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Prima di voi

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prima di voi

Non è che prima di voi non ridessi. Non che ridessi meno forte o con meno gusto. Non che ridessi con meno fragore. È che adesso rido anche le vostre risate. Rido guardandovi ridere, rido, non vista, spiandovi parlare tra di voi con la serietà con cui i bambini piccoli parlano tra loro di cose buffe e stranissime. Rido la vostra felicità. Non come essere felice per un altro, ma come essere un altro che in quel momento è felice. E queste risate, che vengono da voi e a voi ritornano, sono inedite, sono sorprendenti. Sono vita nuova che prima non sapevo immaginare. Ridevo anche prima, ma adesso rido due volte.

Non è che prima di voi non piangessi. E neanche che piangessi con meno struggimento. È che adesso piango un dolore non mio. Lo soffro, quel dolore non mio. E non è solidarietà, non è empatia. Non è compassione. È come sentire col mio cuore il cuore di un’altra persona. Il cuore di due persone altre. La paura, la rabbia, la stanchezza. Piango le vostre lacrime, e di solito le ingoio per non farvi del male. Le piango in silenzio, col sorriso negli occhi e le braccia aperte. Le piango e intanto asciugo le vostre. Piangevo anche prima. Ma adesso piango il pianto di altri, sperando che altri smettano di piangere.

Non è che prima di voi non vivessi. Che non amassi la mia vita con ogni fiato, in ogni momento, con ogni nervo e sinapsi e articolazione del mio corpo. Non è che non amassi tutte le albe e tutti i tramonti. L’oscurità della tempesta e il calore del mezzogiorno. Non è prima di voi non vivessi. Ma adesso vivo anche attraverso di voi e con voi. Per voi, in ogni istante. Anche quando fa male, anche quando fa paura, anche quando costa sudore e sangue caldo. Vivevo anche prima, ma adesso vivo di più.

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