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Tratto dalla mia rubrica “Diario di ECOmamma” su La Nuova Ecologia (numero di gennaio 2013)

Ci sono poche situazioni, nella vita, in cui ci si sente davvero davanti a un cambiamento di portata colossale e decidere come si intenda affrontarlo diviene un’assoluta priorità. Trovarsi tra le mani un test di gravidanza positivo, che la cicogna fosse o meno prevista, è sicuramente una di queste. La prima cosa che ho pensato quando ho scoperto di aspettare il mio primogenito è stata che avrei voluto vivere un’esperienza naturale, che mi avvicinasse alla Terra e, perché no, agli altri mammiferi [col senno di poi posso dire di essermi avvicinata in modo particolare a una mucca, che non era esattamente quello che mi aspettavo]. Un’esperienza, insomma, non troppo “medicalizzata”, il più possibile fisiologica e spontanea.

Incinta, non malata!
Un fatto, questo, tutt’altro che scontato. Anche se “la gravidanza non è una malattia”, la tendenza dominante degli ultimi anni, per lo meno in Italia, prevede un abuso di controlli medici, esami più o meno invasivi, integratori alimentari, accorgimenti e divieti che fanno sentire la futura puerpera più una convalescente che una mamma in attesa. La mia scelta è stata un’altra: limitare, per quanto possibile, i controlli ecografici e ginecologici (il Sistema sanitario nazionale suggerisce tre ecografie, una per ogni trimestre, anche se io ne ho fatta qualcuna in più); evitare, in assenza di altri segnali d’allarme, gli esami più invasivi e rischiosi per il feto; alimentarmi come sempre, facendo attenzione solo al rischio toxoplasmosi; viaggiare e lavorare come al solito, affidandomi ai segnali del mio organismo. Continuare, insomma, a condurre una vita “normale”.

Rimedi naturali ai piccoli fastidi
Certo, la mia gravidanza è stata fisiologica e priva di complicazioni ed effetti collaterali importanti [salvo poi concludersi con un cesareo non programmato, ma di questo parleremo in un’altra occasione], ma anche quando nausee e ritenzione idrica rendono l’attesa un po’ più problematica è possibile trovare sollievo grazie a semplici rimedi naturali, a cominciare dai ritrovati fitoterapici.
Per le classiche nausee del primo trimestre, ad esempio, si può ricorrere allo zenzero, in capsule o tisane, oltre a fare pasti leggeri e frequenti ed evitare cibi grassi e pesanti. Molto utile, in generale, fare attenzione ai segnali inviati dall’organismo e, soprattutto, ripetere tra sé che presto il senso di nausea svanirà. Bisogna aspettare invece la fine della gravidanza per liberarsi del tutto di gonfiori e ritenzione idrica, ma anche in questo la natura può darci una mano, attraverso tisane di malva e di betulla.

Macchie e smagliature? No grazie
I cambiamenti fisici che si affrontano durante la gravidanza non sono cosa da poco. Il corpo della gestante cambia continuamente, apparentemente senza alcuna possibilità di controllo da parte della futura mamma. Non è semplice, per quanto si viva con gioia l’attesa della maternità, accettare quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione: veder svanire inesorabilmente il punto vita, perdere via via la propria agilità, arrivare addirittura a non vedersi più i piedi. L’unica consolazione, quando ci si guarda allo specchio senza più riconoscersi, è la speranza di riuscire a tornare come prima. Un obiettivo più semplice da raggiungere con l’aiuto di qualche rimedio naturale, a basso costo e soprattutto innocuo per il nascituro. Per prevenire la formazione di smagliature su pancia, seno e fianchi, ad esempio, si può utilizzare l’olio di mandorle, un vero e proprio elasticizzante naturale, che, oltre a rendere i tessuti più tonici, contribuisce a mantenere l’idratazione della pelle. Io lo applico con costanza dopo la doccia, prima di asciugarmi, e, facendo i debiti scongiuri, in 7 mesi questo semplice accorgimento sembra essere bastato a tenere lontani gli odiosi segni violacei. L’olio di mandorle è facilmente reperibile in erboristeria, nelle farmacie, nei negozi online e anche in molti supermercati, a prezzi alla portata di tutte le tasche (il prodotto, tra l’altro, si stende con facilità, per cui ne bastano poche gocce per volta). Consiglio quello ricavato dalla spremitura a freddo delle mandorle, che mantiene inalterate le proprietà del prodotto, mentre per evitare allergie è preferibile scegliere oli senza profumo. Per preparare il seno all’allattamento, invece, ho scelto un altro toccasana naturale di reperibilità altrettanto facile: il burro di karitè, con le sue funzioni emollienti, protettive e nutrienti. Non a caso, le donne africane lo usano da sempre per massaggiare i neonati e proteggere  dal sole la loro pelle delicata. Camomilla, succo di limone e centrifugato di carota, infine, possono aiutare a prevenire o curare le macchie della pelle che spesso di formano durante la gravidanza.


Mai esagerare

La raccomandazione, in ogni caso, è di non esagerare, soprattutto quando ci si affida alla fitoterapia. Qualsiasi prodotto andrebbe assunto per non più di due settimane, e solo se mostra effettivi benefici. Sarebbe invece preferibile evitare del tutto l’uso di oli essenziali, perché sono molto potenti, e ricorrere agli integratori alimentari solo se davvero si evidenzia una carenza di vitamine o minerali, in modo da non affaticare ulteriormente il fegato, già in iper lavoro per la crescita del bambino. Occhio, inoltre, alle possibili allergie, mentre per quanto riguarda eventuali rimedi omeopatici è indispensabile un consulto personalizzato. Ma il consiglio dei consigli, in base alla mia esperienza, è questo: seguire l’istinto e mettersi in ascolto del proprio corpo, perché lui sa (quasi) sempre cosa è meglio per noi e per il bambino in arrivo.

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