Creta con bambino piccolo e pancione

12 settembre 2014

E allora, perché?

12 settembre 2014

Quel mostriciattolo ora è tuo figlio (sottotitolo: mai giudicare)

12 settembre 2014
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Non lasciatevi ingannare da quel musetto buffo: il cappellino è sul cranio sono per giocare a "cucù"

Non lasciatevi ingannare da quel musetto buffo: il cappellino è sul cranio sono per giocare a “cucù”

Passi anni e anni a inorridire, a scandalizzarti, ad argomentare. Ad aggrottare la fronte e – diciamolo pure senza censure – a giudicare, biasimare, commiserare. Poi arriva il giorno in cui il bambino che strilla e scalcia di fronte a un diniego, che corre senza che nessuno riesca a tenerlo per mano, che ignora sistematicamente i richiami degli adulti non è il figlio di una sconosciuta da guardare con supponenza, ma è il tuo. Arriva il giorno in cui prendi atto che tuo figlio, tra tutti i bambini che frequenti, è quello che non sta mai fermo, che rifiuta categoricamente di tenere in testa il berretto, che protesta quando gli lavi le mani o gli pulisci il naso, che talvolta reagisce con rabbia incontenibile (scagliando oggetti, strepitando e tirando schiaffi che non ha mai visto dare) di fronte a un no.

Che lui è quello che strappa regolarmente di mano il giocattolo di turno al bambino di turno (che in genere arretra arrendevole e avvilito), che insegue il pallone altrui nella piazza di turno, che rifiuta con ostinazione di lasciarsi baciare, toccare, talvolta anche solo salutare con un “ciao”, dall’adulto di turno. Guardi la foto di compleanno di un’amichetta di tuo figlio e realizzi all’improvviso che lui è il solo che non indossi il cappellino a cono di cartone (e ricordi bene di aver tentato per un quarto d’ora, con ogni mezzo, di convincerlo a tenerlo su). Gli altri bambini guardano i cartoni animati, tuo figlio li recensisce tacitamente con un senso critico che manco Vittorio Sgarbi, reagendo di solito alle prime scene con un “no” sdegnato (la prima e unica parola che abbia mai pronunciato in 19 mesi di vita) e con la pressante richiesta di cambiare canale. Ma tanto non gli piace quasi niente di quello che la tv in chiaro e in abbonamento mandino in onda.

Tuo figlio, la persona che ti ha rapito il cuore, quel piccolo essere umano che ti ama nel modo più viscerale che tu abbia mai sperimentato, capace di slanci disarmanti e di tenerezze indicibili, somiglia in modo inquietante a uno di quei bambini che “prima” avresti fulminato con uno sguardo al vetriolo (liquidando ovviamente la sua sconosciuta madre come una perfetta incapace, un’idiota o una ignorante). E che molti dei tuoi parenti e amici non esiterebbero tuttora a inchiodare alla croce del proprio giudizio (viziato, maleducato, mammone, capriccioso e chi più ne ha più ne metta).

A quel punto, la consapevolezza si estende e ti rendi conto di aver capito troppo tardi una serie di altre cose fondamentali.

  1. Quelli che la gente chiama “bambini” non sono strane creature di dimensioni contenute, né extraterrestri con gli occhi molto grandi, né relitti di una specie animale ormai estinta. Sono persone, per quanto molto giovani. E in quanto tali sono dotate di una propria personalità – magari non ancora ben definita, e forse destinata a modificarsi anche profondamente – ma comunque indipendente e strutturata. Hanno preferenze, attitudini, gusti, paure, idiosincrasie, desideri. Proprio come te. Solo che non hanno ancora imparato a contenersi, a mediare, a rinunciare. Ci sono i bambini pigri e quelli molto attivi, quelli timidi e quelli socievoli, quelli timorosi e quelli intrepidi. Ci sono bambini estremamente passionali, capaci di reazioni smodate – siano esse di entusiasmo o di panico, di rabbia, di sorpresa o di gioia assoluta – dinanzi alla vita (e non sarà difficile capire che mio figlio è uno di loro) e quelli imperturbabili, che osservano con apparente indifferenza ciò che accade intorno a sé. Ci sono bambini silenziosi e altri che parlano, piangono e strillano tanto. Bambini irruenti e altri più delicati, bambini prevaricatori o remissivi. E queste sono caratteristiche che la vita, le esperienze (e i genitori) potranno tentare di smussare, arrotondare, addolcire, ma che niente e nessuno riusciranno mai a modificare significativamente.

  2. Corollario del punto precedente: non tutto quello che un bambino dice o fa discende direttamente da quello che i suoi genitori hanno detto o fatto a lui e con lui. Non tutto può essere liquidato, specie se parliamo di bambini molto piccoli, come “cattiva educazione”, “essere viziati” o simili. Conosco fratelli, in qualche caso anche gemelli, cresciuti dagli stessi genitori eppure diversi come il giorno e la notte. Persone “educate” in modo rigidissimo che sono poi diventate adolescenti ribelli e adulti anticonformisti.

  3. Corollario del corollario: questo non vuol dire, ne sono convintissima, che si debba cercare di fabbricarsi degli alibi per lavarsene le mani, che si possa mollare la presa, che in nome del rispetto della personalità dei propri figli si debba rinunciare a “inquadrarli”, indirizzarli, educarli. Ma forse sarebbe utile ricordare che una madre e un padre non sono onnipotenti. E il fatto che il loro bambino si comporti “male” (oppure in un modo che qualcuno giudica sbagliato) non significa che loro non stiano facendo di tutto per insegnargli ad agire diversamente.

  4. Tesi conclusiva: mai giudicare un genitore. Mai giudicare un bambino. Mai giudicare una famiglia. Mai giudicare e basta. Perché prima o poi potresti trovarti a dover giudicare te stesso, e probabilmente non sarebbe un’esperienza piacevole.

28 comments

  1. Rido, sorrido, condivido.
    Se penso a quante volte in passato ho giudicato alcuni bambini apparentemente “monelli”, guardando di sbieco i genitori con aria di rimprovero o compatimento… Mamma mia, me ne vergogno tantissimo. Vedo quegli stessi sguardi quando a volte mio figlio si butta sul pavimento tra le corsie del supermercato o quando inizia a urlare e ridere compulsivamente come un indemoniato dal fornaio, creando quel silenzio che gelerebbe anche l’attività vulcanica dello Stromboli. E io che faccio? Un po’ mi vorrei sotterrare, un po’ sorrido e un po’ spero che P. faccia ancora più il matto 🙂
    Tiè.

  2. Aiuto io lo faccio ancora!!!! Soprattutto quando vedo bambini più alti di me ancora nel passeggino!!! E sono certa che mio figlio ci starà fino a 18 anni…così imparo a non aver capito la lezione! 😛

  3. Il problema non é sentirsi giudicati, secondo me! Il vero problema é giudicarsi! Io sono sempre angosciata da tanti dubbi ma quello che mi assilla di piú é chiedermi come fare, quale strada percorrere ogni giorno, ogni momento x tirar fuori da loro il meglio! Rincorro da sempre l’educere latino! Non c’è nessuno che te lo insegni, non c’é nessuno che ti indichi una strada e soprattutto non c’è una legge che valga x tutti! I figli sono diversi anche se nati dagli stessi genitori. La responsabilità genitoriale (e non colpa), per me é proprio questo! Ritagliarli ogni giorno, sagomarli, smussarli! Vorrei che un giorno possano essere fieri di loro stessi e soprattutto consapevoli delle loro potenzialità!

  4. Quanto è vero!! E’ la prima cosa che ho imparato: loro sono piccole persone e già da piccolissimi hanno una loro personalità che tu puoi solo un po’ modellare rispettandola e cercando solo il modo giusto di comunicare e insegnare senza però troppo reprimere o “permettere”..insomma il tutto è così complicato che non va giudicato.Ma questo lo capisci solo dopo. Giulia non ama essere toccata da chi non conosce e dice subito un NO acido a chi si permette e in realtà io sono contenta che scelga da sola le persone con cui entrare in confidenza, ma vi assicuro che la reazione e’ la stessa in tutti quelli che incontriamo: disapprovazione! E lo so perché ho provato anch’io quelle stesse sensazioni nei confronti di altre madri,prima…

  5. Infatti il problema non è sentirsi giudicati (quella è un’altra faccenda, che riguarda tutti e non solo i genitori). Il problema, secondo me, è abituarsi a non giudicare gli altri. Mai. Proprio per le ragioni che esprimi tu così chiaramente. Invece a volte mi sembra che sia proprio irresistibile farsi scappare l’osservazione, il commento, il pettegolezzo, la battutina. Magari sono atteggiamenti innocui, per carità, a volte sono “critiche” a fin di bene, ma raramente sono costruttive o oggettive (per il semplice fatto che nessuno di noi sa cosa succede in un’altra famiglia, o nella testa di un altro individuo). L’ho fatto anche io tante volte, “prima”. Sbagliavo. Secondo me vivremmo tutti meglio se smettessimo di commentare le vite altrui, limitandoci a fornire consigli e pareri (che possono essere preziosi, se esenti da giudizi di merito!) quando ci vengono richiesti.

  6. Io ho sempre cercato di non giudicare, anche perché presa da mille altri interessi non mi sono più di tanto soffermata sui nanerottoli che incrociavano il mio cammino…mia sorella ha messo al mondo due angioletti ed è riuscita a parer mio a tirarli su alla grande, e poi, diciamolo, ho sempre avuto una strana adorazione per mia sorella, qualunque cosa facesse (o faccia tutt’ora) per me era/è giusta e da imitare, per cui non ho mai espresso giudizi di sorta…… ma su una cosa mi sono sempre scandalizzata: genitori che ammettevano di tenere nel lettone il loro figliolo, magari fino a tre-quattro-cinque-sei…..anni!!!! per me (e mio marito) era una cosa assolutamente sbagliata, insana, etc….. Non ti sto a dire dove dorme la maggior parte delle notti Francesco……..Non mi resta che dirti… quanto hai ragione! Un abbraccio

  7. Pare di leggere il resoconto della mia vita…Dopo un primogenito tanto tranquillo da rasentare la trasformazione in bradipo,il destino ha messo nella mia esistenza un ragazzino all’opposto…Carattere decisamente vivace,con manifestazioni di disappunto decisamente “notevoli”:calci,pugni,morsi,fino al lancio di oggetti più o meno contundenti…In genere a farne le spese è il fratello maggiore,a volte noi genitori…I “terribili due” sono andati avanti (e proseguono,anche se grazie al cielo,in maniera più lieve)fino agli attuali 4.
    La frase di rito che mi sento dire è:Da dove l’hai tirato fuori?
    Eppure i genitori sono gli stessi,il metodo educativo anche(anzi,se possibile,sono anche più severa,e non sono comunque una di manica larga neanche col primogenito)…
    La legge del contrappasso ha fatto sì che uno dei bambini che tanto trovavo insopportabili,sia mio figlio…E io sono la mamma guardata con disappunto,che si prende le frecciatine sulla sua non capacità educativa,e tutti al posto mio sono sicuri che lo gestirebbero meglio…
    Io di sicuro ho imparato che è meglio mai dire mai 😀

  8. 2 bambini.18 mesi di differenza.stessi genitori…..totalmente diversi!!!! Ma dovevo aspettarmelo visto che siamo in 3 e pur essendo dello stesso sesso e con uno scarto massimo di 5 anni di età non abbiamo avuto finora molto in comune se non il cognome…

  9. Mi ritengo fortunata allora, mio figlio di tre anni nn è niente divtutto questo, è simpatico, socievole e molto molto maturo e altruista.ho un piccolo uomo in casa…. mia figlia di un anno invece la vedo molto più piagnucolona, ma cmq nn centra tanto ilbgenitore, è il bimbo cn il suo carattere innato ad essere o non essere così. …

  10. Proprio in questi giorni si parlava e si metteva in dubbio allo stesso tempo la forza dell’esempio. Nello specifico si parlava degli schiaffetti, contro la madre o contro gli amichetti. La conclusione è stata che gli atteggiamenti dei pargoletti sono in parte frutto dell’esempio, in parte arrivano da chissà dove. Ecco il chissà dove insieme al chissà cosa mi inquieta (e diverte un pochino)

    1. Chissà dove, esatto. Non sai quante volte, in 19 mesi, io e mio marito ci siamo chiesti: “Ma questa dove diavolo l’ha imparata?”. Uff, che fatica…

  11. ahahha, parole sante! Mio figlio è uno di quelli che non sta mai fermo. Ho imparato con il tempo a chiamarlo “bambino attivo che ha bisogno di incanalare le sue energie”. Penso che sia compito dei genitori trovare il modo migliore di crescerli rispettando la loro natura.
    Detto questo, come dici tu, il mondo sarebbe migliore se tutti si facessero un po i fatti propri! Da quando mio figlio è nato sento sempre moniti a destra e sinistra, tanto che ti viene voglia di non vedere più nessuno. Ma è possibile tutto questo? Bisogna per forza andare contro natura per piacere agli altri e per paura di non far parte della massa? Penso proprio di no!

    1. Mi faccio questa domanda da oltre un anno e mezzo. E purtroppo le risposte che trovo non sono quasi mai confortanti. Se ti viene in mente una soluzione diversa, fai un fischio!

  12. Più che giudicare i genitori a priori bisognerebbe vedere come reagiscono… non siamo tutti Tata Lucia che non si scompone mai, ma a volte vedo bambini fare qualsiasi tipo di capriccio e i genitori non fare nulla di nulla. Insomma, lo vedo che mia nipote (2 anni) ruba i giocattoli agli altri, ma io non la lascio fare. Qualche tempo fa, senza volere, fece male ad una bimba e mia sorella la prese per mano, la accompagnò dalla bimba in questione e le disse: “Titti, Caterina ti chiede scusa per averti fatto male”. Detto questo le reazioni “maleducate” mi ricordo io stessa di averle avute quando ero bambina… eppure ho due ottimi genitori!

    1. Il punto, cara Anna, è che il fatto di intervenire, spiegare, imporre le scuse e la restituzione del giocattolo (nel caso in questione) spesso non è sufficiente, nel senso che ci sono bambini (ne conosco uno moooolto da vicino :P) che restano apparentemente indifferenti agli “insegnamenti” dei genitori e continuano imperterriti a replicare gli stessi comportamenti. Questo non autorizza il genitore a smettere di provarci, ovvio, ma non autorizza neanche l’estraneo di turno a pensare “Ecco, vedi: magari la mamma e il papà non glielo hanno mai spiegato, che non si fa così!”. Grazie del commento e benvenuta!

  13. Il che è molto giusto in linea teorica. Come è molto giusto dire che sarebbe bellissimo se mia nipote desse retta alla lunga spiegazione sul perchè non deve scappare di mano e correre in mezzo alla strada, quando la realtà i ha insegnato che ai bambini come a tutti gli animali (siamo animali non c’è niente da fare) la cosa che viene prima in mente è l’associazione causa effetto. Ed in alcuni casi serve anche un effetto “estremo” prima che le conseguenze siano letali.
    E sarebbe molto giusto se non si incontrassero tutti giorni bambini a cui i genitori mentono (“no, non toccarlo, è cacca” oppure “no non possiamo prendere il gelato, ora la signora non li vende. vero signora?”) insegnano coi ricatti morali (“no dai fai il bravo, vai al corso, altrimenti piango”) o delegano l’educazione per essere quelli buoni e non sopportare crisi isteriche (“fa il bravo o la commessa/cameriere/tizioacaso si arrabbia”)
    Sicuramente ci sono tanti bambini vivaci, tante crisi isteriche insopportabili nonostante la migliore educazione (io stessa sono stata una bambina mooolto vivace) ma tristemente una buona percentuale dei casi è così perchè i bambini hanno capito che se fanno i matti ottengono qualcosa.
    Io ricordo moooolto bene il “al tre le buschi. Uno…. Due…..” e non ci sono mai arrivata al tre. I miei ricordano di avermi dato due, forse 3 scapaccioni in tutta la mia vita, e tutte le volte perchè m’ero messa in grave pericolo ma ricordo anche che guardavo stranita quei rari bambini che piangendo ottenevano ciò che volevano. Li guardavo schifata da piccola, li guardo anche peggio oggi perchè saranno adolescenti ed adulti che non accettano un NO.
    Sarà che come dite voi “tutti giudicano” a me sembra che in realtà al 90% della gente non importi un tubo di niente a parte la soluzione più comoda. Ho sentito perfino una psicologa lasciare il bambino disegnare sul divano “tanto ora che cresce lo cambiamo” e tantissimi dire “crescendo smetterà”…. ma dove? =_=

    1. Fregarsene è un altro discorso. Io dico semplicemente che prima di diventare madre pensavo che bastasse impegnarsi nella cosiddetta “educazione” per evitare certe situazioni. Ma poi ho scoperto sulla mia pelle che, almeno fino a che i bambini sono molto piccoli, non sempre va così. Forse perché io preferisco non passare alla minaccia delle “botte”, o forse, più semplicemente, perché mio figlio ha il carattere che ha. Il che, sia chiaro, non mi autorizza alla resa, ma di certo non rende le cose facili. E visto che so bene che, da fuori, potrebbe sembrare che io e suo padre ce ne freghiamo, ho imparato che non bisogna mai biasimare gli altri genitori, anche quelli dei tuoi esempi oggettivamente discutibili, perché non sappiamo cosa li abbia condotti a quel comportamento diciamo lassista. Esasperazione? Solitudine? Stanchezza? Troppo affetto? Chi lo sa! Non sta a me emettere sentenze sui figli altrui. Grazie del commento! 🙂

    1. Siamo tutte sulla stessa barca, allora! E non si salavano nemmeno i papà, poveretti… La mia solidarietà è totale!

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