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Perché dovrei ringraziare più spesso il padre dei miei figli

4 ottobre 2017
ogni anno che passa
allattamento
le mamme e i papà

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Non sono una che fa fatica a dire grazie. Non mi pare, perlomeno. Ma potrei fare di meglio, soprattutto col padre dei miei figli. Dovrei ringraziarlo più spesso, e ora vi (e gli) dirò il perché.

Dovrei ringraziare più spesso il padre dei miei figli perché da quando lo conosco è cambiato su tante cose, ma è rimasto fedele a se stesso su molte altre. Così, per ogni giorno in cui penso di non riconoscere più l’uomo che ho sposato, ce ne sono almeno tre in cui posso voltarmi e ritrovare accanto a me il ragazzo che ho incontrato tanti anni fa.

Perché, a proposito di cambiamenti, in 15 anni non ha mai smesso di portare la barba. Anche se quando la accorcia col suo fichissimo regolabarba ultratecnologico sparge piccoli peli ispidi su tutta la superficie del nostro unico bagno, e io tutte le volte sono tentata di augurargli un’alopecia.

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Perché ama me e i suoi figli (e il resto dell’universo, gatto incluso) in un modo sano, che io non ho ancora imparato: senza mai rinunciare a se stesso. Senza trascurare i propri bisogni primari, anche a costo, qualche volta, di frustrare quelli delle persone a cui vuole bene.

Perché quando decido di mangiare sano si sforza in tutti i modi di mangiare meno schifezze a sua volta. E non perché lo voglia davvero, ma solo per evitare di indurmi in tentazione.

Perché è capace di mentire, a differenza mia. O perlomeno di omettere certe verità. E magari, standogli accanto, prima o poi riuscirò a fare altrettanto senza dovermi odiare per averlo fatto.

Perché si infila una calzamaglia ridicola e un cardiofrequenzimetro che fa anche il caffè e va a correre in orari improbabili. Così di sera e nel weekend può stare insieme a noi.

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Perché va avanti anche quando gli faccio del male. Va avanti, soprattutto, anche quando è lui a fare del male a me. E così facendo, in qualche modo, mi trascina con sé. Mi impedisce di restare impigliata nelle maglie strette del chiarimento, della riparazione, del bilancio.

Perché quando guardiamo insieme le serie TV non si offende per i miei commenti sui protagonisti maschili. Anzi, dispensa complicità e cameratismo degni di una fedele amica adolescente.

Perché fa ogni giorno il massimo che la sua personalità, il suo vissuto, lo stato d’animo, l’energia che gli scorre in corpo gli permettono di fare. Anche se difficilmente questo a me basta.

Perché sa accontentarsi. E mi ricorda che ogni tanto dovrei provarci anch’io.

Perché è sempre rimasto. Anche dopo avermi detto che forse era il momento di andare via.

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