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Quando ero piccola volevo fare l’archeologa. Ma non un’archeologa qualsiasi, ovviamente. Indiana Jones era il mio solo riferimento: uno che vive la sua vita come se fosse una straordinaria e ininterrotta avventura, traboccante di viaggi, imprevisti e grandi imprese. Mettevo in scena i miei sogni con le Barbie, inventando per loro misteri da risolvere e trappole mortali da evitare. Fantasticavo di luoghi esotici e personaggi stravaganti, di notti stellate e antichissimi libri pieni di leggende. A un certo punto della mia vita, è stato chiaro che quel sogno di bambina non si sarebbe mai avverato, scalzato da altri obiettivi, più adulti, più consapevoli, più razionali. Peccato che, col senno di poi, si siano rivelati poco realistici anche questi. Capita, quando sei una donna, italiana, e pure meridionale. Capita, soprattutto, se nel frattempo hai deciso che fra i tuoi progetti c’è anche quello di avere una famiglia con dei figli.

Non è stato facile, all’inizio. Per una come me, cresciuta nella generazione del #puoiesseretuttociòchedesideri, ingoiare il boccone amaro del compromesso è stata un’esperienza dolorosa. Qualcosa che mi ha impastato le fauci col gusto rancido del fallimento. Ho scoperto sulla mia pelle che no, non sempre riesci a fare esattamente quello che vorresti. Non sempre è possibile realizzare i tuoi sogni di bambina. Mi sono detta che ai miei figli non l’avrei propinata, la bufala del “volere è potere”. Che li avrei preparati alla dura realtà.

Poi, piano piano, l’ho capito. Ho capito che io sono molto di più del lavoro che faccio. Molto di più di tutti i lavori che ho fatto nella mia vita, e di quelli che imparerò negli anni a venire. La mia professione, il mio biglietto da visita, il mio stipendio, non definiscono quello che sono, ma solo una parte, più o meno importante, della mia persona. Io posso essere davvero tutto ciò che desidero, perché ho la facoltà di scegliere che tipo di essere umano diventare ogni giorno. E qualunque sia la mia occupazione, posso decidere di farla sempre al meglio delle mie capacità, che poi è la cosa che conta davvero. Forse non sarò mai un’archeologa d’assalto, ma posso impegnarmi per essere brava in quello che mi trovo a fare qui e ora.

È questo che vorrei insegnare ai miei figli, mentre giocano ad essere quello che desiderano e guardano film animati in cui Barbie, che ai miei tempi aspirava al massimo alla bellezza perfetta, si ritrova addirittura in missione nello spazio intergalattico per salvare le stelle. Che possono sognare in grande, che possono, se lo vogliono, lanciare il loro cuore oltre i confini del mondo, fino a raggiungere davvero le distanze siderali più impensabili.

Perché se anche il sogno dovesse restare impigliato nelle maglie del futuro, nessuno potrà mai impedire loro di trasformarsi ogni giorno nella persona che davvero hanno scelto di essere.

Post in collaborazione con Universal Pictures Home Video e “Barbie avventura stellare”, l’ultimo episodio della campagna #puoiesseretuttociòchedesideri, che incoraggia le bambine e i bambini a sognare in grande. “Barbie avventura stellare”, con audio in 7 lingue e contenuti speciali, è disponibile in DVD a partire dal 12 ottobre.

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2 comments

  1. io volevo fare la giornalista, poi la pubblicitaria, oggi arranco giorno per giorno tra una precaria carriera universitaria e diverse attività nell’associazionismo. Al sud non funziona nulla ma le associazioni sì!

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