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Allattamento prolungato, sfatiamo qualche mito

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allattamento prolungato

Come ho raccontato in questo post, nei giorni scorsi ho smesso di allattare dopo quasi quattro anni (per due figli). Anni nei quali mi sono dovuta spesso confrontare con i pregiudizi altrui, legati forse al fatto che sono molto poche le mamme che continuano ad allattare ben oltre il primo anno di vita dei figli. Perlomeno in Italia.

Alla luce della mia esperienza, ecco alcuni falsi miti in fatto di allattamento prolungato che vorrei provare a sfatare.

Allattamento prolungato e lavoro della mamma

Allattare a lungo non è una possibilità riservata alle mamme che non lavorano. Il seno è in grado di adeguare perfettamente la produzione di latte sulla base della richiesta del poppante, basta qualche giorno e il meccanismo di domanda e offerta si tara in automatico. Una madre che deve rientrare al lavoro può tranquillamente continuare l’allattamento solo nelle ore in cui è a casa e nei giorni liberi, e suo figlio si abituerà senza problemi a fare a meno del seno nelle ore in cui sono separati. Le poppate mancanti possono essere sostituite con un pasto di latte, artificiale o tirato e conservato in modo opportuno, oppure, se il bimbo ha raggiunto l’età sufficiente, con una “pappa” vera e propria. Un accorgimento utile, ma non indispensabile, se si desidera continuare l’allattamento dopo il ritorno al lavoro, può essere quello di evitare il biberon, dando il latte al bambino con un bicchiere con beccuccio o con il cucchiaino. Anche una trasferta più o meno prolungata è di norma compatibile con il prosieguo dell’allattamento, perché il latte non “va via” da un giorno all’altro, e neanche da una settimana all’altra (e il fatto che sembri vuoto, o non sgoccioli, non significa che la produzione si sia arrestata). Basti dire che il mio continua tuttora ad essere attivo, a oltre due settimane dall’ultima poppata. La mamma potrà eventualmente usare un tiralatte mentre è lontana, per evitare ingorghi o stimolare il seno, ma una volta tornata a casa potrà attaccare di nuovo suo figlio, se entrambi lo desiderano.

Allattamento prolungato e alimentazione solida

Allattare, anche generosamente, un bambino di due anni o più non significa certo dargli da mangiare soltanto latte materno. Può succedere che nei piccoli allattati esclusivamente al seno lo svezzamento proceda un po’ a rilento rispetto agli schemini stereotipati che molti pediatri chiedono di applicare, ma l’allattamento prolungato non è in alcun modo incompatibile con l’introduzione di cibi solidi. Nella mia esperienza, per esempio, Flavia consumava gli stessi pasti del fratello (sia a casa che all’asilo), colazione inclusa, anche quando la allattavo ancora. Mangiava tra l’altro le stesse pietanze della famiglia, e, anzi, non ha mai voluto le pappe o i passati. Ha attraversato, come molti bambini, periodi più o meno lunghi di relativa inappetenza, specie in caso di malanni o denti in uscita, ma le sue abitudini alimentari non sono cambiate interrompendo le poppate. Suppongo che non sia così per tutti, ma di certo allattare a lungo non vuol dire automaticamente ritardare l’introduzione dei cibi solidi.

Allattamento prolungato e asilo nido

Anche un bambino ancora allattato al seno può essere inserito felicemente al nido o all’asilo. Imparerà senza problemi a fare a meno della mamma nelle ore in cui è separato da lei, mangiando e addormentandosi come tutti i compagni. Nel nostro caso, tanto per dire, l’inserimento all’asilo di Flavia è stato molto più rapido e “facile” di quello di suo fratello, anche se lui ha cominciato quando non prendeva più il seno da settimane.

Allattamento prolungato e fratellini

Chiariamo intanto che una donna che allatta può rimanere incinta, anche se non ha ancora avuto le mestruazioni. La prolattina non inibisce per forza l’ovulazione, per cui allattare non è una controindicazione per una gravidanza ravvicinata (né tantomeno un contraccettivo, ricordatevelo bene!). È inoltre possibile, salvo particolari complicazioni, allattare durante la nuova gravidanza, anche fino al parto. E chi se la sente può scegliere, dopo la nuova nascita, di allattare “in tandem” il neonato e il fratello maggiore. Il seno, come detto, adegua la produzione di latte in base alla richiesta, per cui non si corre il rischio di “sottrarre” nutrimento all’ultimo arrivato. Di certo si tratta di un impegno non indifferente, ma la scelta spetta solo alla mamma. Senza condizionamenti o pregiudizi.

Allattamento prolungato e altri tipi di latte

Allattare a lungo non preclude per forza l’introduzione di latte vaccino o altri tipi di latte o bevande vegetali (semmai non lo rende necessario, ma questo è un altro discorso). Si può fare un allattamento misto, con o senza biberon, anche oltre il primo compleanno, oppure decidere di introdurre a un certo punto latte di mucca o alternative di origine animale o vegetale. Mia figlia, per esempio, faceva colazione con yogurt e cereali o latte vaccino e biscotti (in tazza) già da molto prima che interrompessimo l’allattamento al seno. E ha mantenuto la stessa abitudine anche adesso che abbiamo smesso.

6 comments

  1. Sottolineamo bene che l’allattamento non è un contraccettivo!! Dopo 3 anni in cui non arrivava nessun bimbo ho avuto la Belva e mentre l’allattavo generosamente sono rimasta incinta quando lei aveva solo 4 mesi!!!! Nonono, non è un contraccettivo per niente!

  2. Come è stato, Silvana, smettere di allattare per te? Il mio bimbo ha quasi 18 mesi e sapere che a breve smetteró di allattarlo mi rende triste anche se sappiamo che alcune volte é faticosissimo! E materialmente come hai fatto? Il mio non ha mai avuto il ciuccio e non saprei come iniziare!

  3. Come sempre articolo molto esaustivo! Riguardo al punto uno, io lavoravo e allattavo solo la mattina prima di partire e la sera quando rientravo (ovviamente la notte, non stiamo neanche a dirlo). Gradualmente, con moooooooooooolta pazienza, seguendo l’inclinazione e l’umore del mio bimbo ho smesso di allattare. E, non so se sia normale oppure no, a quasi un anno di distanza se strizzo esce ancora colostro. Non ho mai preso pastiglie, ho avuto un ingorgo per le prime settimane gestito come indicato ovunque, poi tutto rientrato nella norma. Questa cosa del latte che non vuole scomparire per sempre per me non è un problema, nel senso che non mi crea disturbi. Mi viene in mente solo ogni tanto, tipo ora che ho letto il post.
    Qual è la vostra opinione?

  4. PS: Silvia, nessuno dei miei due ha mai preso biberon o ciuccio! E se ce l’ho fatta io…Piuttosto ti vedo tentennante sul fatto di smettere. Da persona esterna ti chiedo: sei sicura che vuoi/devi farlo? Poi Silvana che è più esperta di me ti consiglierà sulle cose pratiche e non solo
    Un abbraccio!

  5. Priscilla, infatti per ora non mi ci metto nemmeno perché non voglio smettere, ma prima o poi dovrà succedere! Prendo informazioni e consigli….

  6. come ho scritto in diversi post io sono tornata al lavoro quando mia figlia aveva 2 settimane, e l’ho allattata poi fino a 19 mesi. tiralatte e biberon sono stati miei fedeli compagni per mesi. il caso ha voluto che entrambi i miei figli si siano staccati da soli dal seno entrambi a 19 mesi. il primo dicendomi “pu latte”, la piccola staccandosi ridendo e non cercandolo più. soprattutto per lei mi è dispiaciuto ma ero comunque contenta che fosse una scelta loro, per nulla traumatica

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