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I miei figli mi hanno insegnato l’amore

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Flavia, Davide e gli animali

1 aprile 2016
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bambini e animali

Mia figlia Flavia ha una passione incontenibile per gli animali, da quando era piccolissima. Minuscoli e giganteschi, quadrupedi e bipedi, volanti o striscianti non importa. Le piacciono tutti, li ama, la entusiasmano. Non si scompone se un cucciolo si fa travolgere un po’ troppo dall’esuberanza (“Mamma, cane morso. Un altro!”, ha risposto qualche giorno fa, col sorriso, a un morsicino affettuoso del cagnolino di sua zia), tra le scimmie della Repubblica Dominicana e i pappagalli di Tenerife l’ho vista eccitata e felice come mai prima. Flavia ha imparato prima i versi delle bestie che il suo stesso nome, e il nostro povero micio è spesso oggetto di attenzioni esagerate, che sopporta con malcelata insofferenza. I surrogati – di pezza, carta, plastica o legno – possono andar bene per un po’, ma il vero sballo è dire roar, o cra, o behh. All’unisono con gli autentici Durerà questa affinità elettiva di mia figlia con gli animali terrestri, acquatici e ipogei? Chi lo sa. Ma io lo spero tanto, perché vederla così a proprio agio con loro mi fa intravedere, nel suo futuro, un carico eccezionale di amore assicurato. E amicizia, tenerezza, avventure e mistero.

davide animali

Suo fratello Davide condivide la stessa passione. Purché, va detto, le bestie non siano troppo mobili o a contatto troppo ravvicinato col suo corpo.  Va bene osservarle, anche da molto vicino, sentirle “parlare” e commentarne le imprese in diretta, ma guardandosi sempre dall’eccedere in confidenza e smancerie. Regola che tra l’altro si applica ferrea anche alla maggioranza degli esemplari di Homo sapiens che mio figlio intercetta sul suo cammino. Sarà anche per questo che Davide impazzisce – lo ha confermato di recente a Firenze – per gli animali impagliati. Sono realistici e grandi, facili da osservare da vicino, ma stanno sicuramente al loro posto. Non fanno sorprese, insomma. (E peccato che non si possano imbalsamare anche certe persone, mi viene ogni tanto da pensare). All’occorrenza possono andare bene pure cartonati e sculture pop, ma niente supera il fascino di un reperto in formalina o di uno scheletro esposto in una teca. Che sia un precoce segnale di una passione del primogenito per le scienze naturali? Non saprei, e a dire il vero non so neanche se augurarglielo, vista la propensione molto scarsa del mondo a interessarsi di queste faccende (sic!).

Fatto sta che a me piace tanto questa vita affollata fatta di bestie brulicanti, saltellanti o immobili. Di tane e nidi, ciotole e giacigli. Mi piace che i miei figli si ritrovino ogni tanto le mani piene di piume o di peli, che abbiano la possibilità di ascoltare voci diverse e fissare sguardi altri. Che riconoscano qualcosa di sé, a volte la parte migliore, anche in qualcuno che non sia per forza un essere umano. Vorrei che durasse, farò in modo che duri. Che la vita dei miei figli, finché dipenderà da me, sia sempre piena di zampe, code e pinne. Piena di amici, piena di magia.

(La foto di copertina è stata scattata da Alessia di Mamma in città).

6 comments

  1. Io sono come tuo figlio, belli ma ad una certa distanza. Mio figlio credo sia uguale, la bimba invece devo ancora inquadrarla purtroppo sono consapevole che anche non volendo li condiziono, la mia “paura”del contatto traspare Anche se mi sforzo per il contrario.

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