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Libro del mese: E se poi prende il vizio?, di Alessandra Bortolotti

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E-se-poi-prende-il-vizioAllora non sono completamente fuori di testa! È la prima cosa che ho pensato leggendo E se poi prende il vizio? di Alessandra Bortolotti (edizioni Il Leone Verde, collana Il Bambino Naturale, 232 pp, 2010). Il libro punta a sfatare quelli che l’autrice ritiene dei falsi miti in materia di educazione dei bambini, specie se molto piccoli, esortando le madri, in buona sostanza, a seguire il proprio istinto più che i consigli di parenti, amici e libri che propongono metodi infallibili per conciliare il sonno o per contrastare i cosiddetti capricci.

Alla base di “E se poi prende il vizio?” c’è la convinzione dell’autrice (psicologa perinatale, consulente e mamma) che l’ideale per i bambini piccoli siano le cure prossimali, quelle cioè basate sulla presenza costante e ravvicinata del genitore, sul contatto fisico, sull’esperienza di vita pelle a pelle. In quest’ottica, scelte come l’allattamento al seno prolungato, l’intervento tempestivo dinanzi al pianto, il babywearing e il cosleeping sono indicate come le più naturali, e soprattutto come le più efficaci nel rendere il bambino sicuro di sé e capace di fidarsi del prossimo.

Alessandra Bortolotti ritiene che quelli considerati tradizionalmente “vizi”, capricci o cattive abitudini cui non indulgere siano in realtà espressione di reali e radicati bisogni del bambino, che necessitano una risposta tempestiva e quotidiana. Perché solo rispondendo alle necessità naturali di un bimbo piccolo lo si può aiutare a diventare un adulto autonomo e indipendente.

Al di là delle opinioni sulle singole tematiche (allattamento, cosleeping, babywearing etc) quello che ho adorato di questo libro è il concetto centrale per cui ogni bambino è diverso, nasce con volontà e personalità proprie, ha bisogni peculiari ed è capace di esprimerli. Ogni neonato, in altri termini, è competente, ovvero in grado di stabilire quello di cui necessita per sentirsi bene. E di chiedere che gli venga dato, sempre che dall’altra parte ci siano adulti disposti ad ascoltare. Soprattutto, mi piace che l’autrice sottolinei in ogni pagina che ciascuna famiglia, e ogni coppia madre-bambino, ha il sacrosanto diritto di trovare il proprio personale equilibrio, al di là dei facili giudizi e dei moralismi altrui. Seguendo l’istinto e rispondendo alle indicazioni che ogni figlio è perfettamente in grado di dare dal momento esatto in cui viene al mondo. Senza sentirsi in colpa, senza avere la sensazione di “fare del male” al proprio bambino o di rinunciare alla propria libertà individuale.

«Questo libro – si legge nella sinossi – vuole “liberare” i genitori che compiono scelte di accudimento basate sull’amore incondizionato e sull’importanza primaria della relazione affettiva coi propri bambini». Con la sottoscritta, che quando è diventata mamma era decisamente oppressa da troppi “dovrei”, ha funzionato benissimo.

Su Facebook c’è una pagina dedicata al libro, con consigli, articoli e discussioni in tema di puericultura e psicologia infantile.

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