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Povero merlo mio. Le canzoni per bambini che proprio non ti aspetti

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davide cesareo
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canzoni bambini

Pensavo che il peggio fossero le ninne nanne razziste o raccapriccianti, ma non avevo ancora sentito nulla. Provate a dilettarvi per un paio d’ore con i grandi classici della musica per bambini – parlo di canzoni e filastrocche un po’ agée, quelle con cui è cresciuta mia madre, per dire – e capirete perché ai ragazzi di oggi piace gente come Emis Killa. Fortuna che a un certo punto è arrivato lo Zecchino d’Oro (Mariele, che Dio ti abbia in gloria).

Le canzoni per bambini classiste

Sono tra le più quotate. La più emblematica è Madama Dorè, che non solo impone alle sue “belle figlie” un matrimonio combinato, ma si premura di darle in sposa al migliore offerente, che assicurerà loro un abito nuziale ricercato e prezioso. Nella fattispecie, il prescelto è niente meno che il principe di Spagna, che, in virtù del proprio blasone, potrà scegliere addirittura “la più bella”. Sei una bella figa? Sistemati con uno pieno di soldi (dove l’ho già sentita, questa?). E il povero spazzacamino di stracci vestito? In bianco. Chi non lavora fa l’amore: io la sapevo diversa.

Un’altra chicca, forse meno conosciuta ma altrettanto significativa, si chiama, con un titolo promettente assai, Son contadinella. In questa allegra filastrocca, la protagonista si lamenta, non senza una certa dose di rassegnazione, del destino che le è toccato in sorte:

Se fossi la regina
sarei incoronata,
ma sono contadinella
mi tocca lavorar”.

Ti tocca. Ma almeno tu prenderai la pensione da bracciante agricolo.

Il fatto che queste vittime musicali della teoria funzionalista delle classi sociali siano tutte donne ci porta di prepotenza alla categoria successiva.

Le canzoni per bambini sessiste

“La bella lavanderina” è un classico intramontabile, che a ben guardare potrebbe rientrare anche nella categoria precedente. Non solo questa sventurata fanciulla, antesignana del lavoro minorile, viene sfruttata in maniera indecente, ma deve anche, tra un fazzoletto e l’altro, mettersi a fare riverenze e penitenze (di cosa avrà mai da pentirsi, questa povera creatura?). Mancandole evidentemente l’abc della cultura sindacale, lei manco si ribella. Anzi. Raccoglie un fiore per il suo papà. Per ringraziarlo, evidentemente, di averla schiavizzata e costretta a lavar via il moccolo dai fazzoletti (dei “poverelli”, per giunta. Perché i ricchi, si sa, usavano i kleenex già 50 anni fa). Della madre non si hanno notizie. Io sospetto che sia morta sul lavoro quando la figlia aveva pochi mesi. Perché il congedo di maternità, per la mamma della lavanderina, è fuori discussione.

Le canzoni per bambini allusive

Questa categoria è stata la scoperta più sconcertante. Ma per onestà intellettuale devo riconoscere che forse è solo un parto della mia mente malata. Ditemi voi, però, cosa pensate sentendo di un ambasciatore che è arrivato (chissà dove, poi?) e che “cerca una bambina”. Che tra parentesi dev’essere una “bella bimba”. Inquietante.

Più esplicita, ma se non altro più bucolica – e pure un po’ istruttiva, alla Piero Angela, per dire – la regionale “Quell’uccellino”. Che celebra le gesta erotico-canore di una sfilza di volatili (metafora aviaria quanto mai calzante, tra l’altro)

Quell’uccellino là sulla pianta
l’è la ch’el canta lerì-lerà
lui fa l’amor”.

E via, di strofa in strofa, con uno stormo di bollenti tortorelle che si aggiungono all’orgiastico coro. Soft porno ornitologico.

Le canzoni per bambini incoraggianti

Queste meriterebbero un post a parte, al pari delle già citate ninne nanne. Qui mi limiterò a ricordare la triste storia del piccolo naviglio che non sapea non sapea navigar. E che, per un ineluttabile quanto spietato rapporto di causa-effetto, dopo una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette settimane – e ha pure resistito parecchio! – naufragò. Che poi lui ci prova pure a risalire a galla e riprendere il mare, ma, niente da fare, lui non poté, lui non poté più navigar. Giusto per ammazzare ogni residuo di speranza. Ma le mie preferite, e non poteva essere altrimenti, sono…

Le canzoni per bambini ecoterroriste

All’inizio pensavo fosse una bella filastrocca di soggetto naturalistico. La formicuzza e il grillo: che titolo tenero. Al massimo mi aspettavo un sottofondo moralistico, ma avrei potuto sopportarlo. La prima strofa ha completato l’inganno:

Disse lo grillo se vuoi ti sposo io
la formicuzza sono contenta anch’io
larincuinfararillalero larinciunfararilla

L’amore interspecifico! Che meraviglia. Una meraviglia sterile, ma pur sempre una meraviglia. Ma la disillusione è arrivata poche note dopo.

Andarono in chiesa per scambiarsi l’anello
cadde lo grillo si ruppe lo cervello
larincuinfararillalero larinciunfararilla

Si ruppe lo cervello. Vi è chiaro, no? Comunque. Non sto qui a tediarvi con l’epopea dei soccorsi e il tamtam dei bollettini medici. Alla fine, il grillo muore. E la formicuzza si consola immaginandolo in paradiso. Poi dici che gli insetti fanno paura ai bambini (ma io quasi quasi la lancio, una linea di Teddy Bugs. Tiè).

Dulcis in fundo, lei. Il capolavoro musicale per la prima infanzia. La meraviglia in versi, la scoperta che ha cambiato per sempre la mia playlist. La terribile odissea del merlo che, un pezzo alla volta, vede il suo povero corpicino nero smembrarsi inesorabilmente, per ragioni che non è dato conoscere. Comincia col perdere il becco, ma è solo l’inizio. Una strofa dopo l’altra, senza pietà, si prosegue con la lingua, le zampe, il naso (il naso???), gli occhi, la coda e, ovviamente, le ali. E per fortuna ci vengono risparmiati gli organi interni. Povero merlo mio.

5 comments

  1. Madama Doré e Io son contadinella le avevo dimenticate!
    Comunque non contenta dei traumi inflittimi da mia madre io ripeto le stesse canzoni a mio figlio proponendogli: La Pastora che tra l’altro a me faceva piangere (che madre degenere che sono!), La ballata del Miché e La canzone di Marinella di DeAndré, ma anche Geordie va, che infatti mi pare sia una ninna nanna inglese.

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