Quello che conta

29 dicembre 2017

Cose che auguro ai miei figli per l’anno nuovo

29 dicembre 2017

L’anno che finisce, generoso e crudele

29 dicembre 2017
quello che conta
vorrei che mi amaste
duemila ore

Ho cominciato il 2017 in grande affanno. Ero appena uscita dal turbine di una doppia maternità, prosciugata fisicamente ed emotivamente dagli anni più intensi della mia vita, dalle gravidanze, dagli allattamenti, dalle notti insonni. Avevo la vita tutta da ricostruire. Il lavoro ai minimi termini, l’autostima sotto i piedi, la vita sociale praticamente azzerata e una stanchezza inguaribile nel corpo e nella testa. E poi c’era la mia personale collezione di mostri, che mi fanno compagnia da sempre ma sono diventati particolarmente agguerriti da quando sono diventata madre. Fare dei figli, in qualche modo, ti riconduce al passato, alle ferite e ai nodi che hai ignorato per tutta la vita, e a quelli che neanche sapevi di portarti dentro. O almeno per me è stato così.

Ho cominciato il 2017 sconfitta, spaventata, piena di sfiducia.

Poi ho deciso che la mia vita meritava di essere trattata meglio, e che i miei figli meritavano una madre più consapevole, più forte, più determinata.

Ho recuperato poche, preziose, amicizie del passato, restituendo loro tempo e attenzione. Ho coltivato quelle nuove, permettendo che diventassero importanti e che mi riempissero il cuore e la vita. Ne ho ridimensionata qualcuna, smettendo di ostinarmi, rassegnandomi al fatto che negli anni possono cambiare gli interessi e svanire le affinità, anche se l’affetto rimane inscalfibile. Ho definitivamente fatto pace con l’idea che alcune di esse, invece, appartengono a un tempo che non esiste più. Non certo per colpa degli altri, ma nemmeno – e questo è il punto – per colpa mia.

Mi sono sforzata di dire qualche no. Di riservare il mio tempo e le mie energie per le persone e per le cose che mi fanno stare bene, a cominciare ovviamente dalla mia famiglia. È stato difficile, lo sarà ancora, ma ho iniziato, ed è importante.

Ho ripreso a occuparmi un po’ di più della mia anima e del mio corpo, ad andare in palestra, ad ascoltarmi meglio. A lavorare per ridimensionare i miei sensi di colpa, o per lo meno per tenerli a bada e impedire loro di condizionarmi la vita. Un compromesso alla volta, passo dopo passo, ho cominciato a cercare con tutta me stessa di liberarmi ed essere felice.

Ho avviato nuove collaborazioni professionali, ne ho chiuse alcune che non mi servivano più a nulla. Ho pubblicato un libro, che non diventerà mai un best seller ma mi ha permesso di capire quanto immenso amore attraversa la mia vita.

Ho preteso da me stessa un po’ di tempo in più per fare cose che non solo amo, ma che mi rendono una persona migliore: visitare una mostra, leggere un libro, ascoltare il disco di un gruppo che non conoscevo. Ho preteso da me stessa, soprattutto, tantissimo tempo buono per i miei figli. Smettendo di giustificarmi con l’universo mondo per il fatto che sì, mi piace stare insieme a loro, e voglio godere fino all’ultimo istante di questo tempo fugace in cui sono piccoli e ci amiamo in questo modo animalesco e senza sovrastrutture.

Ho tanta strada, da fare. L’anno che finisce mi ha fatto malissimo. Mi ha fatto piangere come non accadeva da tempo, ha portato a galla problemi che avevo sottovalutato o ignorato a lungo. Mi ha messo di fronte ai miei limiti e ai miei fantasmi. Senza filtri, senza anestesia. Mi ha obbligato a prendere coscienza di problemi che forse non potrò risolvere mai davvero, e che al massimo dovrò imparare a sopportare, giorno dopo giorno, per tutta la vita.

Ma ora, per la prima volta dopo tanto tempo, so che la mia vita mi appartiene, ed è un mio diritto inalienabile fare quello che ne voglio. Lo devo ai miei figli, ma prima di tutto a me stessa. Per la prima volta dopo tanto tempo non mi vergogno di ciò che sono, guardo in faccia ai miei difetti senza crocifiggermi perché fanno parte di me. Senza vedere soltanto quei difetti. Per la prima volta dopo tanto tempo sono fiera di me. Come donna, come madre, come lavoratrice. Consapevole che ho tanto di me da migliorare, ma disposta a perdonarmi per quello che ancora c’è da migliorare.

Perciò tutto sommato lo ringrazio, questo anno generoso e crudele. Mi ha ucciso e partorito cento volte, di certo non mi ha fatto annoiare.

Buon 2018 a tutti voi, a tutti noi. Che sia generoso e un po’ meno crudele per tutti, e che noi riusciamo a fare il possibile perché sia così.

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