La verità

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Calore

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cielo madri
monte cofano
lucertola

La prima volta avevo 14 o forse 15 anni. Ricordo il sudore e l’affanno, ma più di tutto il cuore che mi rimbalzava perentorio nei timpani, oscurando qualunque altro suono al di fuori di me. Non ero davvero consapevole di quello che stava accadendo al mio corpo, avevo molto caldo e un vago senso di nausea. Poi, all’improvviso, la vista mi si fece bianca e le membra torbide. Persi il controllo di me stessa, il corpo come un sacco vuoto e pesante. piombai con la testa sull’asfalto, con violenza ma senza spaccarmela, dinanzi agli occhi atterriti di mia cugina, che all’inizio pensava a uno scherzo. Quando ripresi conoscenza c’era un capannello di bagnanti attorno a me, qualcuno mi offriva caramelle.

In un’altra occasione ero in bicicletta. La strada sotto le ruote saliva appena, giusto un annuncio della fatica che attendeva me e i due cari amici dei quali seguivo la scia. In cima non ci saremmo mai arrivati. “Non vedo bene”, furono le mie parole prima di mettere i piedi in terra e accasciarmi senza grazia sulla mia mountain bike (erano gli anni Novanta, tutti ne avevamo una). La mia amica R aveva frainteso, credeva che mi stessi lamentando di un peggioramento della miopia. Il mio amico S, nella sua impassibilità, mi aiutò a rinvenire gettandomi sul viso l’acqua ancora fresca della sua borraccia. Ripresi conoscenza borbottando di malanimo che mi aveva bagnato gli occhiali.

La terza volta ero a scuola, credo che fosse la seconda liceo. Ora di educazione fisica, ci affannavamo in palestra con le tute da ginnastica infilate sui jeans. File poco ordinate, esercizi ripetuti contro voglia. Davanti a me si piegava in shorts il ragazzo più atletico della classe, le mie amiche ridacchiavano mentre io, idiota, sgranavo gli occhi sul suo fondoschiena. A un certo punto, il solito bumbum dentro le orecchie, lo sfarfallio accecante nello sguardo, il sudore freddo sulla fronte. Segnali che ormai conoscevo, ma che ugualmente ignorai (mi vergognavo, chissà…). Mi ritrovai qualche minuto dopo tra le braccia enormi di uno studente di un’altra classe. “Portatela in vicepresidenza”, stava dicendo qualcuno. Io socchiusi gli occhi e ritornai nel mio limbo incosciente. Quando mi ripresi definitivamente ero semisdraiata su un divanetto dozzinale. La vicepreside mi offriva acqua e zucchero da un boccherino monouso da caffè. Ricordo dei granelli scuri che galleggiavano sul liquido dolciastro. Non so cosa mi stesse chiedendo la prof, pensai che avrei dovuto ringraziare il mio salvatore, ma non credo di averlo fatto mai.

Da allora, quando fa molto caldo vivo nella consapevolezza che potrebbe accadere. Ho imparato a riconoscere gli avvertimenti del mio corpo, quella morsa intorno allo stomaco, il tamburo del cuore che pulsa nei timpani, il sangue che defluise dalle labbra, dalla pelle, dagli occhi. So che mi devo fermare, zittire, sedere. Mettermi in condizioni tali da non potermi fare male. Tante volte, quando ero incinta, mi sono appoggiata accaldata a un gradino o a un muretto, un attimo prima che fosse troppo tardi. Come pochi giorni fa. Stesso caldo, stesso sfondo assolato e salino di quel pomeriggio di 20 anni prima.

L’istinto affinato, i riflessi pronti: prendi nostra figlia, io devo stendermi un momento. Va tutto bene, un bel respiro e passerà.

10 comments

  1. W la pressione bassa!!! Dicono sia meno pericolosa di quella alta, ma qualche “iconveniente” ce l’ha pure lei…hai tutta la mia solidarietà!

  2. Ma sicura che sia il caldo e non la glicemia alterata appunto dallo sforzo sotto il caldo? In ciò che racconti, mi sono rivista, un paio di volte rischiai la vita prima di scoprire l’ipoglicemia. In gravidanza, raggiungevo livelli bassissimi che non potevo assolutamente girare da sola! Un controllo lo hai fatto, vero?

  3. Come ti capisco! Faccio pure io parte del club!
    La mattina che ė nato Pulcino l’infermiera mi prova la pressione e fa una faccia strana. Si sente bene? Mi chiede. Io: si, perché? Lei: no, perché la pressione è 80 su 50. Io: ah,si, nella norma…. La faccia che ha fatto era impagabile!

    Di solito d’estate mi salvo con magnesio e potassio, banane, liquirizia e riposo…

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