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Amarsi vuol dire

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Abbiamo cominciato quasi per caso, senza aspettarcelo e senza che gli altri ci credessero troppo. A parte quelli che tutto sommato ci conoscevano davvero a fondo, forse anche meglio di noi stessi. Col vantaggio e col fardello di una vera amicizia alle spalle, troppe cose già note l’uno dell’altra, ma l’abitudine già radicata alla confidenza e alla convivialità, ché se due non sanno ridere e fare casino insieme, forse è meglio che non ci provino nemmeno. Abbiamo cominciato con un sacco di cose in comune, perché non è sempre vero che gli opposti si attraggono, e se su certe cose non ci si capisce al volo e a pelle, la fatica è doppia e la strada sarà sempre troppo lunga. Abbiamo cominciato con certe differenze enormi, che non si appianeranno e mai e che ogni tanto ci hanno allontanato fino quasi a dividerci. Abbiamo cominciato con la passione dei nostri vent’anni. Che sembrava strana, accanto e dopo quell’amicizia pregressa. Eppure era vera, eppure era incontenibile. E non ci ha mai lasciato definitivamente, forse perché noi abbiamo scelto che non accadesse. Lo abbiamo voluto, e fatichiamo ogni giorno perché sia così. Forse amarsi vuol dire scegliere di farlo, con la testa e con i sensi, più che con il cuore. Ricordare a se stessi quella scelta, ogni giorno. E onorarla come un esercizio quotidiano. Addestrare il desiderio, coltivare la lealtà. Forse l’amore è un muscolo da allenare senza posa, per tutta la vita.

Abbiamo attraversato insieme qualche lustro. Fianco a fianco, per lo più, anche se a volte uno dei due è rimasto qualche passo indietro. L’altro, finora, ha sempre aspettato. Forse, più che correre tenendosi per mano, amarsi vuol dire soprattutto questo: fermarsi ad attendere quando l’altro zoppica, o inciampa, o si ferma a guardare il cielo. Non è facile, se hai fretta di andare.

Ci sono cose che, se ti perdessi, non potrei dire a nessun altro al mondo. Perché nessuno capirebbe, né potrebbe ricordare o immaginare insieme a me. Nessun altro, insieme a me, scoppierebbe a ridere come faresti tu, udendo le mie parole. Senza contegno e senza respiro. Amarsi, forse, vuol dire condividere un passato esclusivo, e un futuro che con altri non sarebbe possibile.

Ci siamo fatti molto male, in qualche circostanza. Vorrei poter dire che è accaduto sempre in buona fede, ma sarebbe una bugia. A volte ci siamo offesi, percossi, straziati l’un l’altra, ed eravamo consapevoli di farlo. Anzi, abbiamo agito con la precisa volontà di infliggere dolore. Sapendo alla perfezione in quali punti colpire, e con quale arma. Ci siamo perdonati tutte le volte, in fondo. Ma non sempre abbiamo potuto dimenticare. Non io, perlomeno. Che porterò per sempre i segni di certi sbagli che hai fatto tu, e ogni giorno contemplo, senza ipocrisia, le cicatrici delle ferite che ti ho inflitto. Non ne sono sicura, ma presumo che amare voglia dire anche questo: andare avanti nonostante il male che ci si fa, inevitabilmente. Nonostante la consapevolezza di quel male, dei torti subiti e delle botte date. Nonostante la certezza che l’altro, ogni tanto, sia stato un carnefice, più che un compagno di strada.

Abbiamo coltivato da sempre l’illusione di non essere “come tutti gli altri”. Ci siamo giurati molte volte di non diventarlo mai, per nessuna ragione al mondo. La più ingenua, e la più comune, delle bugie che si raccontano gli innamorati. E ci abbiamo creduto sempre con fede granitica, supportati dalle prove, dal confronto, dalle evidenze cristalline. Ci abbiamo creduto perché era vero. E continuiamo a crederci, nonostante tutto, perché smettere di farlo vorrebbe dire, semplicemente, non amarsi più. Forse è questo, più di ogni altra cosa, che vuol dire amarsi: sfidare le leggi non scritte, sovvertire i luoghi comuni, disintegrare le etichette. Guardarsi negli occhi senza vedere gli stereotipi, o almeno continuare a riconoscere la verità sotto il velo del pregiudizio.

Siamo stati raramente in disaccordo, e questa è stata soprattutto fortuna. Ma quando è successo, ne abbiamo preso atto con coraggio. E questo è un merito molto importante, forse più mio che tuo. Abbiamo resistito alla tentazione di fingere, di rimandare, di mentire. Perché amare vuol dire anche questo: ammettere che a volte io non ti capisco e tu non capisci me. Che in qualche modo siamo comunque soli. Nonostante l’amore, nonostante noi. 

Siamo stati leali l’uno all’altra, sempre. Anche se la tua idea di lealtà non corrisponde del tutto a quella che ho io. Anche se la mia fiducia è un animale selvatico e spaventato, che richiederebbe a volte più coraggio. E più forza. Amarsi, magari, vuol dire proprio questo: sforzarsi di navigare insieme nel mare tempestoso della sincerità. Restare aggrappati alla stessa zattera, in mezzo all’acqua gelata, frustati dai venti del nord.

Qualunque cosa voglia dire, io ti so amare solo così. Con la ferocia del sale e la violenza del sole di mezzogiorno. Con tanti compromessi ma senza ombre. Senza menzogne.

Perché amare significa dire tante cose, ma per me, prima di tutto, vuol dire verità.

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