Sette modi in cui un bambino piccolo potrebbe uccidervi

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Perché amo portare in fascia mia figlia

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bambini
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Perché c’è una grande differenza tra portare e trasportare. Si trasportano i pesi, passivamente e con fatica. Un figlio, invece, lo si porta con sé alla scoperta della vita. Tenendo conto il più possibile delle sue esigenze e della sua volontà.

Perché viaggiare ad altezza “di adulto” offre a un bambino un altro punto di vista, più partecipe, più coinvolto, più democratico. Più consapevole. Gli consente di guardare in faccia la gente, di allungare le mani verso quello che lo incuriosisce, di respirare gli stessi odori che sente l’adulto che lo porta. Di guardare il mondo “alla pari”, e non sempre dal basso verso l’alto.

Perché la sensazione di fiducia incondizionata di un bambino piccolo che, assicurato “solo” da una striscia di stoffa, si lascia andare gradualmente sul petto o sulla schiena di una madre o di un padre, è l’essenza stessa della genitorialità. E chi non ha la fortuna e la curiosità di provarla almeno una volta, secondo me, si perde una esperienza di inestimabile bellezza.

Perché c’è qualcosa di simbolicamente potentissimo nel caricarsi in spalla i propri figli e portarli per il mondo finché non sono in grado di farlo da soli. Sollevarli, letteralmente e metaforicamente, dalle fatiche e dalle insidie del suolo. Farsene carico, nel senso più stretto del termine.

Perché è un gesto ancestrale e istintivo, la prima cosa che ti viene da fare quando guardi tuo figlio. Ti prendo e ti porto con me: viaggeremo insieme, stretti l’uno all’altro, ci scalderemo a vicenda se farà freddo e suderemo lo stesso sudore quando la temperatura salirà. Guarderemo il mondo dalla stessa altezza, ma con prospettive diverse. E tutto questo, per me, è la definizione perfetta di famiglia.

Perché stare in fascia permette di capire più facilmente le esigenze di un bambino: se ha fame, caldo, freddo, paura. Se ha sonno, se ha voglia di giocare o di scendere dalla fascia stessa. Il dialogo, verbale e non, ha meno filtri, poche interferenze. È più efficace e più semplice.

Perché sentire il peso di un figlio che si fa di mese in mese più gravoso, e allo stesso tempo allenarsi ogni giorno a sostenerlo, adeguare la propria forza all’entità della prova cui ci si sottopone, è una palestra straordinaria per il corpo e per il cuore. Che imparano, fisicamente e non solo, a reggere sempre meglio l’impegno della maternità e della paternità.

Perché portare in fascia è sempre una scelta condivisa da genitore e figlio, anche se dall’esterno potrebbe sembrare il contrario. Se può essere molto difficile convincere un bambino reticente a sedere nel passeggino, è assolutamente impossibile “costringere” alla fascia un piccolo che in quel momento non ha voglia di essere legato.

Perché è un nodo che stringe, ma mai più del dovuto. Un abbraccio che riscalda senza soffocare. Una fatica dolce, lieve, necessaria. Un pezzo di strada percorso pelle a pelle, cuore a cuore. Insieme, vicini.

 

 

4 comments

  1. Ma x metterla sulla schiena ti fai aiutare o riesci da sola? Io ormai dopo un inizio abbastanza scoppiettante (tra fascia prima e marsupio quest’estate) ho abbandonato… Il mio “frugoletto” pesa sui 10 kg, e nella fascia (ad anelli) non ama molto stare, nel senso che è tutto un puntarsi x prendere quello che vede… Il problema è che anche sul passeggino sta iniziando a diventare poco paziente ARGH…

    1. Ho fatto una consulenza, ma alla fine per la schiena usiamo soprattutto il marsupio ergonomico. Flavia preferisce di gran lunga il fianco, anche perché di solito si addormenta al seno, quindi andiamo quasi sempre di ring (pure lei vivacissima, insegue le cose e mi sprona per farsi portare dove vuole!). Per le passeggiate lunghe marsupio in groppa, così quando vuole passare davanti faccio in un attimo. Ci avviciniamo ai dieci chili anche qui, e il passeggino lo tollera pochissimo!

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