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acqua rubinettoMio figlio beve solo acqua del rubinetto. Nel senso che se gli propongo roba imbottigliata me la sputa letteralmente in faccia. Forse BigD è più green della sua povera mamma green, e allora permettetemi un attimo di autocompiacimento in questo drammatico lunedì di settembre: mio figlio, a poco più di 7 mesi, ha fatto la sua prima scelta di consumo sostenibile. Chapeau.

O forse, più semplicemente, l’acqua in bottiglia gli fa schifo. Quale che sia la ragione della sua neonatale preferenza, a me va bene così: non sono un medico, e so bene che molti pediatri non la pensano come me, ma l’idea che i bambini piccoli debbano bere obbligatoriamente acque imbottigliate – magari vendute in farmacia a prezzi più alti di uno scotch invecchiato per 50 anni in botti fatte col legno dell’Arca di Noè – mi è sempre parsa più che altro una trovata commerciale. Anzi, per dirla tutta, certe affermazioni utilizzate a scopo pubblicitario mi fanno proprio ribollire il sangue nelle vene (passatemi la metafora di argomento liquido). “La nostra acqua Piscioletta ha effetti diuretici”… perché, invece l’acqua normale tende a farti venire un blocco urinario? “Bevi Limpidella, è batteriologicamente pura”, come se l’assenza di contaminazione batterica non fosse una condicio sine qua non per ottenere la certificazione di potabilità per qualsiasi tipo di acqua, e non solo per la purissima Limpidella. “Friccicorina, leggera e con poco sodio”. Come se il problema adesso fosse il sodio disciolto nell’acqua, e non quello che aggiungiamo a manciate, in forma di sale, alle patatine fritte, o quello se ne sta bellamente incrostato nella salamella che ci piace tanto.

Più che l’acqua che elimina l’acqua, insomma, a me pare sempre che cerchino di venderci l’acqua che elimina i soldi (dal nostro portafogli). E che riempie la Terra di bottiglie di plastica, etichette, tappi e camion puzzosi che fanno su e giù per le autostrade. Io stessa, dunque, mi disseto da sempre, senza problemi, con l’acqua “del sindaco”, come mi ha abituato la mia famiglia fin da bambina. Probabilmente eviterei di farlo se, come so che accade in alcune zone d’Italia, l’acqua arrivasse nella mia cucina dopo una stagnante permanenza in una cisterna, oppure se provenisse da un fiume o da un pozzo artesiano senza le adeguate garanzie di potabilità. Ma, dato che a casa nostra arriva un freddissimo oro blu proveniente direttamente da acquiferi carbonatici dell’Irpinia e del Molise, io non mi sono mai fatta problemi. Né me ne farei se vivessi altrove e l’amministrazione mi assicurasse che l’acqua del rubinetto è potabile (come in quasi tutti i comuni italiani).

C’è un po’ di calcare, certo. Ma a questo proposito mi sono sempre chiesta cosa diavolo abbia fatto di male il Carbonato di Calcio nella sua vita precedente per avere in giro così tanti nemici giurati. Rovinerà un po’ le tubature, d’accordo. Tenderà pure a incrostare i bicchieri di Ikea e il box doccia – specie se l’avete comprato liscio perché erapiùbello – ma davvero siamo convinti che il calcare nell’acqua possa rovinarci i reni, la vescica o la tintura dei capelli? E cosa hanno bevuto, per secoli, gli esseri umani di mezzo mondo e di tutte le età? Volendo, comunque, in commercio esistono degli addolcitori domestici, ma in ogni caso non mi risulta (eppure ho cercato, eh…) che, in assenza di patologie specifiche, bere acqua del rubinetto possa rappresentare un pericolo per la salute di grandi o piccini. Tanto che nel resto del mondo, anche e soprattutto quello ricco, si consuma di gran lunga meno acqua in bottiglia che sull’italico suolo (sarà che all’estero la fanno pagare molto di più). E questo vale anche per i bambini molto piccoli.

acqua pubblicaEcco perché BigD, che tra l’altro mangia pappe fatte in casa e quindi prive di sali addizionati e altre cose simili – si disseta tranquillamente con la stessa acqua che beviamo io e suo padre. Il gatto no, purtroppo, perché lui i problemi di salute ce li ha davvero: calcoli di struvite nelle urine, che lo hanno spedito già una volta dal veterinario e che ci hanno costretto a riempire la sua ciotola con acqua a bassissimo residuo fisso, la stessa che uso per bollire di tanto in tanto i ciucci (parliamo di quantità molto modeste, ovviamente) e, a rotazione con quella di rubinetto, nell’apparecchietto che cuoce a vapore le pappe di BigD, perché mi dispiacerebbe sfondarlo, lui sì, col calcare. Un compromesso che abbiamo ritenuto necessario per tutelare la salute di Artù (ma almeno, se non altro, ultimamente abbiamo scoperto queste bottiglie compostabili, che leniscono un po’ i miei sensi di colpa).

L’argomento è controverso, lo so. E capisco che fidarsi delle amministrazioni pubbliche non sia la cosa più facile del mondo. Ma, d’altra parte, perché dovrebbero essere più credibili le credenziali di casse d’acqua di provenienza solo teoricamente nota, magari tenute per giorni o settimane sotto il sole nelle loro belle bottiglie di plastica? Ad ogni famiglia, come sempre, la sua privatissima risposta.

Intanto però vi lascio un po’ di bibliografia rubinettofriendly. Giusto per farvi capire che, nonostante la mia solitudine, in fondo non sono poi così sola.

Dal sito UPPA, Un pediatra per amico.

Dal sito del dottor Eugenio Serravalle, pediatra (impressionanti i numeri sull’impatto ambientale delle bottiglie in PET).

Intervista a Tommaso Montini, pediatra di famiglia.

5 comments

  1. confesso che a me invece proprio non piace, l’acqua del rubinetto. Sia a Gently Hill dai miei che alla Terra di Mezzo non mi piace il sapore. Sono allegramente cresciuta con acqua pura di rubinetto, come tutti i miei familiari, e non ci è successo nulla. Ora come ora, nella zona dei miei genitori è stato rilevato un quantitativo di arsenico troppo elevato e poi anche di fluoro (per un periodo il comune ha distribuito acqua minerale in bottiglia ai cittadini, addirittura). Ora come ora non è detto che quello che troviamo nell’acqua di rubinetto sia solo Carbonato di calcio, insomma. Del resto se l’acqua del rubinetto ha smesso di piacermi, un motivo ci sarà stato, qualcosa deve essere cambiato, immagino. Per il resto, se ci fossero delle fonti o delle fontanelle dove l’acqua è più buona valuterei anche di andarmi a fare la scorta, quando sono in Italia (anche se io, sì, devo stare molto attenta: soffro di calcoli renali e ho una certa tendenza a formarne 🙁 ). Ovviamente qui in Africa mi rifiuto di bere e di far bere acqua di rubinetto ai miei figli, anche perché è acqua di laguna (!) bonificata (come? da chi? con quali standard?).
    Trovo cmq il tuo discorso interessante e come sempre offre spunti di riflessione 😉
    complimenti per il figlio green!!! 😉 :-*

    1. Volevo proprio chiederti come fate a casa La Tana. Immaginavo che in Africa, purtroppo, la potabilità dell’acqua di rubinetto fosse una lontana chimera (penso con profonda tristezza a chi vive lì e non ha alternative…). Quanto all’Italia, mi rassicura che l’amministrazione di Gently Hill abbia effettivamente informato i cittadini del problema con l’arsenico. E quando vivevo a Roma, in effetti, capitava di vedere qualcuno con le taniche accanto alle fontanelle 🙂 Comunque, ti lancio un’idea, visto il tuo eccezionale talento creativo: trasformare le bottiglie di plastica in oggetti di design 😉
      Va meglio la scuola?

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