Le mamme ce la fanno

17 ottobre 2017

20 cose bellissime che i miei figli non faranno mai

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Sono napoletana. E non sono come molti credono che io sia

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Sono napoletana e detesto il caffè. Non è che riesca a farne a meno, è proprio che mi fa schifo. Non riesco a mangiare neanche il Tiramisù. Da un quarto di secolo rispondo a domande stupite su questa cosa, fatevene una ragione. Se è per questo, mi fa pena anche o’ babbà.

Di solito sono una persona puntuale. Agli appuntamenti, nelle consegne dei lavori, in aeroporto. E trovo molto offensivo quando mi si dice “Che precisa, non sembri una napoletana!”.

Non festeggio l’onomastico, preferisco il ragù bolognese a quello che si fa qui da noi e amo la montagna con tutto il mio cuore. Anche il mare, certo. Ma nel mio cuore c’è un sacco di spazio.

I miei figli cenano intorno alle 19.30 e vanno a letto per le 21. Entro le nove e mezza di sera, generalmente, dormono. Anche in estate.

Al mio matrimonio non c’erano colombe, carrozze e paggetti inamidati. Nessuno mi ha fatto una serenata alla vigilia delle nozze e no, non ho assoldato un cantante neomelodico ma un trio di musicisti. Per dirla tutta, non sono mai stata a un matrimonio che prevedesse un cantante neomelodico. E non ho mai assistito a una serenata prima delle nozze.

Odio i pranzi interminabili e le domeniche a tavola coi parenti. Tifo da sempre per la squadra della mia città, ma non sopporto certe derive oltranziste dei tifosi più integralisti.

Metto sempre la freccia e mi fermo sempre al semaforo rosso. Faccio la raccolta differenziata con attenzione maniacale. Chiedo lo scontrino al bar e la fattura dal medico. Non ho mai parcheggiato in doppia fila.

Sono napoletana. Non so se incarno la “media” della napoletanità, e neanche me ne frega. Ma so che sono come sono, e, proprio così come sono, mi sento indiscutibilmente figlia della mia terra. Porto in me l’umorismo amaro della mia città e le contraddizioni di un popolo dalla storia millenaria e dal carattere complesso. L’inclinazione alla malinconia e la battuta pronta. Soffro disperatamente la pioggia e la carenza di luce in quelli che mi sembrano sempre interminabili inverni. Amo il mare e il sole, la pizza e i dolci della tradizione gastronomica partenopea. Adoro la lingua di Napoli e la sua tradizione culturale – il teatro, la musica, la letteratura, la tradizione popolare – anche s a casa mia si è sempre parlato italiano. Ho un senso della morale che rasenta il patologico (e lo dico proprio nel senso clinico del termine).

Conosco napoletani allegri e musoni, lamentosi e perennemente sorridenti, canterini e taciturni. Grassi e magri, pigri e iperattivi. Furbetti e onestissimi.

Sono napoletana, e sono tante cose. Sono tutto e il contrario di tutto, come ogni persona su questa terra.

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