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Nonostante me

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latte materno
amicizia
nonostante me

E poi arrivano quei momenti – che spesso durano giorni, e a volte intere settimane – in cui ho la sensazione che la felicità dei miei figli sia una cosa che mi tocca garantire loro nonostante me. Che per renderli felici, e soprattutto liberi, non ci sia altra scelta che accettare di convivere con certi momenti di profonda, amarissima, infelicità. E no, non sto parlando della difficoltà di andare dal parrucchiere o di uscire il venerdì sera. Ci sono volte in cui “il loro bene”, semplicemente, non coincide con il mio. In cui la mia pancia chiederebbe cose che per loro non sarebbero giuste. La mia testa lo sa, e allora si sforza in tutti i modi di farmi dire e  fare cose che mi fanno male, ma che devono essere fatte.O, quanto meno, a cercare il migliore dei compromessi possibili. Perché loro stiano bene, perché loro siano felici. Nonostante me.

Sono questi, i momenti più duri. Quei momenti di lacerante regretting motherhood che ogni tanto mi intossicano, e mi costringono a rifugiarmi in una vita altra. Nei miei libri, nel sogno del prossimo viaggio da organizzare. I momenti in cui rimpiango ardentemente la facoltà di essere egoista, infantile e irrazionale come una madre non può essere. La leggerezza di non dover scegliere tra la mia felicità e la loro. Di non dover pensare alla felicità di qualcun altro come possibile soltanto nonostante me.

Momenti in cui l’eco di certi fantasmi si fa più prepotente, e la tentazione di ascoltarla – fregandosene di ciò che sarebbe saggio, e sano e giusto – si fa lacerante. Come si può vivere una vita intera sapendo che dalle tue azioni dipende il benessere di altri esseri umani? Come si può imporre a se stessi una tale disciplina da ignorare sistematicamente, per il bene di altre persone, il male che senti a volte, e certe paure che, per quanto irrazionali siano, ti danno la nausea e ti spezzano il fiato?

Arrivano momenti in cui vorrei pensare prima a me. Solo a me. Proteggermi, scappare, nascondere la testa tra le braccia. Riposare, almeno un po’. Sottrarmi alle cose che mi spaventano e mi fanno soffrire, anche se sono stupide, insensate. Anche se sono esagerazioni partorite della mia stessa testa, e in quanto tali dovrei ostinarmi a combatterle. Per il bene dei miei figli. Momenti in cui vorrei diventare finalmente sorda al richiamo assordante delle mie responsabilità. Difendermi dalle cose che invece devo continuare ad affrontare, come faccio ogni santo giorno – e ogni notte – da quando sono madre. Lancia in resta e petto in fuori. Facendo finta di non aver paura. Facendo finta di essere felice, nonostante me.

10 comments

  1. Post un po’ (tanto) triste, anche se coraggioso e, come sempre, vero e portavoce di tante. Anche di tutte quelle che non lo sanno e che comunque non lo saprebbero dire meglio di così. Post triste ma parte di un cuore vero e una vita reale.
    Secondo me – beata ignoranza – arriverà un momento in cui cominceremo a sentirci meno responsabili e tutto ci penserà meno. Loro saranno grandi e noi mediamente vecchie. Ci guarderemo indietro e penseremo che in ogni in caso abbiamo fatto il meglio che sapevamo fare e che non poteva che essere così. Ci faremo un applauso e continueremo a letto in fuori.

  2. Ti capisco…ti faccio un banalissimo esempio. Stamane ho pensato: Ma per quanto tempo ancora dovrò svegliarmi presto, accompagnarlo (il secondo figlio) al nido e poi correre a lavoro come una pallina impazzita nel traffico per poi uscire dopo otto ore in tempo x fare il percorso a ritroso e correre a scuola materna in tempo x prendere il grande?Praticamente tutta la mia vita si svolge affanosamente tra le 7.30 quando lascio il piccolo e le 16.15 quando devo prendere il grande. E poi cura, cura sempre per loro…stancante così. Ed allora per me mi ritaglio – dopo mezzanotte e mezza – almeno mezzoretta per fare qualche lavoretto di bricolage o maglia o darmi una mano di smalto alle unghie, x affermare che Io esisto nonostante l’essere mamma!Ed amo i miei figli oltre ogni ragione.

      1. No Silvana forse sono stata io a non spiegarmi bene. Ciò che mi pesa non è il risvolto “fisico” di queste corse, di questa vita, è proprio il risvolto psicologico. Il dover essere sempre “sul pezzo”, il dover essere sempre attenta, pronta, preparata, super efficiente mentalmente. Pronte e corazzate a tutte le eventualità…Anche se, con il tempo si impara anche da questo a tirare il fiato…almeno così mi assicurano amiche che hanno bimbi di un cinque sei anni più grandi dei miei…

  3. Hai descritto ancora una volta certi miei momenti di “crisi esistenziale”, che evidentemente sono comuni a molte mamma.ma perché nella vita reale dobbiamo essere tutte wonder woman? Io di mamme che si aprono così come fai tu non conosco (sfortuna mia) e anche per me diventa difficile farlo…continua cosi!

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