia esigenza di dormire ben più di tre ore per notte, cosa di cui ho bisogno per potermi ricaricare per poter dare loro il massimo di stessa nelle ore del giorno, il massimo dell’ affetto e della disponibilità fisica, affettiva, mentale. Durante il giorno sono una vera e propria mamma-cozza, e ascolto tutti i loro bisogni. Di notte, checchè possano dirne “pediatri e psicologi” ascolto un MIO bisogno, che è anche loro al punto che se chiedo loro di dormire con me magari perchè sono ammalate “roteano gli e storcono la bocca in modo incontrollabile”.

      1. Applausi! Quando si capirà che l’autodeterminazione è il diritto più inviolabile delle madri, vivremo in un mondo migliore!

      2. Con questo allattamento a mio avviso si sta un po’ esagerando. L’allattamento al seno è un mezzo per favorire il benessere del bambino e della mamma (e conseguentemente di tutta la famiglia), e non andrebbe perseguito ostinatamente come un fine in sé, nel momento in cui crea complicazioni e toglie serenità. Ci sono molte mamme esaurite perché pur di allattare al seno per mesi ed anni dormono, per mesi ed anni, al massimo tre, quattro ore a notte. Comprensibilmente sono esauste e stressate, spesso a scapito anche della serenità del marito e dei figli. Siamo proprio sicuri che ne valga la pena?

      1. Se ti riferisci al discorso fao, possibile. Se ti riferisci al fatto che i bambini allattati al seno sino a 3 anni siano più sicuri, più svegli, più sereni etc etc.. Su questo non sono d’accordo. Sono come tutti gli altri bambini ne più né meno. Che alcuni genitori siano più sereni a svezzare a 3 mesi ed altri ad allattare sino a 4 anni è assolutamente vero.

  5. Mi piace molto quello che hai scritto e mi piace il commento del papà qui sopra.Mi sono messa in discussione e ho pensato molto se fin’ora avessi fatto bene o meno a negare il lettone a Michela,a tenerla poco nel marsupio o a cercare adesso (che ha 9 mesi) di iniziare a toglierle il seno.E mi sono risposta che non siamo noi ad imporre abitudini ai nostri bimbi quanto piuttosto il contrario:Michela è sempre stata tranquilla in culla;dopo poco nel marsupio dà visibili segni di scocciamento che non manifesta nel passeggino;il seno non lo ha mai cercato se non quando gliel’ho proposto io.Se fosse successo il contrario di tutto,è ovvio,per il suo bene e l’amore infinito che provo,mi sarei adattata.Sarei stata più felice se Michela avesse dormito qualche volta abbarbicata a me,o se si fosse appoggiata sul nostro petto tranquilla durante una passeggiata….ma lei? Non saprei,né posso per ora saperlo.Mi sembra felice e io sono contenta così.

    1. Infatti sogno un secondogenito/a di altra pasta per fare un’esperienza diversa 🙂 I nostri figli, come ogni persona, sono speciali perché unici. A noi non resta che cercare di aiutarli a dare il meglio di sé.

  6. Insomma una mamma con un superego molto affollato; sarebbe stata tale anche se avesse avuto idee opposte (allattamento sino alla maggior età, co-sleeping a oltranza, ecc…). Il baco nella sua testa è avere idee preconfezionate, evidentemente eterodirette, anziché maturate in base all’esperienza e all’ascolto di esigenze diverse (proprie, del bambino, del padre e di chiunque altro viene coinvolto nell’accudimento). Il mio mito continua a rimanere Athina Cenci in “A ovest di Paperino”

    1. Paolo, non nasciamo imparati, come si dice dalle mie parti. La cosa decisiva, secondo me, è correggere la rotta quando occorre, magari con l’aiuto degli altri. Io spesso navigo ancora a vista (come tutti i genitori, secondo me), ma almeno adesso ho mio figlio e suo padre che cercano la strada insieme a me. Grazie per il tuo commento.

  7. Sono perfettamente d’accordo con il concetto di base: lascia andare il grillo parlante!! ho un figlio di 4 mesi e da quando ne ha due dorme nella sua stanza e viene nel lettone solo la mattina per le coccole. Purtroppo ho potuto allattare esclusivamente solo un mese e mezzo, poi è iniziato a diminuire il latte e nell’arco di due settimane siamo passati all’artificiale e basta. Avevo comunque deciso di smettere di allattare prima del rientro in ufficio proprio secondo il principio che non c’è niente che rende il bimbo più sereno e felice di genitori sereni e felici. In fin dei conti, e so che ripeto quanto è stato già detto, è l’unica cosa che conta nell’educazione (o cura) di bimbi soprattutto quando ancora tanto piccoli: L’EQUILIBRIO, secondo me questa è la parola chiave! Non esistono metodi universali…
    l’unica cosa sulla quale proprio non transigo (e vedo che siamo d’accordo) è l’idea che lasciarli piangere da soli al buio possa essere un buon metodo educativo, come dicevo mio figlio dorme in camera sua e da un mese già dorme tutta la notte ma se per caso si sveglia perché mai non dovrei perdere quei 5 minuti per rassicurarlo che mamma e papà ci sono e ci saranno sempre??? mi dispiace ma la trovo una pratica assurda!

    1. Ciao Catt, benvenuta e grazie del tuo commento. D’accordo su tutta la linea: in materia di allattamento-nanna-culla e chi più ne ha più ne metta, ogni famiglia ha il sacrosanto diritto di fare le proprie scelte in santa pace. Anche, ahimè, se questo vuol dire lasciar piangere un bambino piccolo che non riesce a riaddormentarsi, per quanto, come te, lo trovi sbagliato e insopportabile. Torna a trovarmi e un bacio al tuo piccolo dormiglione (che invidia! ;))

  8. Grazie! Infinitamente grazie! Hai praticamente scritto ciò che spesso mi trovo a pensare! Anche io stessi pregiudizi prima e stesso metodo educativo poi. Samuel ha 9 mesi ed è felice e ancora allattato. Io ho avuto difficoltà a non finire all inizio..ma ho stretto i denti smesso di ascoltare tutti e assecondato il mio istinto. ..e Samuel cresce benissimo e soprattutto è un bimbo sereno e sempre sorridente.

  9. La cosa più dolorosa per me, subito dopo la nascita della bimba, è stata quella di sentirmi incapace. Sopraffatta. E di conseguenza esposta emotivamente ai “puericultori” che non sapevo di avere in famiglia.
    La bambina ha da subito pianto molto (coliche? reflusso? paura? ipersensibilità?) e il mio istinto mi ha da subito spinta a tenerla molto in braccio, a coccolarla, a cercare di difenderla da tutto e da tutti. Sentivo che non voleva essere troppo stimolata o toccata da estranei. Mi hanno giudicata “esagerata”, fanatica. Mi hanno detto che la stavo viziando (a 1 mese e mezzo?!), che se non la abituavo al passeggino non ci sarebbe mai stata, che dovevo dar retta a chi ha avuto figli prima di me (anche se 30 anni fa). Io mi sono ostinata invece ad allattare a richiesta (e non ogni 3 ore come mi diceva il pediatra), a passeggiare con lei nel marsupio, a farla addormentare in braccio, a prenderla su quando piangeva, a farla dormire accanto a me. Ho sbagliato? Avevano ragione loro? Chi lo sa. Ho fatto solo quello che sentivo fosse più giusto. Ho fatto quello che non avrei potuto fare a meno di fare, perchè mia figlia è unica, io sono unica, insieme formiamo un nucleo che non somiglia a nessun altro.
    Non esiste il metodo giusto o quello sbagliato. Eppure, tra ormoni impazziti, il corpo che cambia, e senso di smarrimento continuo, e la vita di prima che si sbriciola sotto i tuoi occhi e ne provi una bruciante nostalgia, e la solitudine, e capire che indietro non si torna, che ora comincia un capitolo nuovo, a tutto questo aggiungi il giudizio degli altri … non è facile. Poi quando la bimba si sveglia la mattina e ti guarda e sorride, di quel sorriso che dona solo a te. Capisci che il nuovo capitolo che hai appena iniziato è il più bello della tua vita. E che sei tu l’unica mamma che fa per lei. Che sei tutto il suo mondo.

    Peace.

    1. Sara sono d’accordo con te anche io ho postato la stessa storia con la prima figlia, e sono convinta di aver fatto il giusto Perché ogni mamma sa il giusto per suo figlio..

  10. condivido tutto, specie questo modo di stare con i propri bambini. La mia bambina ha 16 mesi, la allatto ancora quando vuole e dorme con noi. All’inizio mi facevo tante domande e mi sentivo insicura, condizionata dall’opinione degli altri che sembrava la sola giusta e io quella sbagliata. Poi ho letto il libro di cui parli e mi sono liberata di tutte quelle domande che mi facevo per colpa degli altri. Da allora ci affidiamo solo al nostro istinto. E siamo felici, questa è la strada giusta per noi.
    Cristina
    http://sofiscloset.blogspot.it

    1. Ti dico solo che col secondogenito va molto meglio. Si impara a fregarsene dei consigli altrui e dei propri pregiudizi. Noi da qualche giorno dormiamo in 4 (e saltuariamente si aggiunge anche il gatto ;))

  11. Cara Silvana, ho letto il tuo articolo con commozione, mentre il cuore sorrideva e la pancia anche ^_^
    Mi rispecchio completamente in quanto hai condiviso.
    Il libro della Bortolotti è tra i più belli che abbia letto, insieme a Besame Mucho.
    La maternità mi ha reso una persona diversa da come ero e da come credevo di essere: mio figlio Andrea mi ha reso e mi rende ogni giorno una persona migliore.
    Felice di leggerti,
    Francesca

  12. Ecco qui, riassunti perfettamente, tutti i miei pensieri di mamma. Ho, infatti, lanciato un blog da pochissimo che parlerà esattamente di questo: com’ero prima e come sono diventata dopo la nascita della mia bimba. Che bello leggere di altre mamme come me! 🙂

  13. Mi trovo molto d’accordo con quanto scritto da Catt, Letizia e Raffo. Mio figlio ha otto mesi e mi sono sempre documentata molto, ho chiesto molto aiuto a ostetriche, puericultrici etc, ma poi ho sempre calato i consigli che mi davano sulla realtà della nostra famiglia, e cioè: su come è fatto mio figlio e su come siamo fatti io e mio marito. Ad esempio: nonostante tutti mi consigliassero caldamente di tenerlo nel lettone con noi, sapevo che né io né tantomeno mio marito saremmo mai stati capaci di convivere con questa pratica, per cui abbiamo evitato di farlo e fin da subito nostro figlio ha dormito in camera sua. Fra l’altro lui non ha mai mostrato particolare interesse a dormire con noi. Ex post non saprei dire se non ha mai mostrato interesse perché non gli piace o semplicemente perché da sempre è stato abituato in un certo modo, fatto sta che non ha mai protestato e tendenzialmente ha sempre dormito tranquillo nel suo lettino. Lo stesso dicasi per fascia, essere tenuto molto in braccio etc. Sono tutte cose che non ha mai richiesto insistentemente, e io mi sono guardata bene dal fargliele provare (perché non ero molto propensa…). Fatto sta che è un bambino tranquillo, zero mammone (ahimè), già da ora indipendente. Ripeto, forse è il suo carattere, forse un po’ dipende da come è stato abituato, ma quando mi consigliavano di tenerlo sempre addosso etc etc io invece ho seguito il mio istinto e sono troppo contenta di aver fatto così. Probabilmente se avessi avuto un figlio più “esigente” avrei agito in modo diverso, proprio perché ogni mamma è diversa, ogni figlio è diverso e soprattutto la mamma sa per istinto come è meglio comportarsi.

  14. Ragazze ho tre figlie deliziose adesso sono ormai grandicelle. Loro sono sempre state bravissime e io ho potuto far di tutto ma quando rimanevo sola con loro il sentimento che più provavo era noia e una gran voglia di uscire di casa e se non potevo farlo fisicamente evadevo leggendo e leggendo anche con le bimbe in braccio o sull’altalena. Non ho mai sentito quel desiderio e quell’attaccamento verso di loro…boh, dite che sono strana?

  15. Cara Silvana ti leggo e quasi mi spavento…sembro aver scritto io certe frasi e aver avuto una botta d halzimer e non ricordare più! W noi stesse e ciò che abbiamo deciso di essere mettendo a tacere le nostre convinzioni e dedicandoci solo a ciò che ora proviamo!

  16. Complimenti davvero x questo articolo, detto da una Puericultrice ( vera 😉 ) che apprezza tantissimo quello che scrivi e che si ritrova in pieno nel tuo esser madre.
    L’ascolto e la prossimità senza giudizio nei confronti di una puerpera sono spesso dimenticati e violati, così pure quelli dei neonati che, ancora oggi, vengono indirizzati alle metodologie del distacco etc…
    Bisognerebbe fare in modo che la diade mamma-bambino sia un fluire di sensazioni, di domande e risposte attorno alle quali l’operatore possa dare una risposta generale alla quale la madre prendere atto o no.
    Complimenti!
    Condivido sul mio blog e pg facebook Profumo di Mamma.

  17. Concordo! Anche se ho fatto scelte un po’ diverse dalle tue, alcune istintive, altre più razionali, moltissime suggeritemi dalla mia piccolina che è stata da subito molto chiara nell’espressione delle sue esigenze.
    Credo sia una questione di armonia, tra te e il bambino e il padre/compagno.
    Imporsi un modello, qualunque esso sia, può fare molto male, soprattutto se non ci assomiglia, se è troppo distante dalle nostre abitudini, se non riesce a colmare appieno le esigenze dei nostri figli.
    E se prima era sbagliato il prevalere della cultura del latte artificiale e del “si vizia”, oggi sembra che se non hai tuo figlio attaccato al seno 24 ore su 24, se non dorme nel tuo letto, se non usi la fascia per portarlo in giro e non fai l’autosvezzamento, sei una madre egoista o poco informata.
    I primi due mesi di vita di Irene ho dormito con lei addosso mille volte, vuoi perché era l’unico modo per chiudere occhio, vuoi perché lei smetteva di lamentarsi, vuoi perché la posizione a pancia in giù le faceva passare le colichette.
    L’ho fatto perché era la soluzione migliore per entrambe in quel momento.
    A tre mesi ha iniziato a dormire nel lettino nella sua stanza e la qualità del suo sonno (più che del nostro) è migliorata tantissimo.
    Anche io ho un blog, se ti interessa proprio oggi parlo di asilo nido e svezzamento!
    http://vedogente.blogspot.it/2014/11/asilo-e-svezzamento-storia-di-una-pupa.html

  18. Sono mamma di due giovanotti e gia’ nonna.Posso dire con molta umiltà ciò che ,arrivata quasi alla fine della vita,credo di avere capito. Prima di tutto non c’è una ricetta da seguire nella cura dei figli,perché ogni bimbo è un mondo a se’,ogni genitore è diverso da un altro,ogni famiglia ha caratteristiche diverse per tradizione, natura ,gusti ecc. Un errore a mio parere comunemente commesso dalle neo mamme e’ quello di leggere pubblicazioni,interpellare “sapienti” e non per ultimo affidarsi ai consigli delle nonne. La società cambia e quello che andava bene per la passata generazione non è più consono ai tempi attuali. L’amore con la A maiuscola sa benissimo cosa fare,senza trascurare le altre realtà esistenti all’interno del nucleo familiare,cioè non dimentica che è’ esistita una coppia prima che diventasse un “trio”,che fa partecipe l’altro delle cure,del tempo,dell’attenzione da dedicare al pargolo. Dico questo perché ho sperimentato quanto può essere opprimente,demotivante,disamorante per la parte maschile della coppia, vedersi messo da parte e alloggiato in secondo piano in camera da letto, a tavola ,in auto,a scuola,in vacanza ecc. Un discutibile atteggiamento della mogliettina puo'( dico può’ perché esistono anche i martiri contenti) aprire una frattura incolmabile tra le parti e creare un’atmosfera acida in casa della quale il primo a risentire è indubbiamente il bimbo. Se è la felicità del nostro bambino all’apice delle nostre aspettative, si dovrebbe principalmente curare la salute della coppia,perché i bambini come i ragazzi,come tutti i figli sani,crescono sereni e pronti ad affrontare le avversità della vita solo se sono cresciuti in una famiglia dove mamma e papà si sono voluti bene e hanno goduto a lungo della loro reciproca compagnia e vicinanza fisica. Aggiungo una piccolissima nota,che nasce dalla mia esperienza: mamme lasciate che i vostri uomini si sentano importanti per voi prima di tutto,perché sono vanitosi e non sentitevi mai un nucleo unico col vostro bimbo, escludendo la loro presenza- non chiedete il loro aiuto solo per portare il passeggino o la borsa dei pannolini,fatelo voi e lasciate il bimbo al vostro uomo,non usatelo come un facchino ma come Papà.

    1. Non posso che sottoscrivere. Sono reduce da poco dal secondo parto, e lasciare mio figlio durante il ricovero è stata dura. Solo sapere che era nelle ottime mani del suo papà, abituato ad occuparsene come me, mi è stato di conforto.

    2. Concordo in pieno con nonna Orsetta! Giusto, giustissimo non relegare in secondo piano il papà: in fin dei conti, è anche grazie a loro se i nostri piccoli tesori sono venuti al mondo! 😉 E l’esperienza che stiamo passando ora con la secondogenita (bimba con sindrome di Down, per fortuna senza malformazioni e sana) mi ha fatto ulteriormente capire l’importanza dell’affiatamento nella coppia!

  19. È passato molto tempo da quando hai scritto questa riflessione (che mi ha colpita) e dall’ultimo commento… Ma io sono diventata mamma da circa 4 mesi (di due gemelline) e, perciò, da poco ho scoperto il tuo blog (grazie all’ostetrica del corso pre parto e ho letto il libro consigliato).
    Noi abbiamo da subito assecondato il nostro bisogno di “intimità” , volevamo stare “soli” il più possibile per capire come viverci ed è stato importante. Quindi abbiamo limitato le intromissioni di parenti ed affini…
    Ma i “consigli” (ovviamente doppi) da amici, colleghi, conoscenti ecc…non sono mancati così come i giudizi.
    Quando le aspettavamo, i più ci consigliavano di travare da subito una tata full time (non abbiamo nonni che ci possono aiutare), di comprare questo e quello … Che non sarei riuscita ad allattare e che la nostra vita sarebbe finita.
    Non è finito nulla, è solo iniziata una nuova fase.
    Inizialmente abbiamo acquistato pochissime cose per le piccole, direi l’indispensabile per il trasporto in sicurezza in auto, relativo passeggino. Abbiano preso in prestito un lettino. Sentivo “mia” la filosofia del portare, quindi, da subito, abbiamo usato fascia e marsupio.
    Se il mio compagno non c’è, io mi muovo da sola anche grazie ad una buona capacità di improvvisazione. Tipo una bimba in fascia e l’altra in braccio ma x brevi periodi.
    Mi piacerebbe poter sfruttare di più questa opportunità ma con due è difficile quindi cerco di abituarle al passeggino. A loro non piace molto, con rammarico cerco dei compromessi: una volta una addosso e l’altra nel passeggino, e poi viceversa.
    Le allatto esclusivamente al seno, spesso contemporaneamente, ma se non è possibile non è una tragedia e dormono con noi. In questo modo siamo sereni e loro…anche. La nostra intimità non è andata persa. Loro dormono anche 5/6 ore di fila poi magari ciucciano 10 minuti e poi si riaddormentano e noi con loro. Sono molto attaccate sia tra loro che a noi benché siano diverse caratterialmente: stesso approccio due reazioni diverse una è sempre più “indipendente” con il passare del tempo, l’altra ancora no… A chi critica, rispondo che tutto è in evoluzione. Avete ragione non c’è una ricetta, io vorrei essere in grado di far meglio ma al momento tenerle con me, assecondarle, cercare di capire i loro bisogni (non vizi)… Mi pare, istintivamente, il modo “più mio” di essere la loro mamma.
    Non ci permettono di fare molta vita sociale fuori dalle mura domestiche ma non è un problema (al momento) 😉 adorano la quiete di casa, le passeggiate di giorno, i viaggi in macchina, andare a letto presto e a noi questa routine piace.
    Cresceranno e andranno per la loro strada e vorrei, forse per un bisogno più mio che loro, respirare, assaggiare, ascoltare, sentire tutto di loro, di questa fase, che passerà… Io sono serena e loro di conseguenza, così come il mio compagno. Per di più, essendo già due, non credo sarà possibile avere un’altra possibilità per rivivere tutto questo.
    Sbaglio? Chi lo sa… Ribadisco, ascoltarsi e improvvisare (con allegria) per me sono le parole d’ordine!

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