6 cose che irritano la pelle dei bambini (e un rimedio naturale)

7 aprile 2017

Davide e Flavia

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Cose che si dicono due genitori

7 aprile 2017
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davide e flavia
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Due genitori sussurrano l’uno all’altra “Guarda com’è bello”, mentre il figlio dorme placido davanti ai loro occhi. “Ti somiglia”, aggiunge a volte il più romantico dei due. Si chiedono a vicenda “Perché fa così?” dinanzi a un capriccio più incomprensibile del solito. Nessuno dei due si aspetta una vera risposta, di solito. O forse sì, una risposta che non risponda sul serio, ma serva solo a rassicurare, a consolare, a fare compagnia.

Si dicono “tuo figlio” quando sono arrabbiati l’uno con l’altra, o quando hanno qualche motivo per lamentarsi di cose che in realtà non sono mai un vero problema. E d’un tratto quei bambini voluti insieme, e insieme messi al mondo, diventano affare del singolo, oggetto di rivendicazione benevola e di piccolo sfogo domestico. Non dura mai a lungo, però. È un attimo, o poco più, e ci si riappropria d’istinto della prole condivisa.

“Lo cambi?” si chiedono a vicenda quando il figlio è ancora piccolo. Con rapidità sorniona, a precedere la stessa richiesta a parti invertite. Qualche volta con autentica stanchezza o una nota di rimprovero nella voce. “Puoi alzarti tu?” bisbiglia uno dei due con voce impastata dal sonno all’ennesimo richiamo notturno. Una domanda a mezza bocca, che nelle notti più dure diventa un SOS disperato.

“Ha preso da te!”, sentenziano con ironia, o proprio con sarcasmo. Come a scagionarsi da un difetto ereditabile, ad affrancarsi da una responsabilità genetica. “Ha preso da me!”, sottolineano sorridendo quando l’orgoglio li fa sorridere con le labbra e con il cuore.

“Cosa dobbiamo fare?” si chiedono sconsolati in un abbraccio, quando il figlio tarda a guarire, quando piange e non sanno calmarlo. Quando tace, quando sbraita, quando sbatte la porta e si allontana come se non volesse più tornare. “Cosa dobbiamo fare?”, si domandano a volte senza nemmeno fiatare. Occhi negli occhi, dita tra le dita. Con lo stesso sguardo preoccupato e le mani che tremano allo stesso ritmo. “Aiutami!”, dice un genitore all’altro in preda alla stanchezza, allo sgomento, alla solitudine. Di solito l’altro risponde. Con una stretta, con una parola, con una decisione. Ma ogni tanto l’appello resta inascoltato, e Dio solo sa quanto male può fare.

“Grazie”, dicono l’uno all’altra i genitori dello stesso figlio. Grazie di aver fatto questo miracolo insieme a me. Di aver cominciato al mio fianco questo viaggio folle, esaltante e distruttivo. Commovente eppure masochistico. Grazie di accettare che io sia imperfetto, fallibile, limitato. Grazie di esserlo a tua volta, in un modo così diverso dal mio. Grazie perché sguazzi nella mia stessa merda, e a volte sei il solo che riesca a tirarmene fuori. Sporcandoti ogni giorno insieme a me. Grazie perché ami nostro figlio esattamente come lo amo io. Grazie perché senza di te, lui non esisterebbe nemmeno.

Due genitori a volte urlano forte l’uno contro l’altra. Si rinfacciano cose senza senso, si criticano per colpe che in realtà condividono. Nei momenti più infami chiamano i figli a testimoniare in proprio favore, violando il loro diritto sacrosanto a restarne fuori. Ogni tanto si tacciono delle cose. Per tatto, per misericordia, per debolezza. Più spesso per pigrizia, altre volte per rabbia o autentica cattiveria. Ma di solito poi si perdonano, magari senza neanche dirselo. Si guardano in faccia e decidono, in silenzio, di restare. Di andare avanti, di non mollare.

Due genitori spesso non parlano affatto. Stanno lì, esausti e incerti, in un silenzio che parla al posto loro. Appoggiati l’uno a l’altra, puntellati a tutto quello che condividono. Compagni di strada e di ventura. Complici e rivali. Insieme.

5 comments

  1. A volte, è proprio così’, si resta lì ad aspettare che la tempesta passi. Perchè alcune volte avverso alle tempesta, l’unica cosa che si può fare e tenere salda la posizione, gambe large e piantate saldamente e petto in fuori. Poi passa e piano piano le energie dapprima perse, ritornano. e si è pronti a ricominciare.

  2. E anche, quando non c’è il tempo nemmeno di salutarsi, tra l’arrivo dal lavoro di uno, l’uscita dell’altro: quanto hanno dormito? cacca? pappa?
    Una volta pensavo che era vantaggioso avere lavori diversi. Avremmo sempre avuto qualcosa da dirci la sera al rientro. Ora non vedo l’ora di non avere più nulla da dirgli la sera e di potere godere del silenzio.

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