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Lavorare da casa? Ecologico e comodo, però…

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Lavorare da casa, per questa madre che lavora da casa, non è stata una scelta legata alla maternità. Non è stata neanche una scelta vera e propria, a dire il vero. Quando ero piccola speravo, un po’ banalmente, di diventare un’archeologa. Volevo fare un mestiere che fosse avventuroso ma anche “di spessore”. Una roba di cazzeggio e sapienza insieme. Viaggiare per il mondo, mescolare studi classici e metodi scientifici – come se poi esistessero tipi diversi di cultura, che idiozia! -, scoprire qualcosa, letteralmente, prima di chiunque altro.

Fatico a immaginare qualcosa di più diverso da quello che faccio adesso, dopo una laurea, un paio di master e svariate esperienze in uffici e redazioni varie: “passare” agenzie di stampa e comunicati, analizzare report scientifici e scriverne, intervistare persone al telefono (e scriverne), tradurre articoli dall’inglese. Il tutto dal minuscolo studiolo cieco di casa mia.

A pensarci bene, che fine che ho fatto…

Sarcasmo a parte, lavorare da casa è stata una specie di compromesso che ho fatto con me stessa quando, nel 2010, ho deciso di lasciare il lavoro da addetto stampa che avevo a Roma (contratti a progetto da tre anni) e ritornare nella mia terra di origine, dopo varie esperienze di studio e lavoro in altre città. Una scelta di convenienza, visto che nella capitale facevo due lavori per sopravvivere a stento in una casa periferica in condivisione con altre tre persone, ma soprattutto di cuore: il futuro padre di BigD aveva trovato un lavoro stabile a Napoli, e dopo anni di amore a distanza abbiamo pensato che fosse davvero il momento di mettere su casa nella stessa città. Una scelta (la racconto meglio in questo articolo sul sito Instamamme.net) che mi è costata tanto, e che a distanza di anni non so se rifarei, ma questo è un altro post.

All’epoca collaboravo dalla capitale con una testata online torinese specializzata in temi ambientali e ho potuto mantenere quell’impegno, che resiste tuttora, anche rientrando a Napoli. Quello che pensavo fosse un semplice paracadute finanziario ed economico “in attesa di un nuovo lavoro” è diventato nel tempo, affiancato ad altre collaborazioni più o meno durature, un impiego da freelance con l’ufficio in casa.

I lati positivi, va detto, non mancano. Intanto, le spese sono ridotte all’osso: zero trasporti, zero pause al bar, pasti preparati in casa, abbigliamento casual e cheap “tanto non ti vede nessuno”. Lavorare da casa, inoltre, permette di ottimizzare i tempi. Puoi alzarti alle 8 (o almeno, potresti se non avessi un figlio insonne e un gatto cacacazzo) ed essere operativa alle 8.30, includendo nella routine mattutina una doccia e una colazione decente. Nessuna corsa fino alla stazione della metropolitana, nessuna perdita di tempo nel traffico, nessun delirio da treni pendolari. Un bel vantaggio, non c’è che dire. A cui si somma l’assenza di impatto ambientale legato al viaggio quotidiano casa/posto di lavoro e agli eventuali pasti troppo veloci consumati in bar o tavole calde. Se in famiglia possiamo avere una sola auto, per dire, è perché io ho l’ufficio in casa. Puoi ascoltare la musica che ti piace al volume che preferisci, coccolare il gatto mentre scrivi un articolo di approfondimento, vestirti come ti pare e, soprattutto, godere di una flessibilità di solito piuttosto ampia. Hai un lavoro da svolgere entro certi tempi, certo. Ma se devi correre in banca, recuperare un’ora di sonno dopo una una notte brava o fare una visita medica, in genere puoi farlo con meno problemi di chi va in ufficio.

Se hai un figlio piccolo, poi, lavorare da casa ti permette di essere più presente (fisicamente, per lo meno) della maggior parte delle madri che lavorano. Se puoi contare su una buona organizzazione familiare, un marito che può godere di un congedo di paternità e un minimo di problem solving (e magari una ludoteca, un nido part time o, come nel mio caso, un paio di nonni vicinissimi a casa, pensionati, disponibili su richiesta e anche molto rispettosi), riesci a mantenere una vita professionale – anche se magari part time, sottopagata e non sempre brillantissima – senza rinunciare ad assistere allo spettacolo irripetibile di un figlio che cresce. Permettendoti il lusso di preparargli da mangiare ogni giorno, metterlo a dormire dopo la pappa, assistere quotidianamente al suo risveglio pomeridiano. Stargli accanto quando è malato, accompagnarlo dal pediatra, finanche fare una passeggiata al sole quando il tempo è bello. Non perderti le sue conquiste giornaliere, le prime parole le cadute e i passi sempre meno incerti e più coraggiosi.

telelavoro2Un sogno? Non esattamente. Ogni medaglia luccicante ha sempre un lato più opaco, un risvolto cupo fatto di sacrifici e rinunce. Per amore di verità non posso non sottolineare che la mancanza di un ufficio comporta inevitabilmente l’assenza di colleghi, ad eccezione di quelli con cui si interagisce “a distanza”, attraverso il cellulare, i social e Skype. Io ho il privilegio di lavorare da anni con tante persone straordinarie, ma, visto anche il posto in cui vivo, non le incontro praticamente mai. Quando si ha molto lavoro, o altri impegni dentro casa, si rischia di non mettere il naso all’aria aperta anche per giorni. Di non parlare dal vivo con nessuno a parte le persone che vivono con te. E questo, non occorre che stia qui a spiegarlo, può risultare davvero alienante.

Ho combattuto con la solitudine da telelavoro per anni (io rifuggo la solitudine come il male supremo, da sempre). Senza successo, nonostante mi imponessi di uscire ogni giorno dopo l’orario di lavoro, di andare in palestra, di prendere appuntamenti. Ho pianto, imprecato, maledetto me stessa e la mia carenza di ambizione. Poi abbiamo adottato Artù e la mia vita è migliorata sensibilmente. E da quando c’è Davide tutto è cambiato. Ma non è sempre facile. La mancanza di incontri quotidiani con persone che facciano il tuo stesso lavoro, talvolta, è molto pesante.

A parte questo, non è semplice convincere il resto del mondo della “serietà” del tuo lavoro. Persuadere alcune persone del fatto che non potessero chiamarmi o passare a trovarmi per chiacchierare a qualsiasi ora del giorno mi è costato tempo, fatica, e qualche sguardo offeso o sarcastico. Vedere la tua professione costantemente sminuita, ridicolizzata, fraintesa può minare la tua stessa autostima, farti sentire diverso e quindi “inferiore”. Sbagliato, in difetto, strano. Un fallito. Anche perché non sempre chi lavora da casa, e da freelance, viene pagato quanto chi, per la stessa attività, ha un regolare contratto da dipendente.

Se è vero che sei più “libero”, per certi versi, è altrettanto vero che sei più solo, meno pagato e spesso meno stimato degli altri. Anche da te stesso, che poi è ciò che conta di più.

Suppongo comunque che incidano molto il posto in cui vivi, i soldi che riesci a guadagnare col tuo lavoro e la popolarità che sei capace di meritarti. Non credo che uno scrittore affermato o un celebre illustratore, per dire, si sentano frustrati perché lavorano nel proprio studio o perché non possono fare una pausa caffè coi colleghi. E sospetto che io non mi sentirei una donna più figa, e neanche una madre più realizzata, nemmeno se varcassi tutti i giorni la soglia di un giornale prestigioso.

Ma per quello, mi sa, più che spostare il mio ufficio, dovrei traslocare da me stessa.

28 comments

  1. Devo dire che concordo tantissimo con questo tuo articolo, lavorare da casa effettivamente a i suoi bei vantaggi, soprattutto economici e di tempo! Il mio lavoro, essendo molto flessibile, mi permette di lavorare da casa alcuni giorni della settimana ed è una libidine!!!
    E non lo dico perché a casa si fa meno che in ufficio, anzi! Le mail e le telefonate arrivano lo stesso puntuali, puntuali… Lo dico perché il resto dei giorni entro sempre in qualche girone infernale: da Treni Italia, ad ATM di Milano, poi Traffico, Incidenti, ect.. Si.. Ecco quindi che invece di ottimizzare, si perde tempo, ci si stressa e arrabbia!
    Ciao
    Ale

  2. Bellissima analisi, condivido tutto quello che dici, in bene e soprattutto in male, del lavorare da casa. Lo provo sulla mia pelle (anche se non sono madre).

      1. Lavoro per l’editoria, quando lavoro, come giornalista free lance ed editor libri. Ho ripreso a lavorare da casa dopo il licenziamento dell’anno scorso e riprendere i contatti di quando facevo prima la free lance, dopo 7 anni, è molto dura. Purtroppo nel mio caso sono più dolori che gioie

  3. cara silvana, ancora una volta mi ritrovo in tutto quello che hai scritto! stessa storia, trasferimento per essere vicini alla persona amata, mollare su due piedi un lavoro, nel mio caso mi piaceva ma dirti che era sottopagato mi sembra riduttivo, ecc… hai ragione, ci sono molti pro e contro, sono felice di poter stare tanto con b, ma mi mancano il contatto, anche per me solo telefonico/skype, il confronto con gli altri e un ufficio. mi sa che è un momentaccio per tutti noi freelance…forza e coraggio!
    ps io volevo andare in australia a fare la biologa marina…poi l’amore per le lingue e i viaggi è stato più forte, ;)!

  4. Bello questo post, fa molto riflettere. Io forse sono una via di mezzo, perchè lavoro nello studio di mio marito e, anche se ho molti impegni e responsabilità, ho anche il mio te mpo libero, mi gestisco l’orario in base alla scuola e alle varie esigenze dei bambini. In più riesco a ritagliarmi dello spazio per creare e insegnare fotografia. Sono sempre di corsa ma sono felice di poter avere il mio spazio, cosa che un lavoro di otto ore-anche dieci come avevo prima non mi poteva permettere. E, cosa non da poco, possiamo decidere di farsi una settimana di ferie tutti insieme nel periodo che più ci piace, dedicandoci ai bambini e al relax. Diciamo che mi sento una mamma molto fortunata!

  5. Sai cosa mi piace di te? (tra le varie cose intendo) Che sei molto obiettiva e non sei mai scontata: ho letto fiumi di post di mamme/donne/tizie che si dichiarano “in decrescita” perché fanno né più né meno che le mantenute e che si deliziano dell'”essere (onni)presenti” con i figli perché “è una gioia incommensurabile”, di vivere al “ritmo della natura”, di far lievitare il pane 115 ore, mentre il (stronzo di) marito di turno lavora 12 ore sette giorni su sette in una multinazionale da strapazzo ed è stressato e prende lo Xanax eccetera.
    Ecco, il tuo discorso è invece umanamente e finemente coerente e ragionevole. Ci sono i pro, i contro, le scelte e le imposizioni e le soddisfazioni e le insoddisfazioni.

    E sai invece cosa non mi piace di te? Che ti fai la doccia tutti i giorni =) Non è un cacchio green !!!

    1. Ecco, io non so come dirtelo. La sveglia alle 8 e la doccia quotidiana, povera me, sono un ricordo lontano. Da quando il malefico duo Artù/Davide funesta le mie notti, non sempre riesco a trascinarmi verso la doccia prima di cominciare le mie giornate… Scherzi a parte, il tuo commento mi ha fatto davvero piacere. la mia vita, come quella di tutti, secondo me, è un continuo equilibrismo tra coscienza e desideri, tra aspirazioni e possibilità. Sono fortunata perché ho ereditato una piccola casa dai miei nonni, perché mio marito ha un lavoro “stabile” (per nulla affine ai suoi studi, ma tant’è) e perché, nonostante le difficoltà infinite, da quasi dieci anni riesco a portare a casa un po’ di soldi anche io. Non è forse quello che sognavo da piccola, ma è il meglio possibile qui e ora. Dunque va bene. Grazie di cuore 🙂

  6. Mi piace questo articolo. Condivido la tua posizione, da quando è nata la mia cucciola mi occupo di alcune cose proprio da casa non potendo andare ogni giorno in ufficio e capisco anche il fatto di stare sole a casa e non condividere nulla con nessuno a parte telefono, skype e Facebook.

  7. Cara Silvana purtroppo i sogni adolescenziali cozzano quasi sempre con la realtà..altre volte però è la realtà per fortuna a superare i più bei sogni della tua adolescenza!!!guarda sempre al lato positivo delle cose..il bicchiere non sarà mai completamente pieno

  8. io nemmeno lo dico che lavoro da casa, tanto non capirebbero, un blog che cos’è un blog? comunque è così lavoro=soldi se guadagnassi di più saresti più contenta, a me quando succede mi sento davvero soddisfatta, in bocca al lupo! Angela

    1. Tu dici? Io per qualche anno (prima della “crisi”) ho portato a casa uno stipendio da impiegato full time lavorando praticamente sempre da casa, ma le facce stranite le vedevo comunque… Però è chiaro, guadagnare aiuta a sentirsi meglio! Ora va un po’ peggio, ma comunque sbarco il lunario. Speriamo di migliorare sempre! Grazie del commento 😉

        1. Eh, domanda da un milione di dollari!! Dipende molto da quello che sai fare, dalle esperienze pregresse. Se sai scrivere puoi aprire un blog (ma è moooolto difficile che diventi un’attività davvero redditizia!). Se sai scattare foto puoi venderle alle agenzie online, se hai esperienza nel campo dell’editoria puoi proporti come correttrice di bozze, se sei brava in qualche attività artigianale potresti aprire un negozio online (ad esempio su Etsy) delle tue creazioni. Se ti intendi di grafica o programmazione puoi offrire questo tipo di servizi. Comunque non è facile, bisogna stare attenti alle fregature e avere tantissima pazienza e altrettanta fortuna. In bocca al lupo!

  9. In questo post rivedo totalmente me stessa! Non ho figli e non ho animali (scelta fatta con il compagno per permetterci la sopravvivenza) e faccio telelavoro da sei anni ormai, gli ultimi due da freelance, come grafica. Ho iniziato a lavorare 12 anni fa e 8 li ho bruciati in contratti a progetto… da dipendente ho lavorato solo un paio d’anni… più che altro mi toccherà lavorare per chissà quanti altri anni ancora per vivere una vecchiaia serena.
    Con tutti i lati positivi del telelavoro, ci sono tante altre cose negative per chi è freelance, e non solo la solitudine che è un problema vero e pesante! C’è la difficoltà di emergere, di trovare nuovi sempre nuovi progetti in cui lavorare, assicurarsi comunque entrate più o meno regolari, combattere chi non ti paga, imparare a fare i commerciali di se stessi… il periodo poi non aiuta e il governo sembra voler preoccuparsi solo dei lavoratori dipendenti… ma chi glielo dice che spesso noi che lavoriamo da casa siamo incollati per più di otto ore al computer per racimolare dei compensi che ci permettono appena di vivere, e senza alcuna tutela sotto ogni punto di vista? Mah…
    Grazie per aver condiviso il tuo pensiero!

    1. Mu ero persa questo commento, Danda. Grazie della tua testimonianza preziosa, so esattamente di cosa parli, purtroppo. Ti abbraccio forte, fammi sapere come va!

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