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In Transilvania con un bambino (piccolo): guida di viaggio e itinerario

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Nostradamus_by_Cesar
mamma e figlio
transilvania vacanza famiglia

Vorreste visitare la Transilvania con un bambino, ma avete paura che sia un viaggio troppo impegnativo? Eccovi servite tante informazioni pratiche, insieme a consigli sull’itinerario e dritte per godervi la vacanza al meglio.

Come visitare la Transilvania con i bambini

Da Napoli raggiungiamo la Romania con la compagnia BlueAir. Nessuno ci avverte, al momento della partenza, che al ritorno dovremo pagare 10 euro a testa per i diritti di check-in, e questo genera qualche incomprensione col personale di terra romeno. Il volo è un po’ in ritardo per i temporali che spazzano l’Europa, ma va tutto bene. Avevamo prenotato da casa un pernottamento nei pressi dell’aeroporto di Bucarest e altri 4 a Brasov, uno dei centri principali della Transilvania. Ci attendono, oltre a un’auto a noleggio con seggiolino e navigatore, un clima fresco e nuvoloni (periodo 19/24 giugno).

Perché andare in Transilvania con i bambini

Perché i siti da visitare sono per lo più piccoli e relativamente vicini, bastano poche ore per una visita soddisfacente (facendo a meno dei musei, che personalmente non ho trovato imperdibili) ed è possibile girare l’intera zona senza cambiare alloggio per forza. La cucina mi è sembrata un po’ monotona, quasi esclusivamente a base di carne e patate, ma si trovano piatti semplici, adatti anche ai più piccini. Per Davide, che al momento della partenza aveva quasi 17 mesi, mi ero portata un po’ di cose da casa, ma sono sempre riuscita ad ordinare qualcosa per lui al ristorante (petto di pollo, arrosto di maiale, purè di patate, finanche un piatto di “pasta”) che ha poi mangiato senza problemi. Le pizzerie sono dappertutto e nelle città principali non mancano pub e qualche fast food. Campagna, boschi e tanti animali (selvatici e domestici) sono un’opportunità straordinaria per tutte le famiglie. Sempre reperibili inoltre farmacie e ambulatori medici.

bimbi transilvania

Transilvania con i bambini

 

Perché NON andare in Transilvania con i bambini

Scale e salite, strade acciottolate e traffico extraurbano che può scorrere anche molto lento per la presenza di calessi, mandrie al pascolo ma anche mezzi pesanti, non sono il massimo per i “bebè muniti”, specie per chi ha con sé un passeggino. Seggioloni e fasciatoi sono quasi introvabili. Decisamente consigliato un passeggino robusto ma maneggevole, ideali le fasce e i marsupi ergonomici. Il meteo è molto variabile, k-way e cappottina impermeabile sono d’obbligo.

Il nostro itinerario in Transilvania con un bambino

1 giorno (solo pomeriggio):

Arrivo a Bucarest Otopeni in serata e pernottamento nei pressi dell’aeroporto.

transilvania con bambini

2 giorno: Bucarest – Sinaia – Brasov
La strada che da Otopeni parte verso nord è trafficata e affascinante: fasci di fili elettrici sospesi a mezz’aria, donne con i fazzoletti in testa sul ciglio della carreggiata, calessi carichi di paglia e berline piuttosto datate. Ai lati della strada sfrecciano chioschi di Coca Cola. Non ricordavo una sensazione così “esotica” dal viaggio a Bali o dalla Grecia degli anni ’90. L’Europa globalizzata qui non è ancora arrivata, e la cosa mi piace molto. Il trasferimento in Transilvania procede senza intoppi, le strade sono in condizioni buone, anche se gli incroci a raso e l’attraversamento dei centri urbani rallentano un po’ il traffico.
Ci fermiamo a Sinaia per il pranzo: una località che serve le vicine stazioni sciistiche, piacevole per il verde e le belle case di inizio ‘900, ma di per sé perdibile (non vale lo stesso discorso per il vicinissimo Castello Peles, che visiteremo al ritorno). L’arrivo a Brasov mi stupisce: mi aspettavo una piccola località turistica, invece scopro, intorno al centro medievale, una cittadina moderna e fiorente, in crescita. Cantieri ovunque, giovani in giro, ristoranti. C’è qualche segno della globalizzazione, ma resta una indubbia autenticità. Il centro storico, in parte pedonale, è pittoresco e vivace.

romania bambini

3 giorno: Castello di Bran – Brasov
Quello di Bran è IL castello. Arroccato su una rupe (strada in salita!), un tripudio di ballatoi, torrette, scale, sale tappezzate e soffitti lignei. L’architettura è molto interessante. Note stonate: impossibile visitarlo in passeggino e, soprattutto, è probabile che si trovi molta calca. L’ingresso dei gruppi non è ben regolamentato, a parere mio, e il fatto che sia possibile girare il Castello di Bran in entrambi i “sensi di percorrenza” crea un traffico incredibile, specie sulle scalinate più strette. Un po’ sgradevole, infine, il percorso di accesso tra negozi di paccottiglia. Tutti inconvenienti, ad ogni modo, ripagati alla grande dalla bellezza del sito (ottimamente conservato come tutti).
Nel pomeriggo, la visita di Brasov prosegue tra dolci locali e prati pieni di verde.

4 giorno: Sibiu – Fortezza di Rasnov
Da Brasov occorrono poco più di due ore in auto, tenendo conto che di domenica mattina (sul presto) la strada è sgombra dai camion. Il tragitto è piacevole: campagne, colline, qualche rudere in lontananza e tante scene bucoliche di armenti al pascolo con relativi pastori. Dover intrattenere un unenne rende il tutto meno rilassante, ma alla fine si arriva senza intoppi. Sibiu è bella ma non sensazionale, almeno per me. Le tre piazze pedonali con edifici punteggiati di tegole e case che sembrano avere occhi spalancati valgono una visita, ma forse non un trasferimento così lungo. Non andarci, comunque, ci avrebbe lasciato qualche rimpianto.
Nel pomeriggio, la Fortezza di Rasnov non delude: la raggiungiamo su una specie di “trenino” trainato da un trattore con ruote colossali, Davide si diverte molto. Il forte è archetipico, e poco affollato. La vista sui boschi e sui villaggi circostanti molto affascinante. Decisamente promosso, nonostante le salite e le scale da affrontare (passeggino lasciato all’ingresso proprio come al Castello di Bran).

© Unamammagreen

5 giorno: Sighisoara – Viscri – Brasov
Sighisoara (un’ora e 15 da Brasov) è un vero gioiello. Le stradine acciottolate, le case dai colori pastello, gli edifici medievali e il “fantasma” di Vlad Tepes (che qui ha visto la luce) rendono la visita indimenticabile. Da segnalare molti ristoranti e qualche artigiano che vende souvenir.
La tappa sulla strada del ritorno è un autentico viaggio a ritroso nel tempo: 7 km di stradina asfaltata ma piena di buche per raggiungere il villaggio rurale di Viscri, con bimbi scalzi, vecchie che tessono la lana sugli usci, grossi nidi di cicogne in cima ai pali della luce. La chiesa sassone fortificata in cima al villaggio (con annesso cimitero) è una piccola perla, difficilmente la dimenticherò. Brasov, in serata, ci saluta con il (perdibile) vicolo “più stretto dell’Europa orientale”.

6 giorno: Castello Peles – Otopeni
L’ultima tappa è una delle più memorabili: il Castello Peles di Sinaia (rinunciamo al vicino Palazzo Pelisor per mancanza di tempo). Le solite difficoltà organizzative: l’ingresso viene ritardato parecchio dalle comitive che devono essere “smaltite”, ma il sito è davvero speciale. Stato di conservazione impeccabile, scenario da fiaba, la prima pioggia della nostra vacanza e l’annessa nebbiolina rendono tutto un po’ incantato. Solo questo vale un viaggio in Transilvania. Da lì raggiungiamo l’aeroporto e facciamo rotta verso casa.

© Unamammagreen

L’ambiente

Non manca qualche “ecomostro” qua e là e la regione è tutta un cantiere. Restano comunque ampie porzioni di territorio non urbanizzato, foreste secolari e tanta campagna. I parchi urbani non mancano nelle città principali, che sono in generale molto pulite. Avvistate qua e là delle campane per la raccolta differenziata, gli animali sono dappertutto (in giro molti riferimenti ai numerosi orsi che abitano la Transilvania)! Non fanno eccezione, purtroppo, i cani randagi.

Conclusioni sulla Transilvania con i bambini

Il viaggio in Transilvania è impegnativo per la natura dei siti da visitare (castelli, fortezze, roccaforti, etc), ma tutto sommato fattibile. Le strade – almeno quelle relative al nostro itinerario – più che decenti, ben asfaltatee e sicure, seppur lente (ad eccezione di quelle nelle zone rurali, con buche e tratti sterrati) e la cucina adatta ai gusti occidentali. Prezzi molto convenienti. L’inglese è parlato in tutti i siti turistici, altrimenti in qualche modo ci si capisce comunque! Chi cerca mondanità e vita notturna non troverà molta soddisfazione, mentre gli spazi aperti e il verde non mancano, e c’è l’imbarazzo della scelta in fatto di boschi ed escursioni in montagna. Questa regione della Romania ha tutta l’aria di avere potenzialità enormi, se solo i suoi abitanti sapranno sfruttarle senza strafare.

 

 

 

 

 

 

 

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